India: le violazioni dei diritti umani accertate nel 2020

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Repubblica dell’India

Capo di stato: Ram Nath Kovind

Capo di governo: Narendra Modi

La libertà d’espressione è stata garantita in modo discriminatorio e il dissenso è stato represso imponendo restrizioni illegali alle proteste pacifiche e mettendo a tacere chi esprimeva critiche. Difensori dei diritti umani, inclusi studenti, accademici, giornalisti e artisti, sono stati arrestati arbitrariamente, spesso senza accusa o processo. Nonostante una sentenza della Corte suprema volta a ridurre il sovraffollamento nelle prigioni per frenare la diffusione del Covid-19, le autorità hanno continuato a incarcerare molte persone per aver criticato l’operato del governo. Le autorità non hanno indagato o punito adeguatamente gli autori di violenze basate su casta, sesso e genere e hanno messo in atto rappresaglie contro coloro che hanno denunciato stupri e crimini basati sulla casta. L’impunità diffusa e il mancato accertamento delle responsabilità sono stati la norma per omicidi e attacchi compiuti da folle di vigilantes e agenti di polizia contro le minoranze religiose. In risposta alla pandemia sono state imposte limitazioni repentine ed estreme alla libertà di movimento, lasciando migliaia di lavoratori migranti bloccati senza cibo e protezione adeguati. Alcune restrizioni introdotte per frenare la pandemia hanno anche minacciato il diritto alla privacy.

 

CONTESTO

A dicembre 2019, il governo ha approvato la legge (emendamento) sulla cittadinanza [Citizenship (Amendment) Act – Caa] che consente ai migranti irregolari provenienti da Afghanistan, Bangladesh e Pakistan di ottenere la cittadinanza indiana, con l’eccezione dei musulmani. La natura discriminatoria della Caa ha scatenato proteste pacifiche in tutto il paese, alle quali le autorità hanno risposto con arresti e detenzioni arbitrari e la diffusa demonizzazione di coloro che protestavano.

La strategia del governo per frenare il Covid-19 ha compreso un lockdown punitivo con brevissimo preavviso, mancanza di trasparenza nell’erogazione dei fondi di soccorso, minacce alla privacy e demonizzazione delle minoranze religiose.

 

ARRESTI E DETENZIONI ARBITRARI

Sette attivisti per i diritti umani, padre Stan Swamy, Jyoti Raghoba Jagtap, Sagar Tatyaram Gorkhe, Ramesh Murlidhar Gaichor, Hany Babu, Gautam Navlakha e Anand Teltumbde, sono stati arrestati dall’agenzia investigativa nazionale (National Investigation Agency – Nia), la principale agenzia antiterrorismo indiana, per il loro presunto coinvolgimento nella violenza durante le celebrazioni di Bhima Koregaon, vicino alla città di Pune, nel 2018. Gli arrestati lavoravano con gruppi marginalizzati, comprese le comunità adivasi (native), e avevano criticato le politiche del governo. Sono stati accusati di aver violato il codice penale “dichiarando guerra al paese” e di avere legami con il Partito comunista indiano (maoista) messo al bando.

Molti attivisti arrestati erano anziani e in cattive condizioni di salute. Tuttavia, sono stati imprigionati in carceri sovraffollate, in cui diversi detenuti erano risultati positivi o erano morti per il Covid-19. Varavara Rao, un poeta di 80 anni arrestato nel 2018 per il caso di Bhima Koregaon, è risultato positivo al Covid-19 a luglio, mentre era in prigione. Tuttavia, i tribunali hanno continuato a respingere le richieste di libertà provvisoria degli attivisti.

Almeno nove studenti che protestavano pacificamente contro la Caa sono stati arrestati e incarcerati ai sensi delle leggi contro il terrorismo e la sedizione. Molti altri manifestanti contrari alla Caa sono stati oggetto di forti intimidazioni e molestie da parte della polizia. Nel frattempo, le autorità hanno ignorato la violenza e i discorsi d’odio dei sostenitori della Caa contro coloro che protestavano per le draconiane leggi antiterrorismo, tra cui la legge sulla prevenzione delle attività illegali e la legge sulla sicurezza nazionale. Tra gli arrestati figuravano Safoora Zargar, una ricercatrice che all’epoca era incinta di tre mesi, e Umar Khalid, un ex leader sindacale studentesco. Safoora Zargar è stata successivamente rilasciata su cauzione.

