Pena di morte: salviamo il ricercatore Ahmad - Amnesty International Italia

Pena di morte: salviamo il ricercatore Ahmad

13 novembre 2017

Tempo di lettura stimato: 2'

Approfondimento a cura del Coordinamento tematico sulla pena di morte. Per restare aggiornato iscriviti alla newsletter.

Condannato a morte per il reato di “corruzione sulla Terra” al termine di un processo profondamente irregolare, costretto a confessare di fare spionaggio per conto di un “governo nemico” sotto la minaccia di metterlo a morte e di arrestare i suoi figli. La vicenda di Ahmadreza Djalali, ricercatore specializzato in medicina dell’emergenza, nato in Iran e residente in Svezia, è la palese dimostrazione dell’enorme disprezzo per lo stato di diritto e dell’ostinazione delle autorità iraniane per l’uso della pena di morte, come ha dichiarato Philip Luther, direttore delle ricerche sul Medio Oriente e sull’Africa del Nord di Amnesty International.

Ahmadreza Djalali è stato arrestato da funzionari del ministero dell’Intelligence nell’aprile 2016. Per sette mesi, tre dei quali passati in isolamento, non ha potuto incontrare un avvocato. Anche dopo quel periodo, i legali di sua scelta sono stati rifiutati dalla corte. “Non ha commesso alcun reato, rilasciatelo”, l’appello della moglie, Vida Mehrannia, residente in Svezia con i loro due figli.”Non è stata presentata alcuna prova per dimostrare che Djalali sia altro rispetto a un accademico che porta avanti in modo pacifico la sua professione – spiega Luther –. Le autorità iraniane devono rilasciarlo immediatamente e senza condizioni e annullare tutte le accuse nei suoi confronti“.

A inizio novembre una delegazione di Amnesty International Italia ha incontrato i rappresentanti dell’ambasciata dell’Iran in Italia per consegnare le firme già raccolte. In totale sono più di 70.000 le persone che stanno chiedendo insieme a noi di liberare il ricercatore iraniano.

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40 anni contro la pena di morte

cifre

 

 

 

 

 

I dati sulla pena di morte

In totale 141 paesi hanno abolito la pena di morte nella legge o nella pratica. 57 paesi mantengono in vigore la pena capitale, ma quelli che eseguono condanne a morte sono assai di meno.

Le esecuzioni al novembre 2017*

*questa lista contiene soltanto i dati sulle esecuzioni di cui Amnesty International è riuscita ad avere notizia certa. In alcuni paesi asiatici e mediorientali il totale potrebbe essere molto più elevato.

Dal 2009, Amnesty International ha deciso di non pubblicare la stima delle condanne a morte e delle esecuzioni in Cina, dove questi dati sono classificati come segreto di stato. Ogni anno, viene rinnovata la sfida alle autorità cinesi di rendere disponibili queste informazioni che si ritiene essere nell’ordine di migliaia, sia di esecuzioni che di condanne a morte.

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Altre notizie

 

Usa – La pena di morte registra il consenso più basso degli ultimi 45 anni. Lo rivela un recente sondaggio di Gallup da cui emerge come i cittadini statunitensi favorevoli alla pena capitale siano il 55% contro il 60% di un anno fa. Erano addirittura l’80% nel settembre 1994, momento di massimo consenso. La divisione tra Democratici e Repubblicani su questo tema è ancora netta: 39% favorevoli i primi, 51% i secondi. Spicca anche il 51% di persone che ritengono che la pena di morte sia applicata equamente e un 39% che ritiene che dovrebbe essere usata più spesso. (fonte: Gallup)

Taiwan – Si avvicina la fine dell’anno e probabilmente il 2017 sarà senza esecuzioni. Tra il 2010 e il 2016 erano state 33 le persone messe a morte. Ma per organizzazioni e esperti dei diritti umani nessun progresso è stato fatto verso l’abolizione: la pena di morte resta molto popolare, ordini di esecuzione continuano a essere firmati. Manca, denuncia in un articolo Margaret K Lewis della Seton Hall University, uno slancio concreto delle istituzioni del paese per porre fine alle esecuzioni, né dal ramo legislativo né dall’esecutivo. (fonte: Adpan)

Vietnam – La pena di morte non potrà più essere comminata per cinque reati: rapina, produzione e commercio di cibo e medicinali contraffatti, distruzione di strutture prioritarie per la sicurezza nazionale, resa al nemico e disobbedienza agli ordini di comandanti. Lo prevede la versione emendata del codice penale 2015 che entrerà in vigore a inizio 2018. (fonte: Tuoi Tre News)

 

Dal mondo

 

1 novembre 2017 – Robert Mugabe, il presidente dello Zimbabwe, si è pronunciato a favore di una ripresa delle esecuzioni capitali. La pena di morte è prevista dal codice penale ma non viene più applicata dal 2005. Lo riferisce il sito del quotidiano The Guardian. Il presidente ha ammesso che il governo è diviso su tale questione ma ha avvertito che “se sentirete che qualcuno è stato giustiziato, sappiate che il pensiero di Mugabe ha prevalso“.

 

20 ottobre 2017Torrey McNabb, condannato a morte per aver ucciso nel 1997 un poliziotto durante una fuga, è stato messo a morte nella prigione di Holman, ad Atmore, in Alabama.

12 ottobre 2017Robert Pruett, 38 anni, è stato messo a morte con un’iniezione letale, nel carcere di Huntsville, in Texas. L’uomo era stato condannato a morte per aver colpito e ucciso un agente penitenziario nel 1999. Un’ora prima dell’esecuzione, la Corte suprema aveva rigettato un ultimo ricorso per la sospensione della condanna.

 

 

Buone notizie

 

Arabia Saudita – Il 24 ottobre 2017 due lavoratrici migranti dell’Indonesia sono state rilasciate dal braccio della morte, dove si trovavano dal 2010 a seguito di una condanna per omicidio.

Emirati Arabi Uniti – Il 25 ottobre 2017 una corte dell’emirato di Sharjah ha commutato in tre anni di carcere le condanne a morte inflitte nel 2011 a cinque cittadini dell’India giudicati colpevoli di omicidio.

Guatemala – Il 26 ottobre 2017 la Corte costituzionale del Guatemala ha annunciato l’abolizione della pena di morte per tutti reati di competenza delle corti civili. La decisione entrerà in vigore quando sarà pubblicata sulla Gazzetta ufficiale. La pena capitale era prevista finora per i reati di omicidio di persone di età inferiore a 12 anni o superiore a 60, per sequestro seguito da morte o ferimento grave della vittima, per omicidio del presidente e del vicepresidente della repubblica e per alcuni reati particolarmente gravi collegati al narcotraffico. Secondo quanto disposto dalla Corte costituzionale, la pena di morte resterà in vigore per i reati su cui è competente la giustizia militare.

Taiwan – Il 1° novembre 2017, dopo aver trascorso 15 anni nel braccio della morte, Cheng Hsing-tse è stato riconosciuto innocente ed è tornato in libertà. Nel 2002, l’uomo era stato giudicato colpevole dell’uccisione di un poliziotto durante una sparatoria e condannato a morte. Nel giro di quattro anni, tutti gli appelli a disposizione contro la condanna erano stati respinti. Nel 2016, l’Alta corte aveva disposto la revisione del processo, sulla base di nuove prove emerse successivamente alla condanna, che hanno finito per indicare un altro uomo come responsabile del reato.

 

 

 

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