Attivista saudita rischia la decapitazione - Amnesty International Italia

Attivista saudita rischia la decapitazione

23 agosto 2018

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Israa al-Ghomgham rischia di essere la prima donna a essere messa a morte in Arabia Saudita solo per aver preso parte a delle proteste contro il governo.

Il 6 agosto, nel corso di un processo di fronte al tribunale penale speciale (un tribunale istituito negli ultimi anni per giudicare casi di terrorismo), la pubblica accusa ha chiesto la condanna alla pena capitale per Israa, suo marito e altri tre imputati.

Insieme agli altri quattro imputati, Israa al-Ghomgham rischia la più orribile delle punizioni solo per partecipato a manifestazioni contro il governo. Se la richiesta della pubblica accusa venisse accolta e la condanna a morte eseguita, tanti altri attivisti potrebbero fare la stessa fine solo per aver protestato in modo pacifico e aver rivendicato il rispetto dei diritti umani, soprattutto nella Provincia orientale dell’Arabia Saudita“, ha dichiarato Samar Hadid, direttrice delle campagne sul Medio Oriente di Amnesty International.

Israa al-Ghomgham, 29 anni, è stata arrestata insieme al marito Moussa al-Hashem nel dicembre 2015, per aver partecipato alle proteste succedutesi numerose nel governatorato di Qatif, nella Provincia orientale a maggioranza sciita, dopo le cosiddette “primavere arabe”.

Secondo le informazioni ottenute da Amnesty International, Israa al-Ghomgham è accusata di: aver violato il decreto reale 44/a per aver partecipato alle proteste di Qatif e averle documentate sui social media; aver fornito sostegno morale ai rivoltosi partecipando ai funerali dei manifestanti uccisi durante gli scontri con le forze di sicurezza; aver usato la foto del passaporto di un’altra donna come immagine del suo profilo Facebook; aver violato l’articolo 6 della Legge contro i reati informatici per avere, tra l’altro, “istigato a manifestare e aver pubblicato su Facebook foto e video delle proteste”

Il decreto 44/a del febbraio 2014, che fa parte di un pacchetto di norme anti-terrorismo, è stato usato per la prima volta nel processo contro alcuni difensori dei diritti umani nel febbraio 2018.
Israa al-Ghomgham e gli altri imputati sono detenuti nel carcere al-Mabatih di Damman, nella Provincia orientale.

Almeno altri 33 sciiti, tutti uomini, sono attualmente in attesa dell’esecuzione. Tra loro vi sono quattro minorenni condannati per presunti reati commessi quando erano minorenni.
Sono stati tutti condannati dal tribunale penale speciale per reati contro la sicurezza nazionale.