Il 26 giugno, l’Alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani ha chiesto all’India di rilasciare immediatamente i difensori dei diritti umani arrestati per aver protestato contro la Caa. Tuttavia, a fine anno la maggior parte era ancora in detenzione.

A dicembre, la polizia dell’Uttar Pradesh ha arrestato arbitrariamente 10 uomini musulmani, sulla base di una legge introdotta dal governo dell’Uttar Pradesh, volta a impedire i matrimoni interreligiosi consensuali; i fermati sarebbero stati torturati. La norma, che nazionalisti di destra e politici di spicco hanno definito la legge della “jihad dell’amore”, non era stata approvata dal parlamento indiano né da quello dello stato.

 

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE E RIUNIONE

Sono state imposte nuove restrizioni alle libertà d’espressione e riunione in risposta alla pandemia da Covid-19. Il 24 marzo, il primo ministro Modi ha imposto un lockdown a livello nazionale, che comprendeva l’obbligo di “rimanere a casa” in quarantena ai sensi della legge sulla gestione dei disastri, una norma draconiana che conferisce al governo ampi poteri in situazioni di disastro. Le violazioni del lockdown hanno causato arresti e detenzioni.

Anche prima della pandemia, la libertà di riunione è stata limitata, perfino imponendo ai civili di rimborsare il costo dei danni alla proprietà pubblica quando le proteste pacifiche diventavano violente.

Un anno dopo che il governo aveva revocato lo status speciale di Jammu e Kashmir e diviso lo stato in due territori federali, sono proseguite la repressione delle libertà civili e le restrizioni sui servizi di comunicazione. Leader politici come Farooq Abdullah, Omar Abdullah e Mehbooba Mufti, che erano stati arrestati ai sensi di norme amministrative nel 2019, sono stati rilasciati nel 2020. Tuttavia, il governo federale ha continuato a mettere a tacere coloro che chiedevano l’accertamento delle responsabilità e ha imposto un duro blackout dei media.

In Kashmir, almeno 18 giornalisti sono stati aggrediti fisicamente dalla polizia o convocati nelle caserme. Il dissenso è stato ulteriormente represso quando il governo di Jammu e Kashmir ha introdotto una nuova politica sui media per creare “una narrativa duratura sul funzionamento del governo negli organi d’informazione”, controllando le “attività antinazionali”.

Il 20 ottobre, il governo di Jammu e Kashmir ha chiuso l’ufficio di Kashmir Times senza preavviso, dopo che il suo direttore, Anuradha Bhasin, aveva impugnato dinanzi alla Corte suprema il blocco delle comunicazioni. La Nia ha anche fatto irruzione negli uffici e nelle abitazioni di attivisti della società civile, tra cui Khurram Parvez e tre dei suoi associati e Parveena Ahanger, che aveva ampiamente raccontato le violazioni dei diritti umani in Kashmir. La Nia ha affermato che gli attivisti avevano raccolto fondi per “svolgere attività secessioniste e separatiste” in Jammu e Kashmir.

Durante il lockdown nazionale imposto per la pandemia da Covid-19, più di 50 giornalisti sono stati arrestati o incriminati in base alle leggi d’emergenza, per aver diffuso “disinformazione” o “fake news”. Il 7 aprile, la polizia dell’Uttar Pradesh ha presentato un primo rapporto informativo (First information report – Fir) contro il giornalista Prashant Kanojia, con l’accusa di aver pubblicato sui social media “osservazioni discutibili” sul primo ministro Modi e sul primo ministro dello stato Yogi Adityanath. Poco dopo, la polizia dell’Uttar Pradesh ha registrato un altro Fir contro The Wire, un sito di notizie quotidiane, e il suo direttore Siddharth Varadarajan, per aver riferito che Yogi Adityanath aveva partecipato a un evento religioso pubblico dopo l’annuncio del lockdown nazionale.

Il 28 settembre, il governo ha emendato la legge sui contributi provenienti dall’estero (Foreign Contribution Regulation Act – Fcra) vietando alle grandi Ong di passare i fondi ricevuti da donatori stranieri a Ong della società civile. I nuovi emendamenti hanno anche richiesto a tutte le organizzazioni senza scopo di lucro registrate secondo la Fcra di limitare le loro spese amministrative al 20 per cento delle donazioni (rispetto al 50 per cento previsto prima). Questo emendamento ha probabilmente costretto le Ong a ridurre il personale, diminuendo potenzialmente il lavoro sui diritti umani.

