Ponti e non muri: le richieste di Amnesty International al G7 di Taormina

Ponti e non muri: le richieste di Amnesty International al G7 di Taormina

26 maggio 2017

© Marie-Anne Ventoura/Amnesty UK

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In occasione del G7, l’incontro tra i potenti del mondo in programma il 26 e 27 maggio a Taormina, un pulmino di Amnesty International Italia è pronto ad attraversare i luoghi del summit internazionale.

“No ban, no wall”

Nonostante una Taormina completamente blindata, gli attivisti del gruppo 299 di Messina sono pronti a percorrere pacificamente la città, rispettando le zone interdette all’accesso, a bordo di un pulmino personalizzato con cartelli e striscioni.

Lo scopo dell’iniziativa, i cui slogan sono “No Ban, No Wall!” e “Costruiamo ponti, non muri” è quello di manifestare dissenso nei confronti delle politiche discriminatorie del presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump e delle fallimentari politiche europee in materia d’immigrazione e asilo.

Il “Muslim ban”

Bloccato ancora una volta da un tribunale federale proprio alla vigilia del G7, il decreto esecutivo imposto da Trump è contrario al diritto internazionale dei diritti umani in quanto viola trattati che gli Usa sono obbligati a rispettare.

Nei pochi giorni in cui è rimasto in vigore ha già mostrato i suoi effetti devastanti.

Per maggiori informazioni, leggi anche la ricerca condotta da Amnesty USA e CLEAR Project dal titolo “La mia famiglia era sotto shock“.

Le politiche europee

Secondo l’Alto commissariato Onu per i rifugiati le persone che, nel corso del 2016, hanno perso la vita (o risultano disperse) nel mar Mediterraneo sono 5.022. Un dato che nel 2017 rischia di essere superato anche a causa di politiche europee che incentivano accordi bilaterali con gli stati da cui migranti e richiedenti asilo partono.

Non possiamo stare a guardare: dobbiamo e possiamo fare passi concreti per fermare queste morti e trovare una soluzione che tenga conto della necessità primaria delle persone di chiedere protezione internazionale, senza dover mettere a repentaglio la vita.

A una crisi globale devono corrispondere risposte globali. È cruciale che i leader mondiali agiscano per istituire percorsi legali e sicuri di accesso per i rifugiati. Occorre aumentare urgentemente il numero di posti disponibili per il reinsediamento dei rifugiati ed attivare meccanismi più veloci ed efficaci per i ricongiungimenti familiari e per il rilascio di visti umanitari e per motivi di studio o di salute.