"Nove persone su dieci nei Paesi poveri rischiano di non essere vaccinate contro il Covid il prossimo anno" - Amnesty International Italia

“Nove persone su dieci nei Paesi poveri rischiano di non essere vaccinate contro il Covid il prossimo anno”

11 Dicembre 2020

© Francisco Alvia Hospital Clinic

Tempo di lettura stimato: 9'

L’allenza per il vaccino popolare accusa: “Nove persone su dieci nei Paesi poveri rischiano di non essere vaccinate contro il Covid il prossimo anno”

Nel 2021 i paesi ricchi avranno a disposizioni dose per vaccinare in media tre volte la loro intera popolazione. Al contrario, se i governi e l’industria farmaceutica non s’impegneranno a produrre dosi sufficienti, 70 paesi poveri saranno in grado di vaccinare solo una persona su dieci.

La denuncia arriva dall’Alleanza per il vaccino popolare, una rete di organizzazioni – tra le quali Amnesty International, Frontline AIDS, Global Justice Now e Oxfam – che chiede che il vaccino contro il Covid-19 sia messo a disposizione di tutte e tutti.

Sulla base delle informazioni scientifiche disponibili e delle analisi di Airfinity, l’Alleanza ha esaminato gli accordi raggiunti tra una serie di paesi e le principali otto aziende che si sono candidate a produrre il vaccino.

I paesi ricchi, che rappresentano solo il 14 per cento della popolazione mondiale, hanno comprato il 53 per cento dei vaccini che stanno ultimando la sperimentazione clinica. Il Canada guida la graduatoria, in quanto sarà in grado di vaccinare la sua intera popolazione per cinque volte.

Ma mentre questi paesi intraprendono il percorso per lasciarsi alle spalle la pandemia, 67 paesi a medio e passo reddito rischiano di essere lasciati indietro. Cinque di essi – Kenya, Myanmar, Nigeria, Pakistan e Ucraina – hanno segnalato complessivamente un milione e mezzo di contagi.

“A nessuno dovrebbe essere impedito di ottenere un vaccino salvavita a causa del paese in cui vive o di quanti soldi ha in tasca. Ma se non vi saranno cambiamenti radicali, miliardi di persone nel mondo non saranno vaccinate in modo sicuro ed efficace negli anni a venire, ha dichiarato Anna Marriott, direttrice del programma Politiche sanitarie di Oxfam.

“Tutte le aziende e gli istituti di ricerca devono condividere le loro conoscenze scientifiche e tecnologiche e le proprietà intellettuali alla base dei vaccini in modo da produrre sufficienti dosi sicure ed efficaci. I governi, a loro volta, devono assicurare che l’industria farmaceutica non anteponga i profitti alle vite umane”, ha aggiunto Heidi Chow, di Justice Now.

Il vaccino Pfizer/BioNTech ha già ricevuto l’autorizzazione nel Regno Unito e le vaccinazioni sono già iniziate questa settimane. È probabile che riceva ulteriori autorizzazioni da altri paesi, tra cui gli Usa, in pochi giorni.

Due altri possibili vaccini, prodotti da Oxford in collaborazione con AstraZeneca e da Moderna hanno richiesto l’autorizzazione o sono in attesa di riceverla. Il vaccino russo, Sputnik, ha annunciato esiti positivi nel processo di sperimentazione e altri quattro candidati sono nella terza fase di test.

Finora il 100 per cento delle dosi di Moderna e il 96 per ceto delle dosi di Pfizer/BioNTech sono state acquistate dai paesi ricchi.

In un apprezzato contrasto, Oxford/AstraZeneca si sono impegnati a fornire il 64 per cento delle loro dosi alle persone che vivono nei paesi in via di sviluppo. Nonostante questi sforzi, nel prossimo anno potranno raggiungere al massimo il 18 per cento della popolazione mondiale. Inoltre, gli accordi raggiunti da Oxford/AstraZeneca riguardano per lo più i principali paesi in via di sviluppo come la Cina e l’India, mentre la maggior parte dei paesi di essi non ha fatto accordi e dovrà dividersi i vaccini cosiddetti Covax.

Tutto questo dimostra che una sola azienda non può sperare di rifornire l’intera popolazione mondiale e che solo la collaborazione tra produttori di vaccini renderà raggiungibile questo obiettivo.

