Emergenza Covid-19 in Siria: rilasciare i prigionieri a rischio di contagio

Siria: condizioni disumane nelle prigioni

31 marzo 2020

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Emergenza Covid-19 in Siria: “il governo rilasci i prigionieri a rischio di contagio”

Le autorità della Siria devono collaborare al massimo con le agenzie delle Nazioni Unite e con le organizzazioni umanitarie per impedire la diffusione del Covid-19 nelle prigioni, nei centri di detenzione e negli ospedali militari del paese.

Nelle prigioni e nei centri di detenzione della Siria il Covid-19 potrebbe diffondersi rapidamente a causa dei pessimi servizi igienici, della mancanza di acqua potabile e del grave sovraffollamento”, ha dichiarato in una nota ufficiale Lynn Maalouf, direttrice delle ricerche sul Medio Oriente di Amnesty International.

Abbiamo anche documentato accuratamente le condizioni inumane delle prigioni militari siriane, comprese quella di Saydanya e di altri centri di detenzione: estremo sovraffollamento delle celle, mancato accesso a medicine e cure mediche, assente o inadeguata disponibilità di servizi igienico-sanitari, di acqua e di cibo. Ex detenuti ci hanno riferito di essere rimasti per giorni insieme ai cadaveri dei compagni di cella. Altri hanno denunciato di aver subito maltrattamenti e torture.

Il sistematico uso della tortura e le morti di massa nei centri di detenzione del paese costituiscono crimini contro l’umanità

Il governo siriano ha una lunga storia di diniego delle cure mediche e dei medicinali ai prigionieri e ai detenuti che ne hanno urgente bisogno. Tutte queste persone ora devono poter beneficiare delle misure di protezione e dei trattamenti medici finché la pandemia da Covid-19 minaccia le loro vite”, ha aggiunto Maalouf.

Dal 2011, anno dell’inizio della crisi siriana, chiunque sia sospettato di opporsi al governo rischia di subire un arresto arbitrario o la sparizione forzata con successivi maltrattamenti e torture e, in molti casi, di morire durante la detenzione. Secondo dati delle Nazioni Unite del 2019, in Siria risultano detenute, sequestrate o scomparse 100.000 persone che oggi rischiano di contrarre il virus, dato che sono trattenuti in condizioni antigieniche in centri diretti dalle varie forze di sicurezza del paese.

In questi anni, abbiamo costantemente denunciato arresti arbitrari e sparizioni forzate di numerose persone solo a causa del loro attivismo politico. Altre sono state imprigionate al posto di loro parenti ricercati o fuggiti all’estero, o dopo che erano state accusate falsamente da informatori del governo.

Chiediamo l’immediato e incondizionato rilascio di tutti i prigionieri di coscienza: attivisti politici, difensori dei diritti umani e ogni altra persona finita in carcere solo a causa dell’esercizio pacifico dei suoi diritti. Chiediamo inoltre che sia valutato il rilascio anticipato o condizionato dei prigionieri ad alto rischio di contagio, come gli anziani o quelli in cattive condizioni di salute”, ha concluso Maalouf.

Alla data del 30 marzo, il ministero della Salute aveva ammesso 10 casi di Covid-19 e un decesso in totale in tutto il paese.