Il 30 settembre, la sezione indiana di Amnesty International è stata costretta a sospendere le proprie attività, dopo che il governo ne ha congelato i conti bancari senza preavviso. L’organizzazione si è vista obbligata a licenziare tutto il personale e a sospendere le attività di campaigning e ricerca. Ciò è avvenuto poco dopo aver pubblicato alcuni briefing che chiedevano l’accertamento delle responsabilità per gravi violazioni dei diritti umani compiute dalla polizia di Delhi e dal governo, durante le rivolte di Delhi e nella regione del Jammu e Kashmir.

Oltre 160 contadini sono morti dopo che ad agosto il parlamento ha approvato tre leggi sull’agricoltura, in seguito a una consultazione minima. Tra le cause dei decessi c’erano suicidi, attacchi di cuore e incidenti stradali durante le proteste. A novembre, quando gli agricoltori hanno marciato verso Delhi per protestare contro le leggi, la polizia locale ha fatto uso indiscriminato di cannoni ad acqua e candelotti lacrimogeni, ferendo i manifestanti.

 

PROCESSI INIQUI

I tribunali, in particolare la Corte suprema, non sono riusciti a monitorare in modo tempestivo la risposta del governo alla crisi del Covid-19.

Il 13 marzo, ancor prima dell’imposizione del lockdown nazionale, la Corte suprema ha dichiarato che i tribunali avrebbero funzionato a capacità ridotta per motivi di salute pubblica. Tra il 23 marzo e il 4 luglio, la Corte suprema ha accettato solo casi di “estrema urgenza”, vietando le udienze in presenza e facendo affidamento sulle videoconferenze.

Poiché non sono stati stabiliti criteri o definizioni che qualificassero i casi di “estrema urgenza”, i giudici hanno avuto ampia discrezionalità, con il risultato che molti casi significativi riguardanti gravi violazioni dei diritti umani non sono stati esaminati o sono stati a lungo procrastinati. Il 3 aprile, l’Alta corte di Mumbai, nell’esaminare una richiesta di libertà provvisoria, ha affermato che il significato del termine “urgente” era soggettivo e non si applicava, per esempio, a coloro che chiedevano la libertà su cauzione in attesa dell’esito del processo.

La Corte suprema ha sistematicamente pregiudicato la propria imparzialità e indipendenza. Ad agosto ha condannato Prashant Bhushan, avvocato e difensore dei diritti umani, secondo le disposizioni obsolete delle leggi sull’oltraggio penale. Prashant Bhushan aveva criticato su Twitter il funzionamento della corte dal 2014.

 

ATTACCHI E UCCISIONI ILLEGALI

A febbraio sono scoppiate violenze comunitarie nella capitale Nuova Delhi. Secondo i dati del governo, 53 persone, per lo più musulmane, sono morte durante le rivolte e oltre 500 sono rimaste ferite.

In vista delle elezioni dell’assemblea legislativa a Delhi, tenutesi l’8 febbraio, diversi leader politici hanno pronunciato discorsi d’odio verso i manifestanti contrari alla Caa. Il 27 gennaio, riferendosi ai manifestanti di Shaheen Bagh, epicentro dei sit-in pacifici contro la Caa a Delhi, il ministro dell’Unione per le Finanze, Anurag Thakur, ha incoraggiato la folla a gridare di “sparare ai traditori della nazione”. Il 28 gennaio, Parvesh Verma, parlamentare del partito al governo Bharatiya Janata Party (Bjp), ha affermato che i manifestanti di Shaheen Bagh sarebbero entrati nelle case dei cittadini e avrebbero “violentato e ucciso le vostre sorelle e le vostre figlie”. Lo stesso giorno, in un altro discorso, ha promesso di “non lasciare in piedi nemmeno una delle [moschee]”, dopo la vittoria elettorale del Bjp a Delhi.

A questi discorsi sono seguite violenze nei campus universitari ai danni di coloro che protestavano contro la Caa. I discorsi d’odio dei leader politici sono continuati dopo le elezioni di Delhi, seguiti da violenze diffuse nel distretto nord-orientale di Delhi.

