Archivio privato
Tempo di lettura stimato: 9'
Un membro di Three Lions Pride spiega perché quest’anno non sarà presente alla Coppa del Mondo.
Robert*, 33 anni, fa parte di Three Lions Pride, il gruppo ufficiale di persone Lgbtqia+ tifose della nazionale di calcio inglese. Il gruppo si propone di offrire uno spazio sicuro, inclusivo e ben visibile per le persone tifose queer e le loro alleate.
Quest’anno, tuttavia, il gruppo ha deciso di non partecipare alla Coppa del Mondo Fifa 2026 per ragioni di sicurezza personale:
“Il mio primo ricordo legato al calcio è l’Arsenal che perde contro il Liverpool nella finale di FA Cup del 2001. Ero distrutto. L’anno dopo, l’Inghilterra perse contro il Brasile ai Mondiali, e ricordo ancora come Ronaldinho superò David Seaman con un pallonetto. Per me, il calcio era eccitante, una vera montagna russa emotiva.”
Andare alle partite con mio padre era diventato un rituale settimanale. Era un tifoso sfegatato dell’Arsenal, quindi se avessi dovuto tifare per qualcuno, sarebbe stato l’Arsenal o nessuno. L’atmosfera era meravigliosa, elettrica. Andavo a qualsiasi partita: volevo solo vedere il calcio in qualunque forma.
Da adolescente sapevo di essere diverso, ma non avevo gli strumenti linguistici per capirlo. Eppure, cominciavo a rendermi conto che tutti quei cori omofobi sugli spalti erano diretti a persone come me. Mi facevano sentire che il calcio non mi voleva. E per quanto amassi questo sport, non era un ambiente in cui potevo essere me stesso: le mie due identità – essere un grande appassionato di calcio ed essere queer – non sarebbero mai riuscite a fondersi”.
“Dopo quegli episodi, smisi di andare allo stadio e seguii tutto da lontano – credo che tutte le persone tifose Lgbtqia+ attraversino un periodo in cui si sentono costrette a scegliere tra essere sé stesse e andare a vedere partite di calcio.
In vista del Mondiale in Russia decisi di fondare Three Lions Pride con alcuni amici. Esistevano già gruppi Lgbtqia+ legati alle squadre di club, ma non alle nazionali.
Cominciammo ad andare alle partite dell’Inghilterra in gruppo e Three Lions Pride nacque così. Fu un’occasione per andare incontro le difficoltà che avremmo dovuto fronteggiare ai Mondiali in Russia e in Qatar. Potemmo anche partecipare come gruppo, prenderci cura gli uni degli altri e trovare sicurezza nella forza del numero.
Nel 2016 i tifosi inglesi non godevano della migliore reputazione; quindi, la gente era già istintivamente cauta nell’andare alle partite; ma avere quella comunità è stato qualcosa di davvero potente e ha permesso a chi pensava che non ci sarebbe mai stato uno spazio per loro di capire che in realtà esiste”.
“Nel calcio europeo, e in particolare in quello britannico, ci sono stati miglioramenti enormi. I cori omofobi si sentono molto meno, e quando capita, altri tifosi – anche chi non appartiene alla comunità Lgbtqia+ – intervengono apertamente. Per esempio, oggi posso andare allo stadio con il trucco, con una gonna, cose del genere. Sono stato in Germania per gli Europei ed è stato splendido.
La tifoseria inglese è di per sé una comunità che si sostiene a vicenda e vuole che tutti possano seguire l’Inghilterra: è stato davvero bello vederlo per molti dei nostri membri. Senza di loro, le persone Lgbtqia+ non avrebbero raggiunto questi progressi in materia di diritti umani”
“Eppure, nonostante tutto il nostro lavoro, quest’anno non partiremo per il Mondiale. Sono stato in Russia, ho svolto attività sui diritti umani in Qatar, ma questo è il primo Mondiale maschile a cui non presto molta attenzione.
