Perché i manifestanti di Hong Kong continuano a manifestare - Amnesty International Italia

Perché i manifestanti di Hong Kong continuano a manifestare

1 ottobre 2019

Tempo di lettura stimato: 3'

I manifestanti di Hong Kong hanno fatto la storia

A marzo 2019, il governo di Hong Kong ha proposto l’introduzione di una norma che avrebbe permesso l’estradizione forzata in Cina. I cittadini hanno reagito in massa, protestando e scendendo in piazza come mai si era visto prima.

Un giorno in particolare, il 16 giugno, fino a 2 milioni di persone hanno marciato pacificamente per le strade di Hong Kong.

La polizia locale ha risposto alle proteste con manganelli, gas lacrimogeni, spray al peperoncino, proiettili di gomma e cannoni ad acqua.

Sebbene il disegno di legge sull’estradizione sia stato ritirato, le proteste a Hong Kong continuano perché il movimento ha avanzato una richiesta molto più ampia di cambiamento.

“Cinque richieste, non una di meno”

Il ritiro della legge sull’estradizione era solo una delle “cinque richieste” che hanno dato vita alle proteste.

I manifestanti chiedono:

  • al governo di non definire più le loro proteste “sommosse”;
  • un’indagine indipendente sull’uso della forza da parte della polizia;
  • la liberazione incondizionata di tutte le persone arrestate durante e a seguito delle manifestazioni
  • una riforma che garantisca un suffragio universale autentico per l’elezione dei leader di Hong Kong – come stabilito dalla mini Costituzione della città.

La testimonianza di una studentessa

Joey Siu è una studentessa della Hong Kong City University. Ci ha raccontato: “Sono stata impegnata nelle manifestazioni e ho partecipato alla protesta per tutto il periodo estivo. Credo che, in quanto studenti, sia nostro dovere prendere parte a queste manifestazioni. Chi ha tempo e risorse per farlo ha anche l’obbligo di lottare per difendere i diritti umani e la democrazia ad Hong Kong.

La reazione della polizia è stata terribile. Il 12 giugno, per la prima volta, ho capito cosa significa respirare i gas lacrimogeni. È stata una giornata davvero spaventosa. Stavo cercando di distribuire del materiale protettivo ai manifestanti quando improvvisamente la polizia ha iniziato il lancio dei gas. Non riuscivo a trattenere le lacrime e respiravo a stento. Alcuni manifestanti sono stati picchiati dalla polizia per aver preso parte alle proteste. Questo è il motivo per cui è necessaria un’indagine indipendente sulle azioni delle forze dell’ordine, ed è questa una delle ragioni per le quali non arretreremo“.


Polizia spericolata e aggressiva

Più di 1.300 persone sono state arrestate finora in occasione delle manifestazioni contro l’estradizione forzata in Cina, ma il numero è destinato ad aumentare.

In questi mesi abbiamo raccolto le testimonianze di 21 persone e quasi tutte hanno raccontato di essere state picchiate con manganelli e prese a pugni nel corso dei loro arresti, anche quando non hanno opposto resistenza. La polizia anti-sommossa e gli agenti della Special Tactical Squad (STS), comunemente noti come “rapaci”, sono stati responsabili delle violenze peggiori.

Un uomo che è stato arrestato in una protesta a Tsim Sha Tsui ad agosto ha raccontato di aver tentato la fuga dalla polizia mentre era in corso una carica contro i manifestanti. Ecco cosa è successo quando gli agenti della STS lo ha raggiunto:

Tre di loro mi sono saltati addossi e mi hanno spinto con forza il viso a terra. Un secondo dopo, mi hanno preso a calci in faccia … continuavano a esercitare pressione sul mio corpo. Ho iniziato ad avere difficoltà a respirare e ho sentito un forte dolore alla cassa toracica sinistra … Mi hanno detto: ‘Stai zitto, smetti di fare rumore. Sei uscito; sei un eroe, vero?‘”

L’uomo ha trascorso due giorni in ospedale e gli è stata diagnosticata una costola fratturata, tra le altre lesioni. Altri manifestanti arrestati hanno descritto ferite tra cui fratture ossee, un dente rotto e sanguinamento da ferite alla testa.

Standard di polizia

La stragrande maggioranza dei manifestanti di Hong Kong è pacifica. Tuttavia, si sono registrati degli episodi violenti che sembrano essersi intensificati in concomitanza dell’uso eccessivo della forza da parte della polizia.

Inoltre la polizia non è intervenuta quando i manifestanti e i giornalisti sono stati attaccati.

Al contrario, la polizia ha il dovere di mantenere l’ordine pubblico, esistono rigide leggi e standard internazionali sui diritti umani che regolano l’uso della forza.

Se le forze dell’ordine decidono di usare la forza, devono rispettare rigorosamente i principi di legalità, necessità e proporzionalità.

Le cause profonde delle proteste

Un paese, due sistemi

Hong Kong era una colonia britannica fino al 1997, quando la sovranità del territorio fu restituita in Cina. In base all’accordo concluso tra Regno Unito e Cina, a Hong Kong è stato garantito un sistema giuridico ed economico separato.

L’accordo ha inoltre garantito la protezione continua di una serie di diritti umani a Hong Kong. Il principio di “un paese, due sistemi” è stato sancito dalla Legge fondamentale di Hong Kong.

La “linea rossa” della Cina

L’autonomia e le libertà di cui Hong Kong dovrebbe godere sono state attaccate negli ultimi anni. Nel 2017, il presidente Xi Jinping ha avvertito che qualsiasi tentativo a Hong Kong di mettere in pericolo la “sovranità e sicurezza nazionale” della Cina o di sfidare il potere del governo centrale significava oltrepassare una “linea rossa” e sarebbe stato affrontato duramente.

Le autorità cinesi utilizzano un’interpretazione molto ampia di ciò che costituisce una minaccia alla sovranità e alla sicurezza nazionale. Manifestanti pacifici, giornalisti e attivisti sono regolarmente puniti duramente nella Cina continentale.

Il governo di Pechino considera le proteste a favore della democrazia a Hong Kong come una minaccia alla sicurezza nazionale cinese. Le autorità di Hong Kong hanno sempre più utilizzato questa motivazione per colpire gli attivisti, in particolar modo a partire dal “Movimento degli ombrelli” del 2014.

Come non sorvegliare una protesta

Decine di migliaia di manifestanti hanno affollato le strade di Hong Kong mercoledì 12 giugno. Dal tardo pomeriggio fino a notte, i manifestanti, in gran parte pacifici, hanno dovuto difendersi dalle cariche di gas lacrimogeni, da pistole che sparavano proiettili di gomma, da spray al peperoncino e manganellate ad opera della polizia nell’intento di disperdere la manifestazione che si era avvicinata al quartier generale del governo.

Il nostro team di esperti ha esaminato più da vicino questo uso non necessario ed eccessivo della forza da parte della polizia.

Abbiamo esaminato i filmati di 14 casi di presunta violenza della polizia, tra cui percosse brutali e l’uso improprio di gas lacrimogeni e spray al peperoncino. Da allora, la polizia di Hong Kong ha dispiegato numerose volte forze eccessive.

Il nostro lavoro di ricerca

Da quando sono iniziate le proteste abbiamo documentato a più riprese le violazioni dei diritti umani in corso ad Hong Kong.