Il 23 febbraio, il leader del Bjp Kapil Mishra ha invitato su Twitter le persone a radunarsi contro una protesta guidata dalle donne a Jaffrabad, nel distretto nord-est di Delhi, esortando le persone a “prevenire un altro Shaheen Bagh”. Alla manifestazione, il leader ha annunciato alla polizia terribili conseguenze se i manifestanti non avessero lasciato il sito. La violenza comunitaria è esplosa poco dopo il suo discorso.

 

USO ECCESSIVO DELLA FORZA

La polizia ha fatto uso di forza illegittima e ha commesso varie altre violazioni dei diritti umani, abusando delle leggi per intimidire le persone e mettere a tacere il dissenso in nome del governo federale.

Durante le violenze comunitarie di febbraio a Delhi, membri della polizia cittadina hanno lanciato pietre insieme ai facinorosi, torturato persone in custodia, smantellato siti di protesta pacifica e sono rimasti a guardare mentre i facinorosi attaccavano manifestanti pacifici e distruggevano proprietà pubbliche e private. Nessuna indagine indipendente è stata avviata su questi atti.

Con lo scoppio della pandemia da Covid-19, l’applicazione discriminatoria delle restrizioni del lockdown da parte della polizia ha acuito le preoccupazioni sui diritti umani. La maggior parte degli arrestati per violazioni delle linee guida del lockdown apparteneva a comunità marginalizzate, come caste registrate, tribù registrate, tribù denotificate, musulmani o lavoratori a basso reddito. A marzo, lavoratori migranti che stavano tornando a casa sono stati costretti dalla polizia dell’Uttar Pradesh a strisciare per la strada, portando anche i loro averi, come punizione per aver violato le linee guida del lockdown. Il 18 aprile nell’Uttar Pradesh, un musulmano, Mohammed Rizwan, è morto in ospedale due giorni dopo essere stato picchiato con i manganelli dalla polizia, per essere uscito ad acquistare provviste essenziali. Il 19 giugno, i lavoratori a basso reddito P. Jayaraj e suo figlio J. Bennicks sono stati prelevati per essere interrogati dalla polizia di Thoothukudi, nel Tamil Nadu, per aver tenuto aperto il loro piccolo negozio durante il lockdown. Secondo quanto riferito, i due uomini sono stati torturati a morte in custodia di polizia.

 

IMPUNITÀ

La polizia ha continuato a compiere nell’impunità uccisioni illegali, alcune equivalenti a esecuzioni extragiudiziali. A luglio, nel Kashimr, tre giovani operai di un meleto sono stati uccisi illegalmente da membri dell’esercito indiano. La legge sui poteri speciali delle forze armate, che regola l’uso della forza da parte del personale di sicurezza in Kashmir, concede ai membri delle forze di sicurezza immunità effettiva dall’azione penale per presunte violazioni dei diritti umani. In un’altra esecuzione extragiudiziale, a luglio, Vikas Dubey è stato presumibilmente ucciso mentre veniva scortato nella città di Kanpur, dopo il suo arresto da parte della polizia dell’Uttar Pradesh, che ha ucciso illegalmente anche quattro dei suoi colleghi. La polizia dell’Uttar Pradesh aveva precedentemente affermato in un tweet che, dal 2017, aveva ucciso 103 “criminali” e ne aveva feriti altri 1.859 nel corso di 5.178 “coinvolgimenti di polizia”, un comune eufemismo usato dagli attori statali per presunte esecuzioni extragiudiziali.

L’impunità è valsa anche per i crimini d’odio, inclusa la violenza contro i dalit, le comunità adivasi (native) e le minoranze religiose. A settembre, una donna dalit è stata, secondo le accuse, violentata e uccisa da un gruppo di uomini di casta dominante nel distretto di Hathras, nell’Uttar Pradesh, e poi cremata dalla polizia senza il consenso della famiglia. Gli accusati sono stati arrestati solo dopo proteste a livello nazionale. Successivamente, la polizia ha registrato diversi Fir contro manifestanti per associazione a delinquere e sedizione.