Quando ho saputo che si sarebbe svolto tra Canada, Stati Uniti e Messico, ho pensato che sarebbe stata la prima volta in cui avrei potuto davvero godermelo, vivermelo pienamente ed essere me stesso.
Avrebbe dovuto essere qualcosa di bello e gioioso, ma adesso mi preoccupo per la sicurezza delle persone. In qualità di persone tifose appartenenti alla comunità Lgbtqia+, non possiamo concentrarci solo sul calcio: dobbiamo essere costantemente vigili – sono al sicuro qui? Devo preoccuparmi per la mia incolumità personale?
In quanto persona queer, non potrei essere visibilmente me stesso in diversi luoghi che ospitano il Mondiale, e questo è direttamente riconducibile alle decisioni politiche, agli agenti di polizia e alle forze di sicurezza, e alla direzione imboccata negli Stati Uniti in particolare. È come se il tappeto ci fosse stato strappato da sotto i piedi, perché non è quello che era stato promesso. Si guarda al processo di candidatura e alle conversazioni precedenti, e la realtà è totalmente diversa. La mancanza di coinvolgimento da parte della Fifa e degli organizzatori è sconcertante.
Questo è probabilmente il Mondiale che ha emarginato le persone Lgbtqia+ tifose come nessun altro, perché portava con sé così tante speranze. Sapevamo che la Russia sarebbe stata difficile. Sapevamo che il Qatar sarebbe stato quasi impossibile. Ma questo Mondiale aveva così tanto ottimismo”.
“L’Inghilterra sta ottenendo ottimi risultati negli ultimi anni e sembra che potremmo arrivare in finale, ma ancora una volta le persone Lgbtqia+ tifose sono fuori, a guardare da lontano.
Per quanto Three Lions Pride si concentri sulla visibilità, è anche nostro compito sostenere la nostra comunità queer con consigli pratici e sostegno per i viaggi. E non possiamo in coscienza affermare che le persone saranno al sicuro partecipando a questo Mondiale come persone tifose della comunità Lgbtqia+ apertamente dichiarati; quindi, non avremo alcuna visibilità là fuori, ed è una scelta che abbiamo compiuto consapevolmente.
Negli Stati Uniti in particolare, si sta verificando un pericoloso arretramento sui diritti umani, in particolare sui diritti delle persone trans, con leggi che variano da stato a stato. Se le persone trans decidono di partecipare, rischiano violenze e discriminazioni, quindi in sostanza dovremmo raccomandare ai nostri membri di cercare di sembrare eterosessuali.
Se partecipassimo, metteremmo le persone Lgbtqia+ a rischio di abusi, scontri fisici e coinvolgimento delle forze di polizia. E se ci fosse un intervento della polizia, si rischia anche l’espulsione e l’azione dell’ICE: ci sono stati casi in cui persone Lgbtqia+ sono state trattenute dall’ICE per periodi prolungati in condizioni disumane”.
“Il calcio è una comunità globale che si riunisce per godersi lo sport più bello del mondo, ma la Fifa sta rovinando tutto questo con le sue azioni e con la sua inazione.
Deve coinvolgere i tifosi in modo adeguato ed efficace, e mantenere le speranze e l’ottimismo che il calcio può portare. Al momento sembra più interessata ad allinearsi con regimi che non sono all’altezza degli standard che dovrebbe imporsi. Non è questo il senso del calcio.
Non possiamo affermare che questo sarà un Mondiale di speranza, tolleranza e rispetto della diversità. Continueremo tuttavia a lavorare con organizzazioni come Amnesty International per lanciare un messaggio unitario, estremamente forte e potente, di rispetto di ogni essere umano come uguale, e per chiamare la Fifa a rispondere delle proprie scelte.
È tempo che la Fifa cambi rotta. Se non lo farà, rischia di distruggere uno sport meraviglioso” ha concluso Robert.
*Nome modificato a scopo di tutela. L’originale inglese utilizzava un linguaggio di genere neutro, qui reso al maschile per esigenze di traduzione.