I gruppi armati hanno commesso attacchi e uccisioni illegali. Le autorità hanno proseguito il giro di vite sui diritti umani, attraverso lo scioglimento di diversi sindacati e la detenzione arbitraria di persone impegnate nel giornalismo, nella difesa dei diritti umani ed esponenti dell’opposizione, tra cui l’ex presidente e sua moglie. La sorte e localizzazione di un ex ministro rapito a gennaio erano ignote. Consultazioni nazionali hanno raccomandato l’adozione di misure per far fronte alla violenza contro donne e minori. In risposta al flusso in entrata di persone migranti espulse dall’Algeria, il governo ha annunciato un programma di rimpatri per evitare una crisi umanitaria.
A gennaio, il Niger ha lasciato l’Ecowas assieme a Burkina Faso e Mali, membri dell’alleanza degli stati del Sahel. Il 31 gennaio, il ministero degli Affari esteri ha chiesto la chiusura degli uffici della Cicr in Niger e la partenza immediata della componente estera del suo staff.
A marzo, è stata adottata la “carta della rifondazione”, che ha sostituito la costituzione e introdotto disposizioni che ledevano i diritti umani. Il generale Tiani, che aveva assunto il potere con un colpo di stato nel 2023, è stato ufficialmente investito della carica di presidente della Repubblica del Niger per un mandato quinquennale rinnovabile. A giugno è stato costituito un parlamento ad interim. A settembre, l’Alleanza degli stati del Sahel ha annunciato il suo ritiro dall’Icc.
A dicembre, il governo ha adottato una nuova ordinanza sulla mobilitazione civica per motivi difesa nazionale, spianando la strada al reclutamento di persone nigerine.
Tra il 22 e il 25 febbraio, 16 persone nella regione di Dosso sarebbero state uccise da “banditi armati”.
Il 21 marzo, un mortale attacco ha colpito la moschea del villaggio di Fambita, nel Niger occidentale, mentre fedeli musulmani si radunavano per la preghiera del Ramadan. L’attacco, costato la vita ad almeno 44 persone, è stato attribuito a membri dello Stato islamico-Provincia del Sahel (Islamic State in the Sahel – Iss), secondo quanto riferito dal ministro della Difesa.
Nella notte tra il 21 e il 22 giugno, uomini armati hanno attaccato la località di Manda, uccidendo almeno 71 persone e ferendone più di altre 20, secondo fonti locali.
Il 26 marzo, il presidente Tiani ha emanato un decreto che ha sciolto i partiti politici.
Il 26 agosto, il ministero dell’Interno ha sciolto diverse organizzazioni sindacali dei lavoratori del settore della giustizia, citando “ripetute carenze nella fornitura del servizio pubblico” e corporativismo.1 Lo stesso mese, il presidente nigerino ha licenziato dall’impiego nel settore pubblico Abdoul Nasser Bagna Abdourahamane e Moussa Mahamadou, rispettivamente segretario generale e vicesegretario generale del Sindacato autonomo della magistratura nigerina. Questo in seguito alle loro critiche per lo scioglimento del sindacato e all’annuncio di uno sciopero generale all’interno della magistratura.
Il 18 gennaio, il ministero delle Comunicazioni ha sospeso il canale televisivo privato Canal 3 Niger e il giornalista Seyni Amadou dopo la messa in onda di un servizio sull’efficienza del governo. Il giorno seguente Seyni Amadou è stato arrestato e trattenuto in custodia. Il 21 gennaio è stato rilasciato e la sospensione di Canal 3 Niger è stata revocata.
