Arabia Saudita: chiesta la pena di morte per un manifestante arrestato a 13 anni - Amnesty International Italia

Arabia Saudita: chiesta la pena di morte per un manifestante arrestato a 13 anni

8 giugno 2019

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Amnesty International ha sollecitato le autorità saudite a non punire con la condanna a morte Murtaja Qureiris, un ragazzo arrestato a 13 anni durante una manifestazione contro il governo.

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Nei giorni scorsi l’emittente televisiva Cnn aveva reso nota la notizia, pubblicando anche un video in cui si vede Qureiris partecipare in bicicletta, nel 2011, a una protesta indetta nella Provincia orientale.

In questa zona dell’Arabia Saudita, abitata prevalentemente dalla minoranza sciita, dopo il 2011 le autorità hanno represso duramente – anche con le condanne a morte – le proteste contro la discriminazione degli sciiti.

Amnesty International è riuscita a ottenere conferma che la pubblica accusa ha chiesto la condanna a morte di Qureiris per una serie di reati, alcuni dei quali commessi quando il ragazzo aveva appena 10 anni: partecipazione a manifestazioni contro il governo, presenza ai funerali del fratello Ali Qureiris ucciso nel 2011, adesione a un’organizzazione terrorista, lancio di bombe Molotov contro una stazione di polizia e uso delle armi da fuoco contro le forze di sicurezza.

Qureiris, che ora ha 18 anni, è stato arrestato nel settembre 2014 e portato nel carcere minorile di al-Damman. Per un mese è stato tenuto in isolamento, picchiato e sottoposto a intimidazioni durante gli interrogatori. Gli è stato anche promesso che, se avesse confessato, sarebbe tornato in libertà.

Nel maggio 2017, pur avendo solo 16 anni, è stato trasferito alla prigione per adulti al-Mabaheth, sempre ad al-Damman.

Ha potuto incontrare un avvocato solo in occasione della prima udienza del processo, nell’agosto 2018, celebrato di fronte al Tribunale penale speciale, una corte anti-terrorismo istituita nel 2008 e che è sempre più usata per giudicare attivisti per i diritti umani e manifestanti.

Dal 2014 il Tribunale penale speciale ha processato oltre 100 appartenenti alla minoranza sciita, diversi dei quali sono stati condannati a morte anche solo per aver preso parte a manifestazioni pacifiche, al termine di procedimenti iniqui e sulla base di “confessioni” estorte con la tortura.

Ad aprile, Amnesty International ha denunciato l’esecuzione di Abdulkareem al-Hawaj, un giovane sciita arrestato a 16 anni, giudicato colpevole di vari reati relativi alla partecipazione alle manifestazioni degli sciiti contro il governo.

Tre altri giovani sciiti – Ali al-Nimr, Abdullah al-Zaher e Dawood al-Marhoonarrestati nel 2012 quando avevano rispettivamente 17, 16 e 17 anni, rischiano da un momento all’altro di essere messi a morte.

Amnesty International ha rivolto un appello anche alla comunità internazionale, affinché chieda pubblicamente all’Arabia Saudita di porre fine all’uso della pena di morte.

Il diritto internazionale vieta l’uso della pena di morte nei confronti di persone che avevano meno di 18 anni al momento del reato.