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Repubblica del Ciad

Violenze intercomunitarie sono sfociate in numerose uccisioni, tra cui un massacro di pastori a Mandakao. La violenza ha causato migliaia di sfollamenti e fatto emergere gravi lacune nei sistemi per la prevenzione della violenza, la protezione della vita e nell’accesso alla giustizia. Le autorità hanno limitato lo spazio civico ammonendo i giornalisti a non condurre “indagini parallele” nelle uccisioni di Mandakao, e sciogliendo o mettendo al bando organizzazioni della società civile. L’accesso all’istruzione è rimasto critico, con 849.000 minori nel Ciad orientale fuori dalla scuola. Le autorità hanno adottato una legislazione sulla prevenzione della violenza contro donne e ragazze, ma la violenza di genere ha continuato a registrare un’alta incidenza ed è rimasta sottostimata.

 

CONTESTO

L’8 gennaio, l’area vicino al complesso presidenziale nella capitale N’Djamena è stata teatro di un pesante scontro a fuoco. L’assalto, alla fine fallito, ha lasciato sul terreno circa venti vittime. Il 30 gennaio, l’ultima base militare francese è stata formalmente consegnata alle autorità nazionali, segnando il ritiro completo delle truppe straniere dal paese.

A fine maggio, l’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, contava sul territorio nazionale oltre due milioni di persone in situazioni di sfollamento forzato. Il 3 giugno, ha avvertito che le persone rifugiate sudanesi in Ciad erano più che triplicate da aprile 2023, superando gli 1,2 milioni. L’Unhcr, l’agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite, ha riportato la presenza di 1.330.950 persone rifugiate dal Sudan al 31 dicembre. L’organizzazione di analisi dei dati Acaps ha stimato che sette milioni di persone in Ciad hanno avuto bisogno di assistenza umanitaria nel 2025.

Nel Ciad orientale, la violenza e lo sfollamento di massa hanno portato al collasso il servizio sanitario e aggravato l’insicurezza alimentare e la povertà.

 

DIRITTO ALLA VITA E ALLA SICUREZZA DELLA PERSONA

Il 14 e 15 maggio, le tensioni tra agricoltori e pastori per l’accesso ai terreni da pascolo nel villaggio di Mandakao, nel Logone occidentale, sono sfociate in violenza, causando alla fine il massacro di 47 uomini, donne e bambini delle comunità pastorizie.

Il 17 giugno, scontri intercomunitari nella regione di Ouaddaï, nell’est del paese, hanno causato almeno 20 morti e 16 feriti. Giorni dopo, in un attacco compiuto da pastori a Oregomel, nel Mayo-Kebbi ovest, una regione nel sud-ovest del paese, vicina al Logone occidentale, sono state uccise 18 persone e ferite altre 17.

L’Ocha ha riportato che, in totale, la violenza intercomunitaria verificatasi durante maggio e giugno aveva provocato oltre 80 morti e lo sfollamento di circa 12.500 persone in tutto il Logone occidentale e nel Mayo-Kebbi ovest. L’Ocha ha evidenziato lacune nei sistemi per la prevenzione della violenza, la protezione delle vite e nell’accesso alla giustizia. Mentre proseguiva il dibattito su un codice pastorale per regolamentare l’accesso alla terra e alle risorse idriche, a fine anno questo non era stato ancora adottato. Nel frattempo, altri meccanismi per la gestione delle tensioni, come i comitati locali misti, continuavano a essere deboli.1

In seguito alle uccisioni di Mandakao, le autorità hanno schierato le forze di sicurezza, inviato sul campo una delegazione del governo e aperto un’indagine giudiziaria. Il 16 maggio, l’ex primo ministro e leader d’opposizione Succès Masra è stato arrestato in relazione al caso. Il 9 agosto, è stato giudicato colpevole di “diffusione di messaggi razzisti e xenofobi” e di “complicità in omicidio”, e condannato a 20 anni di carcere in attesa d’appello. I suoi avvocati hanno argomentato che le deposizioni contro di lui erano state rilasciate anni prima e non avevano alcuna relazione con il caso. Sessantacinque coimputati nello stesso processo sono stati condannati a 20 anni di carcere ciascuno.

