L’aggressione della Russia all’Ucraina

@Photo by SERGEY BOBOK/AFP via Getty Images

Il 24 febbraio nel cuore della notte, i carri armati russi sono entrati in Ucraina, attaccando da più direzioni. Da allora, il governo russo ha solo intensificato la sua aggressione nel cuore dell’Ucraina. L’impatto economico, sociale e umano di questo conflitto, già catastrofico ora, è destinato ad aumentare, con conseguenze imprevedibili per i diritti umani di milioni di persone.

Proteggere i civili è una priorità

Fin dai primi giorni, il conflitto in Ucraina ha mostrato al mondo i suoi effetti devastanti: migliaia di persone innocenti sono state colpite, le infrastrutture distrutte e la crisi alimentare è sempre più vicina.

Lasciare l’Ucraina in sicurezza è diventato quasi impossibile e i bombardamenti non accennano a fermarsi.

Le sofferenze dei civili devono finire: proteggerli deve essere la priorità di tutte le parti.

 

I DIRITTI UMANI VIOLATI NEL CONFLITTO TRA RUSSIA E UCRAINA

La crisi in Ucraina sta mettendo a repentaglio i diritti umani di milioni di persone. Terrorizzati, i cittadini dell’Ucraina vivono costantemente con la paura di morire, di non riuscire a procurarsi da mangiare, e di non poter proteggere i propri cari. 

A pagarne le conseguenze, come sempre, sono le persone più fragili, oltre ai più giovani e alle persone anziane. 

La Russia ha bombardato indiscriminatamente aree popolate colpendo ospedali, centri abitati e appartamenti. Tra le armi utilizzate, le bombe a grappolo, poco precise e vietate dal diritto internazionale umanitario. I primi corridoi umanitari si sono rivelati poco sicuri perché l’esercito russo, non ha mai smesso di bombardare le città dell’Ucraina.

Milioni di persone sono scappate dal paese cercando rifugio nei paesi limitrofi, dando il via a un vero e proprio esodo. 

Da parte ucraina, abbiamo riscontrato un trattamento dei prigionieri di guerra non in linea con la Terza Convenzione di Ginevra. In diverse occasioni i prigionieri di guerra sono stati esposti alla curiosità pubblica, mettendo a rischio la loro incolumità e sicurezza. 

 

L’appello alla Russia

Egregio Ministro della Difesa,

Le scrivo per invitarla a rispettare il diritto internazionale, proteggere i civili e fermare l’aggressione russa in Ucraina.

Dall’inizio dell’invasione russa il 24 febbraio, Amnesty International ha documentato l’escalation delle violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani, comprese l’uccisione e il ferimento di civili a seguito di attacchi indiscriminati alle aree e alle infrastrutture civili.

Gli attacchi a oggetti protetti come ospedali e scuole, l’uso di armi esplosive con effetti ad ampio raggio, come missili balistici e artiglieria in aree civili, e l’uso indiscriminato di armi vietate come le bombe a grappolo, possono costituire crimini di guerra. Tutti gli autori devono essere tenuti a rispondere.

La Federazione Russa agisce in palese violazione dei propri obblighi ai sensi del diritto internazionale. Le sue azioni sono palesemente contrarie alle regole e ai principi su cui è stata fondata l’Onu. Sta abusando della sua posizione di membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per proteggersi dalla responsabilità.

Ancora una volta, la invito a rispettare il diritto internazionale, proteggere i civili e fermare l’aggressione contro l’Ucraina.

La ringrazio per l’attenzione.

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LA REPRESSIONE DEL DISSENSO IN RUSSIA

Le autorità russe stanno operando una forte censura nel paese. Informarsi su quello che sta succedendo è diventato pressoché impossibile. 

Nei primi giorni dall’attacco, migliaia di persone sono scese in piazza per mostrare il proprio dissenso. Le conseguenze non si sono fatte attendere: chiunque abbia manifestato è stato arrestato e probabilmente molestato in carcere. Da quel momento, le proteste sono diminuite considerevolmente.

©Sergey Mihailicenko/Anadolu Agency via Getty Images

Oltre alla repressione nelle piazze, il Cremlino ha imposto un’altra importante forma di censura. Ad oggi, infatti, gli organi di informazioni indipendenti sono stati di fatto censurati. Il 21 febbraio l’organismo di controllo sui media Roskomnadzor ha ordinato a tutti gli organi d’informazione di riferire sull’invasione dell’Ucraina solo attraverso le fonti ufficiali dello stato. Quasi tutti i giornali indipendenti sono stati costretti a chiudere, per non finire in carcere o, nel peggiore dei casi, venire uccisi.

Mosca sta stroncando con forza i diritti alla libertà di espressione e di manifestazione pacifica, imponendo una narrazione unica dell’invasione. 

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Le mobilitazioni sul territorio

 

Le mobilitazioni sul territorio

Dall’inizio dell’invasione siamo scesi in piazza con gli attivisti e attivisti di tutta Italia per chiedere la fine delle violenze contro civili innocenti.

Proteggere i civili in Ucraina

Una ricostruzione

Il conflitto in Ucraina non è nato all’improvviso: da anni nella regione le violazioni dei diritti umani non si sono mai fermate. 

Dopo le manifestazioni di Euromaydan, nelle due regioni del Donbass, le più ricche dell’Ucraina, con importanti insediamenti di industria pesante, i palazzi dei consigli regionali vennero occupati e vennero proclamate le repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk, confermate con referendum popolari. La Russia mostrò e dichiarò il proprio appoggio per le due autoproclamate repubbliche.

Da allora, le tensioni non sono mai diminuite e le violazioni dei diritti umani sono state all’ordine del giorno.

Dall’inizio del conflitto nel 2014, abbiamo accertato violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani, tra cui l’uccisione di civili innocenti.

Le prove raccolte, oggi e allora, dimostrano un bagno di sangue in corso contro i civili, dovuto all’uso di armi imprecise che colpiscono zone densamente popolate.

Si tratta di azioni che possono costituire crimini di guerra.

Al momento non è possibile stimare con precisione le conseguenze sulla vita delle donne, ma dall’inizio del conflitto abbiamo assistito a un netto peggioramento delle loro condizioni.

Già colpite dalle distruzioni e dai traumi della guerra, sono state private di assistenza e abbandonate dalle autorità che avevano il dovere di proteggerle dalla violenza domestica e sessuale, come abbiamo denunciato nel rapporto dal titolo “Non è una faccenda privata”.