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Approfondimento a cura del Coordinamento tematico sulla pena di morte. Per restare aggiornato iscriviti alla newsletter. Per consultare i numeri precedenti clicca qui.
Matsumoto Kenji è detenuto in uno dei bracci della morte del Giappone da oltre 30 anni, giudicato colpevole di due omicidi a seguito di rapina avvenuti nel 1990 e nel 1991. È stato incriminato insieme al fratello, suicidatosi dopo l’emissione del mandato di arresto nei suoi confronti. Matsumoto Kenji ha una disabilità intellettiva fin dalla nascita dovuta all’avvelenamento da mercurio, molto frequente negli anni Cinquanta e Sessanta nella prefettura di Kumamoto, da cui proviene Matsumoto Kenji, a causa dell’inquinamento industriale conseguente alla rapida crescita economica. Secondo una perizia psichiatrica, l’uomo ha un quoziente intellettivo basso che potrebbe averlo reso più vulnerabile alle pressioni della polizia, tanto da averlo indotto – secondo il suo avvocato – a confessare. Tuttavia, nel processo di primo grado è stato stabilito che fosse sufficientemente capace di intendere da considerare attendibile la sua confessione. Attualmente, Matsumoto Kenji utilizza una sedia a rotelle per muoversi e presenta un disturbo delirante, causato dai molti anni trascorsi in isolamento. Le sue condizioni sono così gravi che i suoi avvocati ritengono non sia in grado di comprendere pienamente né di partecipare alle fasi della procedura che potrebbe portarlo all’impiccagione. Il 20 febbraio 2020 il tribunale distrettuale di Osaka ha respinto l’ennesima richiesta di revisione del processo stabilendo anche che l’esecuzione della pena mentre è in corso la richiesta di revisione del processo non viola l’articolo 32 della Costituzione che sancisce il diritto a un equo processo. Il 27 aprile 2025 la difesa di Matsumoto Kenji ha presentato la decima richiesta di revisione del processo. Da allora è stato acquisito il parere, ovviamente negativo, della pubblica accusa ed è stato chiesto alla difesa di presentare una memoria di risposta.
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Più della metà degli stati ha abolito la pena di morte di diritto o de facto. Secondo gli ultimi dati di Amnesty International, aggiornati al gennaio 2025: 113 stati hanno abolito la pena di morte per ogni reato; 9 stati l’hanno abolita salvo che per reati eccezionali, quali quelli commessi in tempo di guerra; 23 stati sono abolizionisti de facto poiché non vi si registrano esecuzioni da almeno dieci anni oppure hanno assunto un impegno a livello internazionale a non eseguire condanne a morte. In totale 144 stati hanno abolito la pena di morte nella legge o nella pratica. 54 stati mantengono in vigore la pena capitale, ma quelli che eseguono condanne a morte sono assai di meno.
Condanne a morte eseguite al 2 novembre 2026*
* questa lista contiene soltanto i dati sulle esecuzioni di cui Amnesty International è riuscita ad avere notizia certa. In alcuni paesi asiatici e mediorientali il totale potrebbe essere molto più elevato. Dal 2009, Amnesty International ha deciso di non pubblicare la stima delle condanne a morte e delle esecuzioni in Cina, dove questi dati sono classificati come segreto di stato. Ogni anno, viene rinnovata la sfida alle autorità cinesi di rendere disponibili queste informazioni che si ritiene essere nell’ordine di migliaia, sia di esecuzioni che di condanne a morte.
Burkina Faso – L’Assemblea legislativa popolare ha approvato all’unanimità il ripristino della pena di morte che, d’ora in avanti, potrà essere inflitta per “atti di terrorismo, spionaggio, tradimento, parricidio e importazione di prodotti scaduti o proibiti, come medicinali o alimenti, nel caso in cui provochino la morte di qualcuno”. La reintroduzione della pena capitale si inserisce in una riforma complessiva del codice penale che dovrà ora essere promulgata dal presidente Ibrahim Traoré. Si ritiene però che non dovrebbe incontrare ostacoli visto che è stata voluta dalla giunta militare da lui guidata. Secondo Amnesty International l’ultima esecuzione di una condanna a morte nel paese risale al 1988.
Kenya – Duncan Livingstone Kimathi, ex studente universitario di 37 anni, è stato condannato a morte per l’omicidio di una compagna di corso, Sarah Akello Aruwa, rapita e uccisa nel giugno 2012 dopo una richiesta di riscatto alla famiglia. Lo ha riferito ai media l’ufficio del procuratore generale keniano. La vittima era una studentessa all’ultimo anno di Relazioni internazionali alla United States International University-Africa. Secondo quanto emerso al processo, la giovane fu attirata in una trappola, rapita e tenuta prigioniera mentre i responsabili chiedevano alla famiglia 100 mila scellini keniani (circa 700 euro) per liberarla. Il corpo della studentessa fu successivamente ritrovato nella periferia della capitale Nairobi. La condanna riporta l’attenzione sul ricorso alla pena capitale in Kenya, dove non vengono eseguite condanne a morte dal 1987, nonostante i tribunali continuino a pronunciarle.
