Iran: attacchi letali con droni contro Bahrein e Arabia Saudita

18 Giugno 2026

di Stringer/Anadolu via Getty Images

Tempo di lettura stimato: 15'

  • Quattro civili uccisi e 12 feriti in due attacchi
  • Con ogni probabilità sono stati utilizzati droni iraniani Shahed contro infrastrutture civili
  • Gli attacchi hanno violato il diritto umanitario internazionale e potrebbero costituire crimini di guerra

 

La ricerca

Amnesty International ha pubblicato oggi una nuova ricerca secondo la quale le autorità iraniane hanno ucciso e ferito civili in Bahrein e Arabia Saudita in violazione del diritto internazionale umanitario, nell’ambito di una più ampia serie di attacchi contro i paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo (Gulf cooperation council – Gcc).

Il conflitto iniziato con gli attacchi illegali condotti dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran il 28 febbraio 2026 ha innescato una serie di attacchi da parte delle autorità iraniane e di gruppi armati alleati nella regione del Golfo, compresi attacchi contro infrastrutture civili nei paesi del Gcc, che finora hanno causato almeno 28 morti e centinaia di feriti.

A causa delle restrizioni all’accesso alle informazioni imposte dai governi dei paesi del Gcc, è finora disponibile una documentazione molto limitata degli attacchi iraniani nella regione. Amnesty International è tuttavia riuscita a indagare su due attacchi esemplificativi compiuti nel marzo 2026, che hanno causato la morte di quattro civili e il ferimento di almeno altre 12 persone e nei quali, con ogni probabilità, sono stati utilizzati droni Shahed.

“Il conflitto in Medio Oriente ha avuto conseguenze devastanti per la popolazione civile: migliaia di persone sono state uccise e ferite in tutta la regione. I civili hanno pagato con la vita gli attacchi condotti dall’Iran, che devono essere indagati come possibili crimini di guerra”, ha dichiarato Heba Morayef, direttrice di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord.

“Le autorità iraniane devono cessare immediatamente di prendere di mira le infrastrutture civili. Le persone responsabili devono essere chiamate a rispondere delle loro azioni e le persone colpite hanno diritto alla giustizia, alla verità e a riparazioni”, ha aggiunto Morayef.

Complessivamente, Amnesty International ha intervistato 21 persone: 15 testimoni degli attacchi contro infrastrutture civili negli stati del Gcc e sei familiari delle persone uccise. Le persone intervistate risiedono in diversi stati della regione, tra cui Bahrein, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. A marzo Amnesty International ha scritto ai governi del Bahrein e dell’Arabia Saudita per chiedere ulteriori informazioni sull’impatto degli attacchi contro le infrastrutture civili, ma non ha ricevuto alcuna risposta. Il 3 giugno 2026 Amnesty International ha inoltre scritto alle autorità iraniane chiedendo informazioni sugli attacchi documentati. Al momento della pubblicazione non era pervenuta alcuna risposta.

Secondo il diritto internazionale umanitario, le parti in conflitto hanno l’obbligo di distinguere in ogni momento tra combattenti e obiettivi militari, da una parte, e persone civili e beni di carattere civile, dall’altra. È vietato attaccare direttamente questi ultimi, comprese le infrastrutture civili.

Le parti in conflitto devono inoltre adottare costantemente tutte le precauzioni possibili per proteggere le persone e i beni civili durante le operazioni militari, anche adottando tutte le misure concretamente praticabili per evitare o ridurre al minimo perdite accidentali di vite umane, ferimenti di civili e danni ai beni civili durante gli attacchi. Gli attacchi diretti contro civili, così come gli attacchi indiscriminati che causano morti o ferimenti tra la popolazione civile o danni ai beni civili, costituiscono crimini di guerra.

Bahrein: l’attacco contro una petroliera

Il 2 marzo 2026, tra le 2 e le 3 del mattino, due ordigni – con ogni probabilità droni Shahed lanciati dalle forze iraniane – hanno colpito la petroliera “MT Stena Imperative” mentre si trovava in un bacino di carenaggio per lavori di riparazione presso l’Arab Shipbuilding and Repair Yard (Asry), ad Al Hidd, in Bahrein. Uno degli ordigni ha colpito il ponte superiore della prua della nave mentre lavoratori civili erano impegnati in lavori di riparazione e verniciatura.

L’analisi di 28 fotografie e video realizzati dopo l’attacco mostra un livello di danni e una dispersione dei frammenti compatibili con l’impiego di un drone Shahed. Frammenti della testata esplosiva sono stati inoltre rinvenuti incastonati nel ponte e nei sistemi meccanici della nave.

