Commissione contro l'odio: un passo avanti importante - Amnesty International Italia

Commissione contro l’odio: un passo avanti importante

31 ottobre 2019

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L’importante era arrivarci, e ci siamo arrivati. Malgrado le astensioni di 98 senatori, e i distinguo di alcuni leader politici, il Senato ha approvato ieri a larga maggioranza la mozione per la costituzione di una Commissione straordinaria per il contrasto ai fenomeni dell’intolleranza, del razzismo, dell’antisemitismo e dell’istigazione all’odio e alla violenza, fortemente voluta dalla Senatrice a vita Liliana Segre.

Su quelle 98 astensioni si sono espressi, e si esprimeranno, commentatori e opinionisti. Come è giusto che sia. Per noi, ciò che conta è che l’obiettivo della Commissione è stato raggiunto, e che indietro non si torna. Perché finalmente si è presa coscienza – grazie all’impegno della Senatrice Segre, e grazie al continuo, strenuo lavoro svolto dai tanti soggetti che negli ultimi anni si sono occupati di monitorare e combattere i linguaggi d’odio fuori dalle istituzioni, non solo in Italia – di un fenomeno che va approfondito, conosciuto, contrastato. Quello, appunto, dell’istigazione all’odio e alla violenza, cresciuto rapidamente e drammaticamente negli ultimi anni – insieme ai casi di razzismo e antisemitismo – come da mesi ci raccontano le cronache, e le denunce di chi ne è bersaglio.

Stiano tranquilli quelli che paventano, con l’istituzione di questa Commissione, l’arrivo del grande fratello orwelliano, del controllo di parole e pensieri, della censura di Stato. Nessuno dei proponenti, a partire dalla Senatrice Segre, né di chi lavora seriamente su questi temi pensa in alcun modo di limitare la libertà d’espressione, o di lanciarsi in qualche caccia alle streghe all’insegna del “politicamente corretto”. Agitano questo spauracchio solo quelli che fanno finta di non aver capito o che – peggio – legittimano odio e violenza senza avere il coraggio di dirlo.

Saranno piuttosto, la Commissione e gli organi che l’affiancheranno, un utilissimo strumento conoscitivo e un imprescindibile tavolo di confronto per chi proverà a far rispettare la Costituzione, a cominciare dal suo fondamentale Articolo 3, e a dare delle risposte efficaci a intolleranza, razzismo, antisemitismo, e a ogni forma di istigazione all’odio e alla violenza nei confronti di singoli cittadini o di gruppi di persone.

Sono sempre di più, infatti, le vittime di queste forme di aggressione e violenza: lo dicono le denunce, ma anche le segnalazioni degli utenti dei social media nei confronti di chi semina odio attaccando qualcuno o istigando altri a farlo. Lo dicono le migliaia di messaggi antisemiti ricevuti dalla stessa Senatrice Segre. Lo dicono le cronache, che parlano di fenomeni di aggressione e di intolleranza sempre più diffusi. Lo dicono i monitoraggi e le ricerche condotti in questi anni, che hanno chiaramente individuato bersagli (migranti, persone LGBTQI, disabili), tipologie e modalità di linguaggio, profili di chi odia, canali di diffusione. E che hanno evidenziato come il linguaggio d’odio (o hate speech) non sia soltanto un fatto sporadico e individuale, dettato da un improvviso moto di rabbia, ma sia anche un atto volutamente offensivo, denigratorio, umiliante, nonché – per chi ne fa uso sistematico – un’arma ben congegnata di propaganda politica e di creazione del consenso.

Nel mercato della paura (far) odiare funziona: per vendere giornali, per raccogliere “like” sui social network, per cercare capri espiatori, per manipolare l’opinione pubblica e convincere l’elettorato. Ed è proprio questa sua pervasività, questa sua funzionalità a renderlo estremamente appetibile e pericoloso. Lo abbiamo rilevato anche noi, grazie alla ricerca “Barometro dell’odio 2019”, che Amnesty International ha condotto durante la campagna elettorale per le scorse elezioni europee monitorando e valutando i contenuti prodotti sui social media dai maggiori leader politici e dai loro follower. Discorsi d’odio hanno pervaso i messaggi di molti candidati – questo ci dicono i dati – nonché i moltissimi commenti dei loro sostenitori. Al punto che non sarebbe scorretto dire che una delle cifre di quella tornata elettorale è stato proprio lo hate speech, con le sue ingannevoli polarizzazioni, con la sua spasmodica ricerca del nemico, con la sua demonizzazione dell’avversario. Con il suo richiamo ossessivo all’identità, con la sua febbrile caccia al diverso.

Per questo salutiamo con grande soddisfazione – una soddisfazione carica di aspettative, non lo nascondiamo – la costituzione di questa Commissione parlamentare. Avendo riunito intorno allo stesso tavolo tutti i principali soggetti nazionali che si occupano di studiare linguaggi e crimini d’odio (oltre ad Amnesty International Action Aid, ARCI, ASGI, Associazione Carta di Roma, Consiglio Nazionale Forense, COSPE, , Fondazione Bruno Kessler, Lunaria, No Hate Speech Movement, OSCAD, Osservatorio di Pavia, Rete Lenford, UNAR, Vox Diritti e le Università di Bologna, Firenze, Milano, Padova, Reading, Trento, Verona), da tempo cerchiamo di capire il fenomeno dello hate speech e dei crimini d’odio per poterli contrastare meglio. E le nostre azioni di contrasto saranno tanto più efficaci quanto più condivise non solo dal terzo settore, dal mondo del volontariato, dalle università e dagli istituti di ricerca, dalle associazioni professionali, ma anche – e soprattutto – dalle istituzioni e dai suoi rappresentanti, la cui piena consapevolezza di questi fenomeni e il cui impegno nell’arginarli sono necessari per impedire l’imbarbarimento del discorso pubblico e della convivenza sociale, e per la costruzione di politiche di inclusione e di cittadinanza.

Nell’auspicare quindi dialogo, collaborazione, e condivisione di conoscenze metodi e obiettivi tra tutti gli attori in campo, diamo il benvenuto alla Commissione augurandoci che i suoi lavori possano partire presto e sotto i migliori auspici, e che intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza possano trovare finalmente una risposta adeguata, ferma, e di lunga durata.

 

di Federico Faloppa

Federico Faloppa insegna all’Università di Reading, è consulente di Amnesty International Italia e coordinatore del Tavolo nazionale contro i discorsi d’odio