Sindacalisti, membri dell’opposizione, giornalisti, difensori dei diritti umani e attivisti sono stati arrestati e detenuti arbitrariamente, e in alcuni casi è stato loro negato l’accesso a un legale. Le forze di sicurezza hanno fatto ricorso all’uso illegale della forza, compromettendo seriamente il diritto alla libertà di riunione pacifica. Il diritto alla libertà d’espressione, compresa la libertà di stampa, è stato violato. Non è stata avviata alcuna indagine significativa sull’uccisione di un uomo da parte di poliziotti dell’unità d’intervento rapido.
Molte persone angolane, in particolare giovani, hanno dovuto affrontare situazioni di povertà e fame a causa dei bassi salari e degli alti livelli di disoccupazione. Tali difficoltà si sono aggravate il 4 luglio quando il governo ha aumentato il prezzo del carburante e le tariffe dei trasporti pubblici sono raddoppiate. Attivisti e attiviste della società civile hanno indetto proteste contro gli aumenti a partire dal 12 luglio, mentre le associazioni di categoria dei tassisti hanno indetto tre giorni di sciopero tra il 28 e il 30 luglio. Durante le proteste sono scoppiati violenti scontri e sono stati segnalati atti di vandalismo e saccheggi nella capitale, Luanda. Il bilancio è stato di 30 uccisioni, più di 200 ferimenti e circa 1.214 persone arrestate.
Sindacalisti, membri dell’opposizione, giornalisti, difensori dei diritti umani e attivisti della società civile sono stati arbitrariamente arrestati e detenuti.
Durante una manifestazione pacifica tenutasi il 16 febbraio nella città di Ndalatando, la polizia nazionale angolana (Polícia nacional de Angola – Pna) ha arrestato i parlamentari Francisco Fernandes Falua e João Quipipa Dias, del partito d’opposizione Unione nazionale per l’indipendenza dell’Angola (União nacional para independência total de Angola – Unita), assieme a diverse altre persone che manifestavano. Anche un giornalista che copriva le proteste, António Domingos, è stato arrestato. Le proteste invocavano un’indagine sui molteplici omicidi di donne avvenuti nella provincia di Cuanza Norte. Secondo il quotidiano Diário Independente, le uccisioni di circa 16 donne avvenute tra febbraio 2024 e gennaio 2025 non erano state mai indagate. Giorni prima degli arresti, i parlamentari avevano avuto un incontro con il governatore di Cuanza Norte e il pubblico ministero per chiedere l’apertura di indagini che mirassero ad assicurare alla giustizia i sospetti perpetratori. Tutti gli arrestati sono stati rilasciati senza accusa alcune ore dopo.
Il 4 maggio, António Frederico Gonçalves è stato arrestato nella sua abitazione a Luanda dal servizio indagini criminali (Serviço de investigaçao criminal – Sic). È rimasto in detenzione senza essere stato formalmente incriminato o condotto davanti a un giudice e gli è stato negato l’accesso a un avvocato e alla famiglia. Era trattenuto in relazione ad accuse come l’avere creato e postato sui social media un video che esortava gli angolani a mostrarsi solidali con Ibrahim Traoré, il presidente ad interim del Burkina Faso. Nel video, sosteneva che il governo appoggiava un piano dell’amministrazione Usa per uccidere il presidente Traoré e invitava ad assaltare e bruciare l’ambasciata americana a Luanda. António Frederico Gonçalves è stato rilasciato l’11 ottobre con l’obbligo di presentarsi settimanalmente presso la procura e di non allontanarsi dalla provincia di Luanda.
Il 28 luglio, André Miranda, un attivista politico e difensore dei diritti umani, è stato arrestato da agenti del Sic mentre girava un video nel primo dei tre giorni dell’azione di sciopero proclamata a Luanda (v. sopra, Contesto). È stato portato al 19° distretto di polizia di Mayanga e trasferito il 7 settembre nel carcere di Comarca de Viana, dove attendeva di essere processato per accuse di vandalismo e associazione a delinquere.
Sempre il 28 luglio, sospetti membri del Sic hanno sparato a una gamba all’attivista Serrote José de Oliveira, mentre trasmetteva una diretta streaming dell’azione di sciopero. Lo hanno arrestato e trattenuto in incommunicado fino al 1° agosto, quando è stato condotto in tribunale a Luanda senza essere tuttavia incriminato. Il 6 agosto è stato portato, senza alcuna notifica ai suoi avvocati al distretto centrale Comarca del carcere di Luanda, dove è rimasto per diverse ore prima di essere riportato sotto la custodia del Sic. È stato successivamente trasferito nel carcere di Calomboloca, nella provincia di Ícolo e Bengo, dove si trovava ancora a fine anno. Gli è stato negato l’accesso alle cure mediche, nonostante la ferita e l’aggravarsi delle sue condizioni di salute.
In seguito alle proteste, il Sic ha arrestato e detenuto il 31 luglio Rodrigo Luciano Catimba, vicepresidente dell’Associazione nazionale dei tassisti dell’Angola, e l’8 agosto Francisco Paciente, il suo presidente. L’11 agosto, il Sic ha arrestato quattro uomini: Francisco Eduardo, presidente dell’Associazione nazionale dei tassisti dell’Angola; Rafael Ginga Inácio, presidente della Cooperativa della comunità dei tassisti dell’Angola; António Alexandre Freitas, presidente della Cooperativa del servizio di taxi in motocicletta dell’Angola; e Pedro Fernandes, presidente della Cooperativa 2 Pn.
