Iran, Houshmand Alipour a rischio esecuzione - Amnesty International Italia

Iran, Houshmand Alipour a rischio esecuzione

7 febbraio 2020

Tempo di lettura stimato: 2'

Approfondimento a cura del Coordinamento tematico sulla pena di morte. Per restare aggiornato iscriviti alla newsletter. Per consultare i numeri precedenti clicca qui.

Houshmand Alipour è a rischio esecuzione dopo essere stato condannato a morte il 29 dicembre 2019.

L’uomo era stato arrestato insieme a Mohammad Ostadghader il 3 agosto 2018. I due, appartenenti entrambi alla minoranza curda dell’Iran, sono stati accusati di aver preso parte a un attacco armato contro una base delle forze di sicurezza a Saqqez, nella provincia del Kurdistan.

Quattro giorni dopo l’arresto, la televisione di stato, Islamic Republic of Iran Broadcasting (IRIB), ha trasmesso un video dove i due confessavano di essere i responsabili dell’attacco.

Houshmand Alipour ha poi rivelato che le confessioni erano state estorte con la tortura e durante interrogatori senza la presenza di avvocati. “Ho confessato perchè terminassero di torturarmi“, ha detto l’uomo ai suoi familiari. Il loro avvocato ha presentato ricorso alla Corte Suprema.

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cifre

I dati sulla pena di morte nel 2019

In totale 142 paesi hanno abolito la pena di morte nella legge o nella pratica. 56 paesi mantengono in vigore la pena capitale, ma quelli che eseguono condanne a morte sono assai di meno.

Condanne a morte eseguite al 7 gennaio 2020*

  • Arabia Saudita: almeno 4
  • Iran: almeno 24 (tra cui due donne)
  • Somaliland: almeno 6
  • Stati Uniti d’America: 2

Condanne a morte eseguite al 31 dicembre 2019*

*questa lista contiene soltanto i dati sulle esecuzioni di cui Amnesty International è riuscita ad avere notizia certa. In alcuni paesi asiatici e mediorientali il totale potrebbe essere molto più elevato.

Dal 2009, Amnesty International ha deciso di non pubblicare la stima delle condanne a morte e delle esecuzioni in Cina, dove questi dati sono classificati come segreto di stato. Ogni anno, viene rinnovata la sfida alle autorità cinesi di rendere disponibili queste informazioni che si ritiene essere nell’ordine di migliaia, sia di esecuzioni che di condanne a morte.

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Altre notizie

Tunisia – Un tribunale tunisino ha condannato a morte otto persone morte per l’attentato suicida che nel novembre del 2015 prese di mira un autobus della guardia presidenziale a Tunisi. Nell’attacco, rivendicato dallo Stato islamico (IS), 12 guardie presidenziali rimasero uccise e 20 ferite. Il vice procuratore Mohsen el Daly ha dichiarato che la quinta camera del Tribunale di primo grado di Tunisi – specializzata in crimini terroristici – ha emesso otto condanne a morte, un ergastolo e una pena detentiva di 10 anni. Gli imputati sono stati giudicati colpevoli di “omicidio volontario e appartenenza a gruppi terroristici“, ha detto Daly, aggiungendo che solo quattro degli imputati erano presenti durante il processo. Gli altri, secondo l’agenzia tunisina Tap, sono stati condannati in contumacia. (fonte: Middle East Eye)

Usa – Nello stato del Wyoming l’ultima esecuzione risale al 1992 e l’unico prigioniero nel braccio della morte ha avuto l’annullamento della condanna capitale nel 2014. Dopo una serie di tentativi, l’ultimo dei quali, lo scorso anno, ha superato il voto della Camera ma si è fermato al Senato, è ripartita l’iniziativa abolizionista. Il deputato repubblicano Jared Olsen ha deciso di appoggiare l’Unione americana per le libertà civili e il gruppo Conservatori preoccupati sulla pena di morte e ha annunciato che il prossimo 10 febbraio presenterà una proposta di legge. “Democratici o repubblicani, liberali o conservatori, non è una questione politica ma una questione morale“, ha dichiarato Olsen. La pena di morte è stata già abolita da 21 stati degli Usa e in altri quattro vige una moratoria sulle esecuzioni. (fonte: Corriere della Sera, Le persone e la dignità)

