Pena di morte e povertà, il tema della giornata mondiale - Amnesty International Italia

Pena di morte e povertà, il tema della giornata mondiale

10 ottobre 2017

Tempo di lettura stimato: 2'

Approfondimento a cura del Coordinamento tematico sulla pena di morte. Per restare aggiornato iscriviti alla newsletter.

Anche quest’anno Amnesty International insieme alle organizzazioni abolizioniste e agli attivisti di tutto il mondo si mobilita il 10 ottobre per la Giornata mondiale contro la pena di morte. Il tema della 15° Giornata mondiale è il legame esistente tra povertà e pena di morte e punta a sensibilizzare sulle ragioni per cui le persone che vivono in povertà sono a più forte rischio di essere condannate alla pena capitale e messe a morte.

Secondo alcune ricerche, la maggioranza dei condannati a morte negli Usa sono persone povere. Le disuguaglianze sociali ed economiche influiscono, per esempio, sull’accesso alla giustizia. Ma sono molti i fattori legati alle condizioni socio-economiche che determinano come vi sia un uso sproporzionato della pena di morte contro poveri ed emarginati.

Un caso esemplare è quello di Hoo Yew Wah, un malese originario dello stato cinese di Pahang che ha lasciato la scuola all’età di 11 anni. Trasferitosi a Kuala Lumpur, dove ha lavorato in ristorante da strada come cuoco, è condannato a morte con l’accusa di traffico di droga. Hoo è stato trovato in possesso di oltre 180 grammi di metanfetamine nel 2005. Aveva 20 anni al momento dell’arresto.

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40 anni contro la pena di morte

cifre

I dati sulla pena di morte

In totale 141 paesi hanno abolito la pena di morte nella legge o nella pratica. 57 paesi mantengono in vigore la pena capitale, ma quelli che eseguono condanne a morte sono assai di meno.


questa lista contiene soltanto i dati sulle esecuzioni di cui Amnesty International è riuscita ad avere notizia certa. In alcuni paesi asiatici e mediorientali il totale potrebbe essere molto più elevato.

Dal 2009, Amnesty International ha deciso di non pubblicare la stima delle condanne a morte e delle esecuzioni in Cina, dove questi dati sono classificati come segreto di stato. Ogni anno, viene rinnovata la sfida alle autorità cinesi di rendere disponibili queste informazioni che si ritiene essere nell’ordine di migliaia, sia di esecuzioni che di condanne a morte.

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Altre notizie

Pakistan: In Pakistan, una poesia inviata su Whatsapp può rivelarsi mortale. E’ accaduto a Nadeem James, 35 anni, condannato alla pena capitale il 14 settembre da un tribunale di primo grado a Gujrat, nel Punjab. L’uomo avrebbe inviato ad un amico una poesia ritenuta offensiva nei confronti dell’Islam. La legge sulla blasfemia in Pakistan rende la pena di morte obbligatoria per i condannati. Almeno 19 persone si troverebbero nei bracci della morte. (fonte: Human Rights Watch)

Tanzania: “Ho chiesto alle corti di non sottopormi la lista dei prigionieri che devono essere messi a morte. Come uomini politici, non siamo felici di portare a termine le condanne a morte”. Le recenti parole del Presidente della Tanzania, John Pombe Joseph Magufuli, hanno acceso le speranze degli abolizionisti. Nonostante non si registri una esecuzione dal 1994, ci sono ben 491 detenuti nei bracci della morte del Paese. “Il popolo della Tanzania considera la pena di morte un retaggio coloniale. Nessuno la approva. Penso sia giunto il momento di sfidarla”, ha commentato Fulgence TM, responsabile del Legal Aid Clinic of the Legal and Human Rights Center. (fonte: World coalition against death penalty)

Usa: “The Worst of the Worst: Heinous Crimes and Erroneous Evidence”, uno studio realizzato da Scott Phillips e Jamie Richardson, due professori di sociologia e criminologia della University of Denver (Colorado), evidenzia come tanto più grave è il reato tanto maggiori sono le irregolarità nei processi. Lo studio prende in esame oltre 1500 casi di persone prima condannate, poi prosciolte, per dimostrare come i reati più gravi per i quali è più probabile che la pubblica accusa chieda la pena di morte, sono anche quelli in cui la pubblica accusa ha la tendenza a partecipare nella produzione di prove errate, dalle false confessioni, all’uso di delatori inaffidabili, pressioni sulla polizia ed esami di laboratorio inaccurati”. Lo studio utilizza i dati del National Registry of Exonerations ed emerge, ad esempio, come 234 delle 1535 prosciolte dal 1989 al 2014 aveva fatto confessioni ritrattate in un secondo tempo. Di queste 234 persone, 22 hanno avuto una condanna a morte. (Fonte: Death Penalty Information Center)

 

 

 

 

Dal mondo

7 settembre 2017 Due uomini, Firoz Khan e Tahir Merchant, sono stati condannati a morte da un tribunale speciale nel processo per l’impressionante serie di attentati realizzati a Mumbai nel 1993. Il pubblico ministero ha ricordato nel corso del dibattimento che gli attentati furono realizzati per vendetta per la demolizione il 6 dicembre 1992 ad Ayodhya di una moschea musulmana, Babri Masjid, fatto che provocò gravi disordini in tutta l’India ed in particolare a Mumbai, con un bilancio di quasi mille morti.

13 settembre 2017 Gary Otte, 45 anni, accusato di aver ucciso due persone in una rapina a Cleveland nel 1992, è morto nel carcere di Lucasville (Ohio) dopo una iniezione letale che secondo il suo avvocato avrebbe creato ripetuti innalzamenti e abbassamenti dello stomaco: un fenomeno noto come ‘air hunger’ (fame d’aria), o dispnea, ossia difficoltà respiratorie. Il legale ha pensato ad errori nell’iniezione e ha tentato di avvisare il giudice per fermare l’esecuzione senza però fare in tempo.

26 settembre 2017 La Corte suprema americana ha concesso ieri sera una sospensione della prevista esecuzione del 59enne Keith Leroy Tharpe, condannato a morte per l’uccisione 27 anni fa di sua cognata, Jacquelyn Freeman. I legali di Tharpe avevano chiesto la sospensione dell’esecuzione sostenendo che la sentenza era stata condizionata da pregiudizi razziali nella giuria. La Corte dovrà decidere adesso se riesaminare il caso o meno.

28 settembre 2017 Un Tribunale militare di Beirut ha condannato a morte Ahmed al Assir, ex imam della moschea Bilal bin Rabah di Sidone, per scontri avvenuti nel 2013 nella città di Sidone in cui morirono 18 soldati. La Corte, secondo i media libanesi, ha condannato alla pena capitale anche il fratello di Asir, Amjad, e altri sette suoi seguaci.

 

 

 

Buone notizie

Gambia – Il 20 settembre è stato firmato il Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (per l’abolizione della pena di morte), primo passo verso l’abolizione della pena capitale. Le ultime esecuzioni nel Paese risalgono al 2012.

Madagascar – Il 21 settembre è stato completato il processo di ratifica del Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici con il deposito dell’atto presso le Nazioni Unite. Il Protocollo entrerà formalmente in vigore il 21 dicembre.

Kuwait – Il 30 settembre l’emiro Sabah IV al-Ahmad al-Jabir al Sabah ha commutato in ergastolo 15 condanne a morte di altrettanti cittadini dell’India.

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