L’Alleanza per un vaccino popolare chiede a tutte le aziende farmaceutiche impegnate nella produzione di vaccini contro il Covid-19 di condividere la loro tecnologia e le loro proprietà intellettuali attraverso il Pool di accesso alla tecnologia sul Covid-19 dell’Organizzazione mondiale della sanità, in modo tale che possano essere prodotti miliardi di dosi e che vaccini efficaci e sicuri siano a disposizione di tutti coloro che ne hanno bisogno.

L’Alleanza chiede inoltre ai governi di fare tutto ciò che è in loro potere per assicurare che i vaccini contro il Covid-19 siano un bene pubblico globale, a disposizione a titolo gratuito, distribuito equamente e secondo le necessità. Un primo passo dovrebbe essere quello di sostenere le proposte presentate dal Sudafrica e dell’India al Consiglio dell’Organizzazione mondiale del commercio affinché si rinunci ai diritti di proprietà intellettuale sui vaccini contro il Covid-19, sulle sperimentazioni e sui trattamenti fino a quando ogni persona non sarà protetta.

“L’attuale accaparramento dei vaccini compromette concretamente gli sforzi globali per assicurare che ogni persona, ovunque nel mondo, sia protetta dal Covid-19. I paesi ricchi hanno chiari obblighi sui diritti umani: non solo astenersi da azioni che potrebbero pregiudicare l’accesso universale ai vaccini, ma anche collaborare con e fornire assistenza ai paesi che ne hanno bisogno. Acquistando gran parte dei vaccini del mondo, i paesi ricchi stanno violando i loro obblighi: inizino a lavorare con gli altri condividendo le conoscenze, aumentando le forniture e aiutando così a porre fine alla crisi globale provocata dal Covid-19”, ha affermato Steve Cockburn, direttore del programma Giustizia economica e sociale di Amnesty International.

I vaccini sviluppati da Oxford/AstraZeneca, Moderna e Pfizer/ioNTech hanno ricevuto oltre cinque miliardi di dollari di fondi pubblici e questo, secondo l’Alleanza per un vaccino popolse, pone su queste aziende la responsabilità di agire in nome dell’interesse pubblico globale.

“I paesi ricchi hanno abbastanza dosi da vaccinare quasi tre volte la loro popolazione, mentre quelli poveri non ne hanno neanche per vaccinare gli operatori sanitari e le persone a rischio. L’attuale sistema, in cui le aziende farmaceutiche usano i fondi dei governi per svolgere ricerche, mantenere diritti esclusivi e tenere segreta la loro tecnologia per accrescere i profitti, potrebbe costare molte vite umane”, ha dichiarato Mohga Kamal Yanni a nome dell’Alleanza per un vaccino popolare.

“Questa pandemia è un problema globale che richiede una soluzione globale. L’economia globale continuerà a soffrire fino a quando la maggioranza del mondo non avrà accesso a un vaccino. In questa pandemia senza precedenti, occorre mettere da parte i profitti delle aziende farmaceutiche per salvare tanto l’umanità quanto l’economia”, ha sottolineato Lois Chingandu, direttore di Frontline AIDS.

Il sostegno per un vaccino popolare sta aumentando a vista d’occhio, grazie al contributo di persone sopravvissute al Covid-19, esperti nel campo della sanità, attivisti, leader ed ex leader mondiali, personalità di fede ed economisti quali Cyril Ramaphosa, Imran Khan, Ellen Johnson Sirleaf, Gordon Brown, Helen Clark, Mary Robinson, Joseph Stiglitz, John Nkengasong e Thomas Piketty.

Il mese scorso negli Usa oltre 100 personalità di primo piano nel campo della sanità pubblica, della fede, della giustizia razziale e del mondo del lavoro si sono unite a membri del Congresso, parlamentari, economisti e artisti firmando una lettera aperta per chiedere al presidente eletto Joe Biden di cogliere questo momento straordinario e il potere che gli conferirà la presidenza degli Usa per sostenere un vaccino popolare.

Per ulteriori informazioni:

https://peoplesvaccine.org

Covid-19: la nostra lotta per un vaccino equo

Covid-19: il commento di Amnesty International al piano vaccinale italiano