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In risposta alla firma di un memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran per porre fine a una guerra durata diversi mesi e che si è estesa agli stati limitrofi causando oltre 6000 morti in tutto il Medio Oriente e destabilizzando l’economia globale, Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International, ha dichiarato:
“I rappresentanti statunitensi e iraniani hanno firmato un accordo per porre fine a una guerra iniziata con attacchi illegali da parte di Stati Uniti e Israele, in violazione della Carta delle Nazioni Unite, e che ha innescato azioni illegali da parte delle autorità iraniane, provocando mesi di sofferenze devastanti per la popolazione civile e violazioni del diritto internazionale umanitario, compresi crimini di guerra”.
“Questa notizia porterà un fragile sollievo a milioni di persone che negli ultimi quattro mesi hanno vissuto in una situazione di profonda incertezza. Tuttavia, per garantire una fine sostenibile e duratura delle ostilità, qualsiasi accordo firmato dovrà andare oltre la tutela degli interessi strategici e militari degli Stati Uniti e dell’Iran e mettere al centro la protezione dei diritti umani, l’assunzione di responsabilità, la giustizia e le riparazioni, comprese le garanzie di non ripetizione, verso le persone che hanno subito crimini di diritto internazionale. Un accordo quadro che interrompa temporaneamente i combattimenti ma ignori i diritti umani rischierà di trasformarsi in uno schermo dietro il quale impunità, occupazione e repressione continueranno indefinitamente”.
“Sebbene il testo dell’accordo preveda che gli Stati Uniti, l’Iran e i rispettivi alleati cessino le operazioni militari, anche in Libano, e affermi di garantire l’integrità territoriale e la sovranità del Libano, le autorità israeliane continuano a rifiutare apertamente di ritirare le proprie forze dal Libano meridionale, dove gli attacchi proseguono mettendo ulteriormente a rischio la popolazione civile. È fondamentale che le persone civili in Libano, che hanno già affrontato enormi sofferenze, non siano lasciate esposte al rischio di una nuova escalation degli attacchi israeliani né costrette a uno sfollamento permanente dalle proprie case”.
“La comunità internazionale deve agire immediatamente per chiedere il ritiro delle forze israeliane dal territorio libanese, consentire alle persone sfollate di tornare alle proprie case in modo sicuro e volontario e garantire giustizia e riparazioni alle persone che hanno subito violazioni del diritto internazionale in Libano dal 2023 a oggi. Gli stati devono inoltre chiedere la fine del genocidio di Israele nella Striscia di Gaza e il ritiro israeliano da tutto il Territorio palestinese occupato”.
“In Iran la sola fine dei bombardamenti non garantirà sicurezza a una popolazione sottoposta a un’intensificata campagna repressiva da parte delle autorità della Repubblica islamica. Tale campagna ha incluso arresti arbitrari di massa, sparizioni forzate, torture e maltrattamenti, processi gravemente iniqui celebrati con procedure accelerate ed esecuzioni motivate politicamente. Dall’inizio della guerra, ci sono state almeno 44 esecuzioni del genere e oltre 6000 persone sono finite in carcere arbitrariamente. Manifestanti, dissidenti e altre persone che chiedono un profondo cambiamento politico continuano a essere esposte al grave rischio di ulteriori crimini di atrocità da parte delle autorità iraniane”.
“È essenziale che l’accordo tra Stati Uniti e Iran sia accompagnato da un duplice approccio diplomatico incentrato sulle persone, con misure concrete per prevenire ulteriori crimini di atrocità da parte delle autorità iraniane, compresi eventuali nuovi massacri di manifestanti, e per sostenere le richieste della società civile di cambiamenti sostanziali in materia di diritti umani, compresa una riforma della costituzione”.
“Il percorso verso un futuro migliore per le persone della regione deve mettere al primo posto la popolazione civile e l’umanità, offrendo soluzioni di lungo periodo per proteggere i diritti umani, porre fine all’impunità e affrontare le cause profonde della crisi”.
Amnesty International chiede che tutte le violazioni del diritto internazionale umanitario, compresi i possibili crimini di guerra, siano oggetto di indagini indipendenti, che i responsabili siano chiamati a rispondere delle proprie azioni e che le persone che hanno subito violazioni in tutta la regione ottengano giustizia e riparazioni.