Carola Rackete libera: "Ha fatto il suo dovere di salvare vite in mare" - Amnesty International Italia

Carola Rackete libera: “Ha fatto il suo dovere di salvare vite in mare”

3 luglio 2019

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La Giudice per le indagini preliminari di Agrigento ha deciso di disporre il rilascio della comandante della nave Sea Watch 3 Carola Rackete.

Questa decisione è un gradito sollievo per coloro che stanno dalla parte dei diritti umani – ha commentato in una nota ufficiale Elisa de Pieri, ricercatrice di Amnesty International sull’Europa meridionale –. Carola Rackete ha messo in gioco la sua libertà per assicurare la salvezza di altre persone. Le sue azioni dovrebbero essere encomiate anziché criminalizzate ed è amaramente ironico che sia lei a essere sul banco degli imputati“.

Stiamo raccogliendo in questi giorni i vostri messaggi alla Comandante Carola Rackete. Un modo per dimostrarle tutta la nostra vicinanza e solidarietà. Cercheremo di consegnarli quanto prima. Invia un messaggio anche tu.

La solidarietà non è reato: Carola Rackete ha fatto il suo dovere

Come comandante della nave, Carola Rackete ha rispettato l’obbligo di soccorrere persone in mare e farle approdare in un luogo sicuro. Lei ha ripetutamente contattato le autorità di Italia e Malta per farsi assegnare un porto dove sbarcare, ma le è stato rifiutato.

Soccorrendo uomini, donne e bambini nel Mediterraneo e trasportandoli in un porto sicuro dopo settimane trascorse in mare – ha aggiungo la nostra ricercatrice –, Carola Rackete ha fatto il suo dovere secondo il diritto internazionale e la legge italiana. Negandole un porto, sono state le autorità italiane così come quelle maltesi a violare quelle stesse norme“.

Per stessa ammissione del governo italiano, ultimamente del ministro degli Affari esteri, a causa del rischio di arresti arbitrari e tortura in caso di ritorno in Libia, questo paese non può essere considerato un luogo sicuro dove approdare.

Pertanto, ogni volta che vi siano soccorsi nelle acque internazionali del Mediterraneo centrale, i governi europei dovrebbero reagire velocemente e collaborare per assicurare l’immediata identificazione di un luogo di approdo in un altro paese nelle vicinanze.

Ieri sera la Gip ha stabilito che Carola Rackete ha fatto il suo dovere nel salvare vite umane in mare – ha ribadito Elisa de Pieri –: questo fa giustizia delle accuse mosse nei suoi confronti. Resta a suo carico l’altra imputazione di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare, che Amnesty International considera assurda“.

Il “decreto sicurezza bis“, adottato dal governo italiano il 14 giugno e che nelle prossime settimane il Parlamento potrebbe trasformare in legge, assegna al ministero dell’Interno nuovi poteri di limitare o vietare del tutto l’accesso alle acque territoriali per ragioni di pubblica sicurezza o nel caso in cui una nave stia trasportando migranti irregolari. In caso d’inosservanza di questa disposizione, il comandante e il proprietario della nave possono essere sottoposti entrambi a multe da 10.000 a 50.000 euro. In caso di reiterata infrazione da parte della stessa nave, questa può essere sequestrata.

Carola Rackete è la prima vittima delle nuove, dure norme sulla sicurezza chiamate ‘decreto sicurezza bis’, redatte col palese intento di porre fine alle attività di ricerca e soccorso in mare da parte delle Ong. Queste misure sono destinate a causare ulteriori morti in mare e a far aumentare il numero delle persone intercettate e rimandate nei terribili centri di detenzione libici. Chiediamo ai parlamentari italiani, che esamineranno la nuova normativa nelle prossime settimane, di non approvarla. Restiamo solidali con Sea Watch e con tante persone in tutta Europa nel chiedere l’annullamento delle accuse nei confronti di Carola Rackete“.