Una persona è stata uccisa e altre due sono rimaste gravemente ferite. Amnesty International ha intervistato cinque testimoni e familiari delle persone colpite. La persona uccisa era SM Tareq, cittadino del Bangladesh e dipendente dell’Asry.

SM Tareq, ucciso dall’attaco in Bahrein il 2 marzo 2026

Un collega che ha assistito alla morte di Tareq ha raccontato: “Ho visto uno dei miei amici avvolto dalle fiamme, con parte del cervello fuoriuscita dalla testa”.

Un altro testimone dell’attacco ha dichiarato: “Un collega ha visto Tareq investito dall’esplosione; dalla parte posteriore della sua testa fuoriusciva qualcosa e molti altri lavoratori hanno iniziato a piangere dicendo: ‘Tareq non c’è più’”.

Riaz Uddin, cognato di SM Tareq, ha affermato: “Tareq mi aveva chiamato dicendo che lui e gli altri avevano paura, perché si erano già verificati diversi attacchi missilistici. Mi chiese di pregare per lui, affinché restassero al sicuro e potessero tornare a casa.

La “MT Stena Imperative” è una petroliera civile appartenente a Stena Bulk, una società svedese. Secondo quanto riferito dagli organi di stampa, nel febbraio 2026 le forze iraniane avevano già tentato di colpire e sequestrare la nave. In passato, l’imbarcazione era stata impiegata nell’ambito del Tanker Security Program dell’Amministrazione marittima statunitense per il trasporto di carburante destinato alle forze armate degli Stati Uniti.

Tuttavia, al momento dell’attacco del 2 marzo 2026, la nave manteneva lo status di bene civile secondo il diritto internazionale umanitario ed era attraccata presso un cantiere civile per lavori di riparazione effettuati da personale civile che non partecipava a operazioni militari.

Alla luce della natura precisa dell’arma utilizzata, dell’annuncio da parte delle autorità iraniane di attacchi con droni contro il Bahrein in quella stessa giornata e dei precedenti tentativi delle forze iraniane di prendere di mira l’imbarcazione, l’attacco potrebbe costituire un attacco diretto contro civili e un bene civile e quindi configurare un possibile crimine di guerra.

Arabia Saudita: l’attacco contro un dormitorio per lavoratori

L’8 marzo 2026, intorno alle 16, un ordigno iraniano ha colpito un dormitorio per lavoratori ad Al Kharj, in Arabia Saudita. Tre uomini sono stati uccisi e almeno altre dieci persone sono rimaste ferite, alcune con lesioni permanenti che hanno richiesto mesi di ricovero ospedaliero. Tutte le persone colpite erano civili impiegati presso la società di pulizie Al Twaik, che fornisce servizi di pulizia e manutenzione del verde nella regione.

Amnesty International ha intervistato sei testimoni dell’attacco e familiari delle persone uccise. L’organizzazione ha inoltre analizzato 26 fotografie e video realizzati dopo l’attacco e ha esaminato immagini satellitari. In base ai danni provocati, è probabile che nell’attacco sia stato utilizzato un drone Shahed lanciato dalle autorità iraniane o da uno dei gruppi armati loro alleati.

Un testimone ha raccontato ad Amnesty International:

“Uno dei lavoratori è stato fatto a pezzi dall’esplosione e sentivo l’odore del suo corpo che bruciava. Il secondo aveva le gambe spezzate e qualcosa gli aveva perforato la testa. Il terzo gridava: ‘Salvatemi’. Tre di loro sono morti: due sul colpo e uno dopo essere stato trasportato in ospedale”.

L’attacco è avvenuto durante il mese di Ramadan. Le persone colpite stavano riposando oppure si stavano preparando per l’Iftar, il pasto che interrompe il digiuno al tramonto, quando sono state uccise. Tra le vittime vi erano Musharaff Hussain, 42 anni, e Abdullah Mamun, entrambi cittadini del Bangladesh. Un’altra persona uccisa era Bachchu Mia, di circa 35 anni, anch’egli cittadino del Bangladesh, che lavorava in Arabia Saudita da otto anni.

Bachchu Mia, rimasto ucciso nell’attacco, e sua moglie Josna Akher.

Josna Akher, moglie di Bachchu Mia e madre dei suoi tre figli, ha dichiarato ad Amnesty International:

“Dopo l’Iftar e la preghiera, in Bangladesh, ho chiamato mio marito. Mi ha detto che mi avrebbe richiamata dopo dieci minuti, ma non l’ha mai fatto. Poco dopo mi ha telefonato un’altra persona dicendomi che era morto in un attacco missilistico. Ho perso completamente il controllo, non riuscivo neppure a capire cosa mi stessero dicendo. Dall’altra parte del telefono piangevano e gridavano”.