Iran – Sono 105 le donne messe a morte durante la presidenza di Hassan Rouhani, alla guida dell’Iran dall’agosto 2013. Lo rende noto Ncr-Iran, il “ramo” femminile della Resistenza Iraniana. I dati sono stati raccolti da materiale pubblicato dalla stampa filogovernativa iraniana, dagli attivisti per i diritti umani e dai loro siti web o da fonti private in contatto con la Resistenza iraniana. Le cifre reali, spiega Ncr-Iran, potrebbero essere decisamente più elevate, poiché la maggior parte delle esecuzioni in Iran vengono eseguite in segreto. (fonte: Ncr-Iran)

India – I tribunali indiani hanno condannato a morte 102 persone nel 2019, oltre il 60% in meno rispetto alle 162 sentenze capitali del 2018. Più della metà delle condanne (ben 54) sono relative a omicidi con violenza sessuale. È quanto emerge dalla quarta edizione di The Death Penalty in India: Annual Statistics, presentato dal Progetto 39A presso la National Law University (NLU), Delhi. Il Rapporto contiene notizie di condanne a morte pronunciate da tribunali e pubblicate online, da testate giornalistiche in inglese e hindi; i numeri sono stati inoltre confrontati con quanto pubblicato su siti Web di alte corti e tribunali distrettuali. (fonte: Project 39)

Brevi dal mondo

13 gennaio – L’Alta Corte di Lahore ha annullato la condanna a morte pronunciata nei confronti dell’ex presidente del Paese Pervez Musharraf. I giudici hanno stabilito che il tribunale speciale istituito per processare l’ex presidente non fosse legale: l’ex generale lo scorso dicembre era stato ritenuto colpevole di aver imposto leggi di emergenza in violazione della Costituzione durante il suo governo.

15 gennaio – Sei uomini sono stati messi a morte a Hargeisa, nella prigione di Mandheera. I sei erano stati condannati per omicidio e terrorismo nel Somaliland. Secondo il funzionario del Somaliland Human Rights Center, Guleid Ahmed Jama, due delle sei esecuzioni erano presumibilmente legate ad al-Shabaab, il Fronte islamista radicale somalo, le prime dal 2016. Il Somaliland è una entità politica del Corno d’Africa non riconosciuta dalla comunità internazionale e corrispondente all’ex Somalia britannica.

15 gennaio – John Gardner, 64 anni, è stato messo a morte in Texas, negli Stati Uniti. L’uomo era stato condannato a morte nella Collin County il 14 novembre 2006 con l’accusa di aver ucciso la moglie Tammy Dawn Gardner nel gennaio 2005, due settimane prima che il divorzio divenisse definitivo.

25 gennaio – L’Iran ha annunciato di aver eseguito la condanna alla pena di morte inflitta al capo di un cartello della droga, il “Coccodrillo del Golfo Persico“. Lo ha riferito l’agenzia iraniana Isna secondo cui sono stati impiccati l’uomo di 36 anni e un suo complice. Il ‘Coccodrillo‘ era stato catturato mentre trasferiva più di 100 tonnellate di droga in acque internazionali.

31 gennaio – Un tribunale di Delhi ha rinviato a data da destinarsi l’esecuzione della pena di morte dei quattro condannati per lo stupro e le violenze che nel dicembre del 2012 portarono alla morte di Nirbhaya, la studentessa di medicina di Delhi: l’esecuzione era stata fissata dalla Corte suprema per il 1° febbraio. La decisione di sospendere l’impiccagione è stata presa perché la richiesta di grazia di Vinay Kumar Sharma, uno dei quattro, presentata il 29 gennaio al Presidente della Repubblica, non è ancora stata esaminata.