Libia – Almeno 30 persone sono state messe a morte dalla fine di agosto dalle autorità militari della Libia orientale. Si tratta delle prime esecuzioni segnalate nel Paese dal 2010, mentre almeno altre 50 persone detenute nella prigione militare di Guernada corrono un rischio imminente di esecuzione. Lo denuncia Human Rights Watch che sottolinea come le condanne sono arrivate “al termine di processi militari palesemente iniqui”. La prigione di Guernada si trova a circa 100 km a nord-est di Bengasi ed è in gran parte sotto controllo militare, al di fuori della giurisdizione delle autorità giudiziarie. La struttura è spesso oggetto di denunce per gravi violazioni dei diritti umani, torture e maltrattamenti. In Libia la pena di morte è ancora applicata per reati come omicidio, atti di terrorismo o attentati alla sicurezza dello Stato. Ma sebbene i tribunali libici emettano condanne a morte, finora queste non sono state eseguite. Per 15 anni la Libia non ha effettuato alcuna esecuzione, ma la moratoria è stata interrotta nel giro di poche settimane.
Sudan – Una recente modifica al codice penale del 1991 potrebbe comportare la pena di morte per giornalisti e politici che pubblicano contenuti online. L’allarme viene lanciato da organizzazioni dei diritti umani così come dal Sindacato dei giornalisti del paese che denuncia come tali misure avranno gravi ripercussioni e che la libertà di stampa e il diritto di accesso a determinate informazioni, soprattutto alla luce della guerra in corso, saranno gravemente compromessi. La modifica si verifica nel contesto del conflitto armato tra le Forze Sudanesi e il gruppo paramilitare RSF, in corso dal 2023, che ha ostacolato significativamente la libertà di espressione e di giornalismo nel Paese.
Taiwan – Il parlamento ha approvato alcuni emendamenti al Codice penale che inaspriscono notevolmente le pene per la guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, prevedendo anche la possibilità della pena capitale per i recidivi che, entro un arco di tempo di 10 anni, causino un incidente mortale. Hung Yu-shiang, segretario generale del gruppo parlamentare del Partito popolare di Taiwan ha spiegato, nel corso di una conferenza stampa, che il suo gruppo politico sostiene da tempo l’inasprimento delle pene per la guida sotto l’effetto di stupefacenti – in particolare nei confronti dei recidivi che causano incidenti mortali – e che il TPP ha insistito affinché gli emendamenti includessero la pena capitale. Le modifiche legislative mirano a scoraggiare la guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, non a perseguire intenti punitivi o di ritorsione, ha affermato.
Kuwait – Un tribunale del Kuwait ha condannato a morte il 26 ottobre tre uomini per un presunto complotto volto ad assassinare il Vice Primo Ministro e Ministro degli Interni del Paese, Sheikh Fahad al-Yusuf al-Sabbah, in un caso che include accuse di spionaggio per conto dell’Iran, affiliazione a Hezbollah e pianificazione di atti ostili contro lo Stato. I tre uomini condannati a morte sono stati identificati come il religioso sciita Hussein Abdullah al-Maatouq, segretario generale dell’Alleanza Islamica Nazionale, Hassan Abdulhadi Hajieh e il cittadino iraniano Abdulreza Haidar Dehqani, secondo quanto riportato dai media locali. Le sentenze non sono definitive e possono essere impugnate, secondo il quotidiano Kuwait Times. Secondo l’accusa, gli imputati avrebbero aderito e partecipato a un’organizzazione illegale, sostenendone consapevolmente gli obiettivi e diffondendo idee volte a minare i sistemi politici e sociali fondamentali del Paese attraverso mezzi illeciti, tra cui il tentativo di utilizzare esplosivi per compiere l’assassinio e seminare il panico tra la popolazione. A marzo, il Kuwait ha annunciato l’arresto di decine di persone che, a suo dire, erano legate a Hezbollah e stavano pianificando attacchi nello stato del Golfo, ripetutamente preso di mira da missili e droni iraniani dopo gli attacchi israelo-americani contro l’Iran.
8 ottobre – Jamaal Howard, 46 anni, è morto dopo aver ricevuto una dose letale di pentobarbital nel carcere statale di Huntsville. L’uomo era stato condannato per aver ucciso Vickie Swartout, commessa di un minimarket a Silsbee, una cittadina a nord di Beaumont, al termine di una rapina. Howard si è scusato ripetutamente con i familiari della vittima, che assistevano all’esecuzione. Il suo team legale ha sostenuto che, al momento del crimine, Howard era affetto da disabilità intellettiva.
