Anche battersi contro la pena di morte è un reato in Iran

Narges Mohammadi: anche battersi contro la pena di morte è un reato. In Iran

6 giugno 2019

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Narges Mohammadi è un’illustre difensora dei diritti umani in Iran, una sostenitrice della campagna contro la pena di morte e vicepresidente del centro per i difensori dei diritti umani in Iran.

Narges è stata arrestata a maggio 2015 e condotta nella prigione di Evin a Teheran.

La corte l’ha condannata a dieci anni di carcere con l’accusa di “fondazione di un gruppo illegale”.

Ha anche ricevuto una condanna a cinque anni per aver commesso “crimini contro la sicurezza nazionale” e un altro anno per “diffondere propaganda contro il sistema”.

La corte ha utilizzato come “prova” le interviste  rilasciate da Narges ai media internazionali e l’incontro avvenuto a marzo 2014 con l’Alta rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

Nel 2012 Narges Mohammadi era stata condannata a sei anni di carcere ma era stata presto rilasciata a causa delle sue condizioni di salute. Proprio per questo motivo, non avrebbe mai dovuto trascorrere un giorno in più in carcere.
Invece, nel 2016 le è stata inflitta un’altra condanna, stavolta a 16 anni.

A settembre 2016 infatti, la sezione 26 della Corte d’appello di Teheran ha confermato una condanna a 16 anni di reclusione nei suoi confronti con le accuse di: adesione al Centro dei difensori dei diritti umani, collusione contro la sicurezza nazionale e propaganda contro lo stato.

La barbara condanna al carcere arriva dopo aver sofferto per anni di molestie intervallate da periodi intermittenti di detenzione, che hanno peggioranto notevolemente la salute di Narges.

Narges è stata più volte ricoverata in ospedale da quando è stata imprigionata. È gravemente malata, soffre di embolia polmonare (un coagulo di sangue nei polmoni) e un disturbo neurologico che le provoca convulsioni e paralisi parziale temporanea.

La sua “colpa” è di aver invocato l’abolizione della pena di morte, aver parlato di diritti umani con rappresentanti di istituzioni internazionali e aver preso parte a manifestazioni pacifiche per i diritti delle donne, in un periodo in cui erano frequenti gli attacchi con l’acido nei loro confronti.

I suoi familiari chiedono che sia scarcerata per motivi di salute o, almeno, che possa trascorrere in ospedale tutto il periodo post-operatorio necessario.

La storia di Narges non può non portare alla mente quella di due altre persone ingiustamente imprigionate in Iran: Ahmadreza DjalaliNasrin Sotoudeh.

Nasrin Sotoudeh, la nota avvocata iraniana per i diritti umani dovrà trascorrere in carcere 17 anni.

La condanna è stata confermata in appello.

Ahmadreza Djalali, esperto di Medicina dei disastri e assistenza umanitaria ed ex ricercatore presso l’Università del Piemonte Orientale di Novara, è stato condannato a morte in Irancon l’accusa di “spionaggio” il 21 ottobre 2017.