Discorso d’odio e propaganda elettorale: il convegno a Roma - Amnesty International Italia

Discorso d’odio e propaganda elettorale: il convegno a Roma

2 luglio 2019

Tempo di lettura stimato: 6'

Discorso d’odio e propaganda elettorale: a Roma il 2 luglio un convegno di Amnesty International Italia e Consiglio Nazionale Forense

In concomitanza con l’insediamento a Strasburgo del nuovo Parlamento europeo, Amnesty International Italia e il Consiglio Nazionale Forense, l’istituzione che rappresenta l’Avvocatura italiana, hanno organizzato il convegno “Discorso d’odio e propaganda elettorale“, per discutere insieme ad esperti e ricercatori dei risultati del monitoraggio sulla presenza del linguaggio d’odio nelle campagne elettorali social delle ultime elezioni europee. L’appuntamento è a Roma martedì 2 luglio presso la sede del Consiglio Nazionale Forense, in via del Governo Vecchio n.3, a partire dalle 11.

Il convegno è realizzato in virtù del protocollo di intesa siglato dal CNF e Amnesty International Italia il 23 marzo 2018 per promuovere la cultura della legalità e la tutela dei diritti umani attraverso iniziative comuni.

Nel clima di costante campagna elettorale che caratterizza il dibattito politico in Italia, l’hate speech è costantemente diffuso e raggiunge picchi di intensità in prossimità degli appuntamenti elettorali. Per questo motivo Amnesty International Italia ha deciso di continuare, seppur con obiettivi diversi e modalità aggiornate, il lavoro di monitoraggio dei discorsi di odio online avviato nel 2018, in occasione delle elezioni politiche.

Dal 26 aprile al 24 maggio, gli attivisti hanno monitorato su Facebook e Twitter il linguaggio di tutti i candidati alle elezioni europee e dei candidati sindaci alle elezioni amministrative, osservando le reazioni e risposte degli utenti per rilevare eventuali correlazioni tra toni e messaggi veicolati dalla politica e sentimento delle persone rispetto a determinati temi e gruppi di persone.

Il risultato è che più di 1 contenuto su 10 (il 11,5%) dei 100.000 post, tweet e commenti valutati è risultato essere offensivo e/o discriminatorio o contenente hate speech.

I risultati dimostrano, oltre ogni ragionevole dubbio, che moltissimi candidati legittimano, stimolano e danno spazio a violente espressioni di odio“, ha dichiarato Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty International Italia. “Non solo il linguaggio, ma le idee: xenofobia, razzismo, misoginia, discriminazione, negazione di diritti e dignità, incitazione alla violenza fisica, alla brutalità e perfino alla morte. Non c’è niente di più lontano dalla dignità e il senso di responsabilità che ci aspetteremmo dai leader politici“.

Credo che non sia ancora stato realmente compreso quanto il web e i social media forgino ormai la cultura di un Paese e a maggior ragione dei suoi giovani“, ha dichiarato Andrea Mascherin, presidente del Consiglio Nazionale Forense. “Quelle scritte sui canali social non sono parole in libertà: costituiscono i pilastri di una cultura e di una mentalità improntata all’intolleranza e alla negazione del dialogo, della dialettica costruttiva, che troppo spesso sconfina nel razzismo e in una intolleranza. Per questo è fondamentale mettere subito a punto una strategia per contrastare questa deriva senza affidarsi a inutili censure. Come Consiglio Nazionale Forense sul tema dell’hate speech è impegnato da tempo e ha organizzato, sotto gli auspici della Presidenza Italiana del G7, il G7 delle Avvocature dedicato proprio al linguaggio d’odio“.

I tre temi principali sui quali i politici si esprimono in modo più problematico sono immigrazione (1 post su 5 è offensivo e/o discriminatorio), minoranze religiose e rom (in entrambi i casi 2 post su 5 sono offensivi e/o discriminatori o hate speech). Le categorie sociali più spesso prese di mira da politici e utenti riflettono una tendenza molto simile con migranti, rifugiati e persone con background migratorio tra i gruppi più soggetti a discriminazione, seguiti da singoli individui o gruppi impegnati in attività solidaristica o di tipo umanitario, poi da musulmani, donne e rom.

I dati, pubblicati all’interno del rapporto Barometro dell’odio – Elezioni europee 2019 e disponibili a questo link, sono il frutto di un lungo e attento monitoraggio che ha coinvolto 180 attivisti dell’associazione appositamente istruiti, per un totale di 2000 ore di attivazione.

La procedura di monitoraggio è stata ideata e sviluppata da Amnesty International Italia. Il “Barometro dell’odio – Elezioni europee” è stato reso possibile dal supporto di Rania Wazir, data scientist che ha elaborato gli algoritmi necessari allo svolgimento dell’intera procedura. Hanno contributo alla definizione dei campi di valutazione e dell’impostazione dell’analisi qualitativa, inoltre, gli esperti del Tavolo per il contrasto ai discorsi d’odio, spazio di confronto sui discorsi d’odio promosso da Amnesty International Italia a partire da aprile 2018, che mette insieme ricercatori e organizzazioni della società civile impegnati nello studio e/o nel contrasto dell’hate speech online.

Per informazioni e interviste:

Ufficio Stampa del progetto Barometro dell’odio di Amnesty International Italia
Sabika Shah Povia, 333 7619223 – sabikasp@gmail.com

Ufficio stampa Consiglio Nazionale Forense
Benedetta Giardini 338 4664331 – comunicazione@consiglionazionaleforense.it