Emergenza climatica: "Agire ora, leader mondiali non usino la pandemia come scusa" - Amnesty International Italia

Emergenza climatica: “Agire ora, leader mondiali non usino la pandemia come scusa”

24 Settembre 2020

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I leader mondiali devono smettere di utilizzare il Covid-19 come scusa per non affrontare immediatamente la crisi climatica o rischiano di deludere ancora di più le generazioni future.

In un sondaggio che ha coinvolto oltre 10.000 giovani, pubblicato da Amnesty International qualche mese prima che la pandemia sconvolgesse il mondo, il cambiamento climatico emerge come uno tra i problemi più importanti del nostro tempo.

Amnesty International è al fianco di tutti i bambini e i giovani che partecipano agli scioperi per il clima. A causa del Covid-19, i ragazzi di tutto il mondo hanno dovuto affrontare un imprevedibile terremoto che ha sconvolto le loro vite, il loro percorso scolastico e la loro salute. È veramente vergognoso che per chiedere agli adulti di fare la cosa giusta debbano sottrarre ulteriore tempo alla scuola; il fatto è che, semplicemente, i giovani hanno capito fin troppo bene le inimmaginabili conseguenze che una mancanza di azione in ambito climatico può avere sulle loro vite e sui diritti umani“, ha dichiarato Ashfaq Khalfan, direttore del programma Policy e normativa di Amnesty International.

Il 2020 doveva essere l’anno dell’azione per il clima, invece è tragicamente diventato l’anno del Covid-19. L’impatto della pandemia non può essere sottovalutato e ci vorrà tempo per la ripresa. Tuttavia, la politica non può prendersi in cambio la possibilità di ignorare la crisi climatica. Le attività per la ripresa della pandemia hanno fatto sì che si mettessero da parte gli obiettivi di riduzione delle emissioni in uno sconcertante atto di miopia politica, considerato che il surriscaldamento globale scatena disastri, malattie e altri effetti di proporzioni immense“, ha proseguito Ashfaq Khalfan.

Per permetterci di contenere il surriscaldamento globale di 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali, evitando così gli effetti più catastrofici del cambiamento climatico, i governi hanno concordato di presentare degli impegni aggiornati per la riduzione delle emissioni e quindi mitigare l’emergenza climatica. A livello globale sono solo 12 i paesi che finora hanno presentato il loro programma, mentre si sta avvicinando la scadenza, alla fine di quest’anno.

Attualmente, molti paesi ricchi che hanno sempre alimentato il cambiamento climatico e stati con altissimi livelli di emissione non solo sono indietro con i loro programmi, ma hanno anche adottato misure che riporteranno l’azione climatica indietro di molti anni. Ad esempio:

  • solo quattro dei 12 paesi che hanno presentato i programmi aggiornati sono paesi ricchi e industrializzati. Regno Unito e Canada devono ancora farlo mentre Usa e Australia non ne presenteranno affatto. La Commissione europea propone ai leader europei una riduzione delle emissioni non sufficientemente ambiziosa entro il 2030 (55 per cento al di sotto dei livelli del 1990);
  • altri paesi con alti livelli di emissioni come Cina, India e Russia, responsabili rispettivamente di circa il 28, il 7 e il 5 per cento, delle attuali emissioni di gas a effetto serra, non hanno fornito alcuna indicazione in merito a un eventuale aumento dei loro obiettivi nell’immediato futuro;
  • negli ultimi mesi, alcuni paesi come Usa, Canada, Regno Unito e Russia hanno consentito alle aziende di combustibili fossili, dell’industria dell’aviazione e altre aziende che inquinano con i propri combustibili di beneficiare di misure di ripresa economica come rimborsi fiscali e prestiti. Tali misure sono state concesse perlopiù senza imporre nessuna condizione, permettendo a queste industrie di continuare a operare e persino crescere senza doversi impegnare nella riduzione delle emissioni o a usare gli aiuti governativi solo per il sostegno ai lavoratori.

La crisi climatica è uno dei maggiori problemi del nostro tempo in tema di diritti umani e coinvolge milioni di persone e il loro diritto a cibo, acqua, salute e vita, tra gli altri. Sono già milioni le persone che soffrono dei disastrosi effetti del cambiamento climatico: da alluvioni devastanti che hanno sommerso un terzo del Bangladesh a incendi boschivi senza precedenti sulla costa occidentale degli Usa, solo per fare qualche esempio recente.

Il cambiamento climatico colpisce in maniera particolare le persone che sono già penalizzate o subiscono discriminazioni, rendendo più profonde le disuguaglianze e le ingiustizie. I bambini con i loro sistemi immunitari non ancora pienamente sviluppati, in particolar modo quelli più emarginati, sono particolarmente vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico sulla salute: dalla malnutrizione dovuta alle mutazioni dei raccolti alle malattie trasmesse dalle zanzare, come la malaria, alle morti causate da ondate di calore.

Mentre i leader del mondo si riuniscono per l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e i ministri dell’energia del G20 hanno in programma di incontrarsi il 27 settembre, chiediamo ai governi di mettere l’azione per il clima e i diritti umani al centro dei loro programmi per la ripresa dalla pandemia. È opportuno che siano adottati piani per promuovere economie a zero emissioni, ad esempio smettendo di ricorrere a salvataggi incondizionati e sovvenzioni ad aziende di combustibili fossili e investendo nelle aziende che operano una transizione equa e rispettosa dei diritti umani verso un’economia decarbonizzata.

La pandemia ci ha mostrato che molti governi sono capaci proprio dell’azione risoluta e rapida di cui abbiamo bisogno per affrontare il cambiamento climatico. […] Le persone hanno sostenuto delle sensate misure di protezione introdotte dai governi per proteggere le loro comunità, anche quando tali misure hanno comportato dei cambiamenti drastici nella vita quotidiana. Se i governi sono in grado di versare miliardi per piani di congedo e imprese in difficoltà, allora dovrebbero essere in grado di prendere delle decisioni ovvie per eliminare gradualmente i combustibili fossili“, ha commentato Ashfaq Khalfan.

I leader devono evitare una visione ristretta indotta dalla pandemia e impegnarsi per il benessere a lungo termine delle persone. Il Covid-19 ha portato molti al limite estremo delle proprie capacità di sopravvivenza e ha testato la nostra resilienza collettiva. Al contempo, però, ha anche ravvivato la nostra determinazione per un futuro completamente diverso, un mondo più giusto, equo e sostenibile, che sia adatto ai nostri figli e ai nostri nipoti“, ha concluso Ashfaq Khalfan.