Il 31 luglio, è stato arrestato anche August Leonardo Lopes, presidente dell’Associazione dei tassisti e operatori di minibus dell’Angola. Cinque degli uomini a fine anno erano ancora detenuti per accuse di incitamento alla violenza, terrorismo, associazione a delinquere e vandalismo. Pedro Fernandes è stato rilasciato il 20 agosto per insufficienza di prove.
Il 29 marzo la Pna, armata di pistole e manganelli, ha fatto ricorso a un uso non necessario ed eccessivo della forza per reprimere una protesta pacifica contro la violenza di genere organizzata dal movimento Uniti siamo più forti, a Luanda. Almeno 10 persone, uomini e donne, sono state arbitrariamente arrestate con la motivazione che la protesta non era autorizzata. La polizia ha costretto manifestanti a rimuovere le magliette che riportavano slogan contro la violenza di genere e ha sequestrato i loro telefoni cellulari. Tra le persone arrestate c’erano alcune di quelle che avevano organizzato la protesta: Leonela Massocolo, Marisa Sofá, Marcela Mateus e Sávio Gonga. Sono state rilasciate e hanno riavuto indietro i loro cellulari intorno alle 17 dello stesso giorno, in seguito all’intervento dei loro avvocati.
Il 15 aprile, la Pna ha vietato una protesta pacifica organizzata da agricoltori e autisti del servizio di taxi in motocicletta contro la decisione del governo provinciale di Uíge di vietare la circolazione dei taxi in motocicletta e degli autobus nella tratta Uíge-Quitexe, tra i vari percorsi. Il governo provinciale sosteneva che il divieto era per impedire il verificarsi di frequenti incidenti su questa strada. I manifestanti hanno proseguito nonostante il divieto e decine di loro avrebbero riportato lesioni quando la Pna ha sparato proiettili di gomma e gas lacrimogeni.
Il 26 aprile, la Pna ha arrestato circa 162 persone che partecipavano a una protesta studentesca a Luanda, organizzata dai leader del Movimento degli studenti angolani (Movimento de estudantes de Angola – Mea) e chiedeva miglioramenti nell’istruzione pubblica, in particolare l’assunzione di insegnanti con più qualifiche. Tra queste c’erano almeno quattro giornalisti che coprivano l’evento, circa 150 studenti e otto leader del Mea. La maggior parte è stata rilasciata lo stesso giorno senza accusa. I leader del Mea, tra cui Joaquim Lutambi, vicepresidente; Jones Sebastião Damião, segretario provinciale di Luanda; Simão Formiga, segretario provinciale di Ícolo e Bengo; Nsimba Matamba, segretario nazionale all’istruzione primaria, sono stati trattenuti fino al 28 aprile, quando il tribunale di Luanda li ha assolti dalle accuse di disobbedienza, per insufficienza di prove.
Le forze di sicurezza hanno gestito le proteste di luglio contro l’aumento dei prezzi del carburante (v. sopra, Contesto) con uso eccessivo della forza e arresti. La polizia ha utilizzato gas lacrimogeni, unità cinofile e manganelli per disperdere la protesta del 12 luglio. Sono stati arrestati almeno 17 manifestanti, tra cui Osvaldo Caholo, un difensore dei diritti umani. Uno di loro ha avuto conseguenze per gli effetti del gas lacrimogeno. Il 19 luglio, nove manifestanti sono stati feriti dalle forze di sicurezza; altri 17 sono stati arrestati e accusati di incitamento alla ribellione. Tutti tranne uno sono stati rilasciati senza accusa il giorno stesso.
Le forze di sicurezza hanno arrestato almeno 10 attivisti e un avvocato poco prima delle proteste in programma l’11 novembre contro disoccupazione e povertà. Quel giorno, le forze di sicurezza hanno circondato il cimitero di Santa Ana a Luanda, dove era previsto l’inizio della protesta. Sono stati arrestati 18 attivisti, 16 dei quali sono stati rilasciati senza accusa poche ore dopo, mentre gli altri due, Sebastião Neto e Armando Alberto, sono rimasti in detenzione.
Il 17 maggio, la polizia d’intervento rapido ha ucciso Pedro Sebastião Mukengo, mentre i suoi agenti cercavano di disperdere una folla che si era radunata per una festa di strada in via B, a Luanda, nel quartiere di Vila Flor. I poliziotti arrivati sul posto hanno sparato gas lacrimogeni gettando nel panico chi partecipava alla festa. Quando la folla non si è dispersa, hanno utilizzato proiettili veri, colpendo Pedro Sebastião Mukengo, che è morto sul colpo. Un referto autoptico ha confermato che era deceduto per ferite d’arma da fuoco, contravvenendo la dichiarazione delle autorità che sostenevano che era stato accoltellato. Non erano disponibili informazioni che indicassero che la sua uccisione fosse oggetto di indagini.