 

DIRITTO ALLA SALUTE E AI MEZZI DI SOSTENTAMENTO

La gestione della pandemia da Covid-19 ha evidenziato debolezze nel sistema sanitario pubblico. Ha anche causato condizioni di lavoro insicure e precarie per coloro che non avevano un’adeguata protezione sociale ed economica, come gli operatori sanitari di comunità e le minoranze religiose.

Il governo ha accusato membri della minoranza musulmana di Tabligh Jamaat di diffondere il Covid-19 e, di conseguenza, le strutture sanitarie hanno negato l’accesso ai musulmani. Ad aprile sono emersi casi di ospedali che rifiutavano donne musulmane incinte e musulmani malati di cancro. Nei mesi successivi al lockdown nazionale di marzo, i social media e i gruppi WhatsApp sono stati inondati di richieste di boicottaggio sociale ed economico dei musulmani, insieme a notizie false e disinformazione.

La pandemia da Covid-19 ha sovraccaricato il sistema sanitario pubblico ma agli operatori sanitari in prima linea è stata fornita poca protezione in termini di dotazioni di sicurezza e previdenza sociale, come un’assicurazione medica e sulla vita. Tra questi c’erano persone che lavoravano nelle comunità, come i lavoratori accreditati della sanità sociale e gli operatori ecologici.

La Corte suprema ha ritardato un’udienza in un caso d’interesse pubblico che chiedeva con urgenza mezzi di trasporto, cibo e riparo per i lavoratori migranti rimasti bloccati per oltre un mese dall’improvvisa imposizione del lockdown. Il 7 aprile, mentre molti lavoratori migranti stavano tornando a piedi verso le loro case lontane, in assenza di mezzi pubblici o forniti dal governo, il presidente della Corte suprema dell’India, S. A. Bobde, durante l’udienza per la petizione ha dichiarato che la Corte suprema “non voleva interferire con le decisioni del governo per i prossimi 10-15 giorni”. Durante il lockdown, almeno 200 lavoratori migranti sono stati uccisi in incidenti stradali mentre percorrevano a piedi lunghe distanze verso le loro case in altri distretti o stati. A maggio, dopo forti pressioni dell’opinione pubblica, il governo ha iniziato a organizzare treni speciali per i lavoratori migranti bloccati. Tuttavia, su questi treni molti sono morti per mancanza di cibo e acqua, tra cui un bambino di quattro anni, morto di fame.

Durante il lockdown, i lavoratori del settore informale, che costituiscono più di tre quarti della forza lavoro indiana, hanno dovuto affrontare enormi difficoltà a causa della dilagante perdita di posti di lavoro. Tuttavia, molti stati hanno sospeso le protezioni legali altrimenti concesse ai lavoratori, come la regolamentazione dell’orario di lavoro, il diritto di formare sindacati e condizioni di lavoro sicure.

Il lockdown per il Covid-19 ha provocato un aumento della violenza contro le donne, in particolare la violenza domestica. Le donne e le ragazze incinte hanno incontrato ulteriori barriere nell’accesso all’assistenza sanitaria ed è aumentato il rischio di mortalità e morbilità materna.

La risposta del governo alla pandemia ha trascurato i lavoratori dell’economia informale. Le persone che svolgevano un lavoro sessuale, comprese le persone transgender, sono state colpite negativamente da un lockdown punitivo. Tuttavia, a ottobre, la Corte suprema ha ordinato che tutte le persone che svolgevano un lavoro sessuale dovevano ricevere pacchi di cibo durante la pandemia da Covid-19, senza esigere un documento identità.

 

DIRITTO ALLA PRIVACY

Ad aprile, il governo ha lanciato l’applicazione mobile Aarogya Setu, presumibilmente per accelerare il tracciamento dei contatti e garantire un accesso tempestivo ai servizi sanitari essenziali e alle informazioni sulla salute pubblica. Non sono state fornite informazioni su quali enti governativi avrebbero avuto accesso ai dati raccolti tramite l’applicazione. Il codice dell’applicazione Aarogya Setu non era aperto al pubblico, in violazione della politica stessa del governo. Sebbene il ministero dell’Elettronica e della tecnologia dell’informazione abbia sostenuto che il download dell’applicazione non fosse obbligatorio, molti dipartimenti governativi e aziende private, inclusa l’autorità aeroportuale dell’India, hanno reso obbligatoria l’installazione da parte del proprio personale.

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