A maggio, tre giornalisti di Sahara Fm, un’emittente radiofonica della città di Agadez sono stati arrestati dopo aver riportato che stando alle fonti il Niger e la Russia avevano rescisso il loro appalto per la sicurezza. Dopo il loro arresto il capo redattore ad interim Hamid Mahmoud, il conduttore del notiziario Mahaman Sani e la giornalista Massaouda Jaharou sono stati trasferiti nella capitale Niamey. Massaouda Jaharou è stata rilasciata a giugno, ma gli altri due suoi colleghi sono stati accusati di “attentato alla difesa nazionale e “complotto contro l’autorità dello stato davanti a un tribunale militare”.
Il 3 novembre, diversi giornalisti sono stati arrestati e tra questi Moussa Kaka, direttore del canale televisivo Saraounia Tv. Tre di loro sono stati trasferiti nel carcere di Kollo, accusati di “complicità nella diffusione di un documento che potrebbe turbare l’ordine pubblico”, in relazione a un caso collegato alla fuga di notizie di un invito a una conferenza stampa.
Il 3 gennaio, un mese dopo il suo arresto, Moussa Tchangari, segretario generale dell’organizzazione della società civile Spazi alternativi cittadini, è stato accusato di “complotto contro l’autorità dello stato tramite azioni di intelligence con potenze nemiche” e trasferito in custodia. Conosciuto per le sue dichiarazioni pubbliche sulla governance e la politica, se giudicato colpevole delle accuse rischiava la pena di morte.2 A fine anno era in attesa di processo.
A marzo, diversi ex ministri e funzionari che erano stati arbitrariamente arrestati dopo il colpo di stato di gennaio sono stati scarcerati, a eccezione dell’ex ministro dell’Interno Hama Adamou Souley.
L’ex presidente Mohamed Bazoum e sua moglie, Hadiza Mabrouk, arrestati durante il colpo di stato del 2023, sono rimasti in detenzione arbitraria.
Il 23 luglio, l’amministratore di Niamey ha deciso di vietare una manifestazione programmata dal Movimento indipendente per un nuovo Niger nella giustizia e nell’uguaglianza per “motivi di sicurezza”. Le richieste del movimento comprendevano l’indipendenza della magistratura, il perseguimento di chi commette “reati economici”, il rafforzamento delle capacità della difesa e delle forze di sicurezza e il rilascio “immediato e incondizionato” dell’ex presidente Mohamed Bazoum.
Nella notte tra il 13 e il 14 gennaio, l’ex ministro del Petrolio Mahaman Moustapha Barke è stato rapito dalla sua abitazione da uomini in abiti civili e portato in una località non identificata. A fine anno la sua sorte e localizzazione rimanevano ignote.
Le consultazioni nazionali avviate a febbraio dalle autorità militari raccomandavano il rafforzamento delle leggi e dei meccanismi per proteggere i diritti di donne e minori contro varie forme di violenza e il ripristino del ministero della Promozione delle donne e della protezione di minori. Raccomandavano inoltre di garantire gratuitamente alle vittime di violenza di genere cure mediche specialistiche e un’assistenza olistica (psicologica, medica, legale, e sociale).
Ad aprile, oltre 6.000 persone espulse dall’Algeria sono state mandate nella città di confine di Assamaka, dove venivano spesso rimandate persone migranti irregolari, dopo essere state lasciate in mezzo al deserto senza cibo né acqua.
Il 17 maggio, il governo ha annunciato che, fino ad aprile, erano state espulse in massa dall’Algeria almeno 16.000 persone migranti, che corrispondeva a più della metà del numero registrato nell’intero 2024. Il governo ha annunciato un programma di rimpatri per più di 4.000 di loro, in collaborazione con l’Organizzazione internazionale per la migrazione, al fine di evitare l’ulteriore sovraffollamento e una crisi umanitaria nei centri di ricezione, già al massimo della capienza.
Note:
1 Niger: A Serious Step Back for Human Rights Since the 2023 Coup d’Etat: Amnesty International: Submission to the 52nd Session of the UPR Working Group, 10 ottobre.
2 Niger: Six month-long arbitrary detention of human rights defender Moussa Tchangari must end, 3 giugno.