Burkina Faso: il governo deve proteggere le bambine dalle mutilazioni dei genitali femminili e dai matrimoni forzati - Amnesty International Italia

Burkina Faso: il governo deve proteggere le bambine dalle mutilazioni dei genitali femminili e dai matrimoni forzati

11 ottobre 2018

© Amnesty International

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Amnesty International chiede al governo del Burkina Faso di proteggere le bambine dalle mutilazioni dei genitali femminili e dai matrimoni forzati

Le complicanze mediche cui il mese scorso sono andate incontro 48 bambine cui è stata praticata la mutilazione dei genitali (Mgf), che hanno causato un’ondata di indignazione a livello nazionale e costretto il governo a fare una dichiarazione ufficiale, hanno spinto Amnesty International – in occasione della Giornata internazionale delle bambine dell’11 ottobre – a sollecitare nuovamente le autorità del Burkina Faso a proteggere le bambine dalle disastrose conseguenze di questa pratica.

Il ministro per le Donne, la solidarietà nazionale e la famiglia ha dichiarato che i casi sono stati segnalati al ministro per la sicurezza e la giustizia e che i presunti autori delle Mgf sono stati arrestati.

In Burkina Faso le Mgf sono illegali dal 1996. Il codice penale prevede fino a 21 anni di carcere e multe da 750 a 4500 euro per chi le esegue.

Le Mgf sono anche considerate una forma di violenza contro le bambine e le donne ai sensi del diritto internazionale e sono espressamente vietate dal Protocollo sui diritti delle donne in Africa (Protocollo di Maputo) alla Carta africana dei diritti umani e dei popoli, ratificato dal Burkina Faso nel 2006.

Eppure, le tradizioni e i costumi locali fanno sì che le Mgfuna delle principali cause di morte e disabilità tra le bambine e le donne in Burkina Faso – restino assai diffuse e praticate in segreto in condizioni antigieniche: il 67 per cento delle donne tra i 15 e i 49 anni ne è stato vittima. Le condanne sono poche.

Un altro dato allarmante riguarda il fenomeno delle “spose bambine”: 51 donne su 100 del Burkina Faso risultano sposate prima dei 18 anni, un dato che colloca il Burkina Faso al quinto posto, su scala mondiale, per diffusione di questa prassi.

I matrimoni forzati possono provocare gravidanze precoci e complicanze relative a queste ultime e hanno un profondo impatto sul diritto alla salute e all’istruzione delle bambine e delle ragazze.

Grazie all’azione della società civile burkinabé, nel novembre 2015 il governo ha adottato una strategia nazionale per prevenire e porre fine ai matrimoni precoci. Tuttavia, la strategia stabilisce come obiettivo concreto solo la riduzione del 20 per cento dal 2016 al 2025.

Ciò rende l’azione del governo incompatibile con gli obblighi di diritto internazionale, tra cui il già citato Protocollo di Maputo, che fissa a 18 anni l’età minima per essere mogli, e con gli Obiettivi per lo sviluppo sostenibile, che chiedono azioni immediate per eliminare i matrimoni precoci entro il 2030.

Amnesty International ha sollecitato il governo del Burkina Faso a porre i suoi obiettivi in linea con quanto richiesto dal diritto internazionale e ad assicurare il rispetto del diritto delle donne di decidere se, quando e con chi sposarsi.