In seguito all’attacco di Oregomel, il governo ha riferito che erano stati arrestati circa 20 sospettati e ha annunciato il rafforzamento delle misure di sicurezza in attesa dei rinvii a giudizio.

È persistita l’impunità per i diversi casi di scontri mortali tra pastori e agricoltori che si erano verificati tra il 2023 e il 2024.

 

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE E ASSOCIAZIONE

Il 14 giugno, il pubblico ministero di N’Djamena ha avvertito che appartenenti ai media e alla società civile che si recavano a Mandakao per indagare sulle uccisioni dei pastori avrebbero potuto incorrere in azioni penali per avere condotto “indagini parallele”, che avrebbero potuto mettere a rischio l’indagine ufficiale. Gli organi di stampa nazionale e le associazioni per la libertà di stampa hanno condannato quello che consideravano essere un tentativo di scoraggiare un’informazione indipendente sulle uccisioni. Il 25 giugno, l’Alta autorità per i media e gli audiovisivi ha emanato una diffida generale riguardante “gli eccessi dei media” durante le crisi. Il 27 agosto, Reporters sans frontières ha denunciato la sorveglianza, l’intimidazione e l’autocensura cui erano soggetti i media in seguito a questi avvertimenti e ha esortato le autorità a permettere lo svolgimento di indagini indipendenti.

Il 26 giugno, il ministro dell’Amministrazione territoriale ha sciolto l’Associazione giovanile per la mobilitazione comunitaria e lo sviluppo rurale e il Coordinamento giovanile nazionale per la pace e lo sviluppo in Ciad. Ha inoltre proibito le attività del movimento di cittadini Le temps (Il tempo), così come quelle della sezione politica della coalizione della società civile d’opposizione Wakit tama (Il tempo è arrivato). Il ministro ha citato considerazioni di ordine pubblico e di non conformità con la normativa vigente.

 

DIRITTO ALL’ISTRUZIONE

Secondo i dati dell’Unicef, al 31 marzo, nel Ciad orientale 849.000 minori non frequentavano la scuola, di cui, circa 600.000 vivevano in comunità ospitanti e 249.000 erano rifugiati registrati o rientrati. Ha osservato anche una preesistente carenza di circa 2.900 aule nelle regioni di Ouaddaï, Sila e Wadi Fira. Ad aprile, l’Unicef ha fatto sapere che mancava l’85 per cento di fondi per la risposta educativa nel Ciad orientale, evidenziando i persistenti ostacoli al diritto all’istruzione per i minori colpiti dalla crisi di rifugiati e sfollati.

 

DIRITTI DI DONNE E RAGAZZE

Il 10 luglio, il Comitato Cedaw ha accolto con favore l’adozione da parte del Ciad di una nuova legge sulla prevenzione della violenza contro le donne e le ragazze e ha sollecitato una sua concreta implementazione. Il comitato ha espresso preoccupazione per la continua alta incidenza dei casi di violenza di genere, compresa violenza sessuale e domestica, oltre che per le poche denunce. Ha rilevato che persistevano “basse percentuali di procedimenti giudiziari e condanne”, con sentenze miti per i perpetratori condannati. Mentre continuavano forme di stigma verso le sopravvissute, il ricorso a mediazioni tradizionali, basate sulle comunità, che spesso favorivano l’impunità per i perpetratori e compromettevano i diritti di donne e ragazze.

Il comitato ha esortato le autorità ad assicurare l’accesso a un’assistenza legale economicamente accessibile, inclusiva o, se necessario “gratuita e a prove forensi” per le vittime di violenza di genere. Ha sollecitato un’azione per fornire servizi di sostegno e protezione alle vittime, come rifugi adeguati e accessibili, cure mediche, consulenza psicosociale e sostegno economico. Ha sollecitato il governo a continuare a sviluppare le capacità di giudici, pubblici ministeri, polizia e altre agenzie di pubblica sicurezza di applicare approcci sensibili alle questioni di genere nelle indagini e nel perseguimento dei reati.

 

Note:
1 Chad: Live off the land and die for it, 20 novembre.

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