“Lavorava per Al Twaik come addetto alle pulizie. Cercava di nascondermi le sue difficoltà. Diceva che il salario non era sufficiente, ma lavorava duramente, cucinava e puliva…Ogni volta che aveva un momento libero mi chiamava, a volte ogni due o tre ore”, ha aggiunto.

Tutte le persone intervistate hanno affermato che prima dell’attacco non era mai stata presente alcuna forza militare, né statunitense né saudita. L’agenzia Reuters ha riferito che i Guardiani della rivoluzione iraniana avevano dichiarato di aver preso di mira installazioni radar.

La base aerea Prince Sultan, situata a circa 15 chilometri di distanza e sede di una significativa presenza militare statunitense, compresi sistemi radar, è stata attaccata ripetutamente dalle autorità iraniane tra il 28 febbraio e il 7 aprile ed era probabilmente l’obiettivo previsto anche in questo caso.

Sebbene possano esservi diverse spiegazioni del motivo per cui sia stato colpito il dormitorio per lavoratori — compresa la possibilità di un malfunzionamento dell’arma iraniana — l’attacco dovrebbe essere indagato come attacco indiscriminato, poiché le autorità iraniane non hanno distinto tra obiettivi militari e civili o beni civili, circostanza che configurerebbe un crimine di guerra.

Musharaff Hussain, che ha perso la vita nello stesso attacco in Arabia Saudita

Attacchi nei paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo

Amnesty International ha raccolto testimonianze relative agli attacchi contro l’aeroporto internazionale di Abu Dhabi, contro alberghi di Dubai negli Emirati Arabi Uniti e contro impianti idrici e infrastrutture per il gas naturale liquefatto in Qatar. Tutte le persone intervistate hanno descritto ondate di droni che sorvolavano l’area e la loro intercettazione da parte delle difese aeree locali. Alcuni droni sono tuttavia riusciti a superare i sistemi di difesa e a colpire infrastrutture civili essenziali per la fornitura di servizi di base, come l’acqua, o fondamentali per le economie della regione, come gli impianti petroliferi.

Anche altre infrastrutture civili sono state danneggiate dalla caduta di detriti provenienti da missili e droni iraniani intercettati.

Un lavoratore impiegato in un impianto in Qatar ha raccontato ad Amnesty International:

“All’inizio della guerra si verificavano due o tre ondate di attacchi al giorno, con 40 o 50 droni o missili. Li vedevo passare vicinissimi…Nel nostro dormitorio non c’è stato alcun impatto diretto, ma sono caduti dei detriti. Nel luogo in cui lavoriamo, presso l’impianto, uno di questi droni o missili ha colpito direttamente. A volte mi chiedevo cosa sarebbe successo se fossi rimasto coinvolto nell’esplosione. Sono qui per la mia famiglia, ma cosa accadrebbe a loro se mi succedesse qualcosa?”.

Dopo l’inizio della guerra, le autorità degli stati del Golfo hanno avviato una vasta repressione della libertà di espressione legata al conflitto, arrestando oltre 1000 persone, anche per aver condiviso contenuti online o espresso opinioni riguardanti il conflitto e gli attacchi dell’Iran contro la regione del Golfo.

Molti lavoratori hanno espresso timore nel condividere le proprie esperienze con Amnesty International a causa della minaccia di espulsione verso i rispettivi paesi di origine da parte delle autorità statali. Un dipendente di un albergo di Dubai, originario del Nepal, ha dichiarato:

“È molto pericoloso parlare da qui. Molte persone hanno registrato video degli attacchi, li hanno pubblicati sui social media e sono finite in carcere. Le autorità non vogliono notizie negative. Il nostro datore di lavoro ci ha detto di non parlarne, di non diffondere cattive notizie. Se una famiglia locale registra un video rischia sei mesi di carcere. Se invece è un lavoratore a farlo, viene mandato direttamente all’aeroporto”.

Ulteriori informazioni

Le persone civili in Iran hanno subito gravi conseguenze a causa dei continui attacchi aerei condotti dagli Stati Uniti e da Israele tra il 28 febbraio e il 7 aprile 2026. Secondo dati ufficiali, gli attacchi hanno ucciso almeno 2362 persone civili, tra cui 383 minori, e ferito oltre 32.314 persone, causando inoltre distruzione diffusa e gravi danni alle infrastrutture civili.

Dal 28 febbraio al 3 giugno 2026, secondo quanto riferito, circa 28 civili erano stati uccisi e centinaia di altre persone erano rimaste ferite nei sei stati membri del Gcc in attacchi compiuti dalle autorità iraniane o da gruppi armati alleati.