19 ottobre – La Corte Suprema degli Stati Uniti ha bocciato l’accordo chiesto dagli avvocati di Khalid Sheikh Mohammed, ritenuto la mente degli attentati dell’11 settembre. L’intesa gli avrebbe evitato la pena di morte in cambio di una dichiarazione di colpevolezza e della condanna all’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale. I procuratori militari avevano dato l’ok all’accordo, ma nel 2024 l’allora segretario alla Difesa Lloyd Austin lo aveva annullato. I familiari delle vittime sono divisi sulla questione. La data del processo è stata fissata per il 2028.
21 ottobre – William Reaves, 77enne veterano di guerra, condannato per aver ucciso a colpi di pistola un poliziotto nel 1986 è stato sottoposto a un’iniezione letale nel penitenziario di Stato della Florida a Raiford. Si tratta della diciottesima esecuzione applicata in questo Stato dall’inizio dell’anno. Reaves arrivò in Vietnam nel 1969, all’età di vent’anni, come mitragliere di fanteria dell’Esercito. Il Dipartimento degli Affari dei Veterani degli Stati Uniti lo aveva successivamente riconosciuto disabile a causa di un disturbo da stress post-traumatico. Otto giorni prima era stato messo a morte sempre a Raiford James Robertson, 63 anni, morto dopo tre iniezioni letali, condannato nel 2008 per avere ucciso un compagno di cella.
29 ottobre – Il Tribunale per i Crimini Internazionali del Bangladesh ha condannato a morte il 29 ottobre 2026 Mahbubul Alam Hanif, ex segretario generale aggiunto della Lega Awami, ora fuorilegge, per crimini contro l’umanità, tra cui l’uccisione di sei persone a Kushtia durante le dimostrazioni del luglio 2024. Altri tre imputati nel caso sono stati condannati all’ergastolo.
29 ottobre – La procura speciale della Corea del Sud ha chiesto la pena di morte per l’ex presidente Yoon Suk Yeol nel processo d’appello per insurrezione, legato al tentativo fallito di imporre la legge marziale il 3 dicembre 2024. La richiesta è stata presentata davanti all’Alta corte di Seul, otto mesi dopo che un tribunale di primo grado aveva condannato Yoon all’ergastolo. La procura speciale ritiene troppo mite la condanna all’ergastolo. L’Alta corte terrà altre due udienze prima di fissare la data della sentenza.
India – Il 30 ottobre 2026 l’Alta corte dello stato del Rajastan ha assolto un uomo condannato a morte il 30 novembre 2024 per un duplice omicidio, a causa di gravi lacune nelle indagini iniziali.
Pakistan – Il 4 ottobre 2026 l’Alta corte di Sindh ha commutato in ergastolo la condanna a morte di Taj Mohammad, che nel 2011 era stato giudicato colpevole di un omicidio nel contesto di una disputa sul possesso di terreni agricoli.
Usa/1 – Il 16 settembre 2026 la Corte suprema della Georgia ha sospeso l’esecuzione, prevista meno di 24 ore dopo, di Stacey Humphreys: i suoi avvocati chiedono che sia applicata una nuova legge, non vigente all’epoca del processo, che dispone la commutazione della condanna a morte nella pena dell’ergastolo in favore di persone che hanno subito violenze gravi e traumatizzanti durante l’infanzia.
Usa/2 – Il 24 settembre 2026 la procura dello stato dello Utah ha rinunciato a chiedere la pena di morte nel nuovo processo contro Douglas Stewart Carter, ora 71enne, condannato a morte nel 1985 per omicidio. Nel 2025 la Corte suprema statale aveva annullato la condanna per false testimonianze prodotte dall’accusa. Ora, secondo la procura, nuovi test del Dna dimostrano l’estraneità di Carter all’omicidio.
Usa/3 – Il 28 settembre 2026 è tornato in libertà Justin Michael Wolf dopo aver trascorso 25 anni in carcere, più di dieci dei quali nel braccio della morte dello stato della Virginia. Wolf, che in un’occasione era arrivato a un passo dall’esecuzione, è stato definitivamente riconosciuto estraneo all’omicidio per il quale nel 2001 era stato condannato alla pena capitale.
Usa/4 – Il 28 settembre 2026 un giudice dello stato dello Utah ha ordinato la scarcerazione di Douglas Stewart Carter, 71 anni, nel braccio della morte dal 1985. La procura ha rinunciato a chiedere un nuovo processo dopo che un test del Dna aveva rivelato l’estraneità del prigioniero all’omicidio del quale era stato giudicato colpevole.
Usa/5 – Il 26 ottobre 2026 un tribunale dell’Arkansas ha commutato in ergastolo la condanna a morte di Eric Reid, emessa nel 2018 per il duplice omicidio della moglie e della figlia. La decisione è giunta al termine di un patteggiamento, dopo che erano emerse nuove prove a sostegno di circostanze attenuanti.
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