Iran, 134 premi Nobel firmano una lettera aperta alla Guida suprema Ali Kamenei - Amnesty International Italia

Iran, 134 premi Nobel firmano una lettera aperta alla Guida suprema Ali Kamenei

18 dicembre 2019

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Iran, 134 premi Nobel firmano una lettera aperta alla Guida suprema Ali Kamenei: “Liberi il ricercatore Ahmadreza Djalali condannato a morte”. Oltre 160.000 persone hanno già firmato l’appello di Amnesty International su amnesty.it

In una lettera aperta 134 premi Nobel hanno invitato la Guida suprema iraniana Ali Kamenei a garantire che Ahmadreza Djalali, esperto di Medicina dei disastri e assistenza umanitaria, ex ricercatore presso l’Università del Piemonte Orientale di Novara condannato a morte in Iran con l’accusa di “spionaggio”, “possa tornare a casa da sua moglie e dai suoi figli e continuare il suo lavoro accademico a beneficio dell’umanità”.

Djalali stava lavorando al Karolinska Institute di Stoccolma prima di essere arrestato, nell’aprile 2016, dai servizi segreti mentre si trovava in Iran per partecipare a una serie di seminari nelle università di Teheran e Shiraz. Si è visto ricusare per due volte un avvocato di sua scelta. Le autorità iraniane hanno fatto forti pressioni su Djalali affinché firmasse una dichiarazione in cui “confessava” di essere una spia per conto di un “governo ostile”. Quando ha rifiutato, è stato minacciato di essere accusato di reati più gravi.

Condannato in primo grado alla pena di morte per spionaggio nell’ottobre 2017, Djajali si è visto confermare definitivamente la sentenza nel luglio 2019.

Dal novembre 2017 è la terza volta che un folto gruppo di premi Nobel sollecita le autorità iraniane in riferimento alle condizioni critiche di Djalali e le adesioni hanno continuato a crescere. La salute del ricercatore si è aggravata da quando è stato imprigionato, ha perso molto peso e ha urgente bisogno di cure mediche specialistiche.

La moglie di Djalali, Vida Mehrannia, rimasta da sola con due figli a Stoccolma, ha iniziato da subito una campagna per il rilascio del marito. Ha visitato le tre università europee in cui Ahmadreza ha lavorato, in Svezia, Italia e Belgio, sensibilizzato la comunità scientifica internazionale che ha immediatamente preso a cuore le sorti di Djalali sostenendone instancabilmente l’innocenza.

Vida continua a lottare insieme ad Amnesty International per il proscioglimento da ogni accusa e la scarcerazione di Djalali.

Il suo racconto è qui: “Parla Vida, la moglie di Ahmadreza Djalali

La lettera dei premi Nobel è interamente online qui.

L’appello da firmare per salvare Ahmadreza Djalali dalla pena di morte è online qui.

Roma, 17 dicembre 2019

Per interviste:
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