Le autorità hanno fatto ricorso a tortura e maltrattamento, sparizioni forzate e arresti e detenzioni arbitrari contro persone che si opponevano o che venivano percepite come avverse al governo. La Commissione per i diritti umani dell’Uganda ha stabilito che i tribunali che trattavano casi di tortura e detenzione illegale dovevano garantire risarcimenti alle persone sopravvissute a violazioni dei diritti umani. Le autorità hanno insistito a processare civili in tribunali militari, in violazione di una decisione della Corte suprema che aveva dichiarato incostituzionale tale pratica. Le forze di sicurezza hanno aggredito giornalisti e giornaliste, represso proteste pacifiche, mentre gli uffici del partito di opposizione sono stati perquisiti. Le persone Lgbti erano esposte a tutta una serie di violazioni dei diritti umani e continuavano a essere discriminate ai sensi della legge anti-omosessualità. Il sistema di assistenza dell’Uganda ai quasi due milioni di persone rifugiate e richiedenti asilo è rimasto fortemente sottofinanziato. La costruzione dell’oleodotto East African Crude Oil Pipeline (Eacop) ha continuato a sollevare preoccupazioni per l’ambiente e i diritti umani, comprese minacce alle comunità e agli habitat faunistici.
A giugno, il partito di governo Movimento di resistenza nazionale ha annunciato che Yoweri Museveni, presidente dal 1986, si sarebbe ricandidato alle elezioni nel 2026. A settembre, la commissione elettorale ha approvato la sua candidatura. Nel frattempo, Muhoozi Kainerugaba, figlio del presidente Museveni e capo delle forze della difesa, ha utilizzato il suo account X per lanciare minacce di morte e incitare alla violenza contro leader, persone affiliate e sostenitrici dell’opposizione, e altre critiche nei confronti del governo. Tra le persone minacciate c’erano il leader di partito e candidato presidenziale della Piattaforma per l’unità nazionale (National Unity Platform – Nup), Robert Kyagulanyi (conosciuto anche come Bobi Wine), e il leader del partito Fronte popolare per la libertà, People’s Front for Freedom (Pff), Kizza Besigye. I post pubblicati su X sono stati successivamente cancellati.
L’11 febbraio, la commissione per i diritti umani dell’Uganda, un organismo ufficiale istituito per indagare e monitorare le violazioni dei diritti umani, ha avviato una serie di udienze giudiziarie sul territorio nazionale. I tribunali hanno trattato accuse di tortura e detenzione illegale, tra le varie violazioni compiute dalle agenzie di sicurezza. Hanno emesso cinque sentenze, disponendo risarcimenti per più di 300 milioni di scellini ugandesi (circa 87.000 dollari Usa) alle vittime delle violazioni dei diritti umani che avevano avuto luogo in vari distretti. La commissione ha ammonito le forze di difesa popolare dell’Uganda (Uganda Peoples’ Defense Forces – Updf) e la polizia a non praticare atti di tortura ed esecuzioni extragiudiziali, che ha ribadito essere esplicitamente vietati ai sensi dell’art. 221 della costituzione.
Il 27 aprile, Eddie Mutwe, guardia del corpo di Robert Kyagulanyi, è stato sottoposto a sparizione forzata in seguito al suo rapimento da parte di uomini armati non identificati vicino alla capitale, Kampala. Il 1° maggio, in un post pubblicato su X che è stato successivamente cancellato, Muhoozi Kainerugaba ha rivendicato la responsabilità della sparizione e tortura in detenzione di Eddie Mutwe. Ha affermato di averlo percosso, avergli rasato la testa e averlo minacciato di continuare la tortura. Eddie Mutwe è stato trattenuto in incommunicado fino al 5 maggio, quando agenti delle Updf lo hanno condotto davanti al tribunale di Masaka dove, secondo l’affermazione del ministro della Giustizia, era parso “in una condizione visibilmente debole” e mostrava “segni di tortura”. L’avvocato di Eddie Mutwe ha riferito ai media che durante la detenzione il suo assistito aveva subìto scosse elettriche. Il tribunale lo ha incriminato per rapina aggravata e aggressione in relazione a un presunto incidente avvenuto nel 2024. A fine anno rimaneva in detenzione.
A gennaio, la Corte suprema dell’Uganda ha stabilito che i processi di civili da parte di tribunali militari erano da ritenersi incostituzionali e ha disposto il trasferimento di questi casi ai tribunali civili. La decisione faceva seguito al perseguimento giudiziario da parte della magistratura militare dei cittadini ugandesi Kizza Besigye (v. sopra, Contesto) e Obeid Lutale, i quali erano stati rapiti a Nairobi, in Kenya, a novembre 2024, e quindi trasferiti illegalmente in Uganda per rispondere di accuse in materia di sicurezza e possesso di armi da fuoco. Sebbene il loro caso sia stato successivamente trasferito a un tribunale civile, sono rimasti nel carcere di Luzira.
A giugno, il presidente Museveni ha firmato la legge (emendamento) sulle forze di difesa popolare dell’Uganda del 2025, che consentiva di perseguire i civili nei tribunali militari. La legge conteneva disposizioni dalla formulazione vaga che prendevano di mira persone civili accusate di reati in ambito militare, come ad esempio procurarsi armi o equipaggiamenti per atti violenti, fingersi ufficiali militari o collaborare con il personale militare al fine di commettere reati.
Il 7 gennaio, un tribunale militare di Kampala ha condannato l’avvocato per i diritti umani Eron Kiiza a nove mesi di reclusione per oltraggio alla corte. Questo dopo che era stato tratto in arresto per aver protestato quando i soldati gli avevano bloccato l’accesso a un’area dell’aula del tribunale riservata agli avvocati della difesa. Si trovava lì per l’udienza istruttoria dei suoi clienti Kizza Besigye e Obeid Lutale. Durante l’arresto è stato percosso. Ha affermato di essere stato anche torturato dal personale militare durante la detenzione. Il 4 aprile, l’Alta corte gli ha concesso la cauzione.
Il 17 luglio, personale della sicurezza ha arbitrariamente arrestato Robert Kayingo, un avvocato con doppia cittadinanza ugandese e sudafricana e leader del partito d’opposizione Alleanza federale ugandese, al suo arrivo all’aeroporto internazionale di Entebbe, di rientro dal Sudafrica. È stato trattenuto in incommunicado nonostante l’ordine di tribunale che richiedeva la sua comparizione, per poi essere espulso con la forza in Sudafrica il 13 agosto. Robert Kayingo ha affermato di essere stato trattenuto in isolamento e sottoposto a minacce e altre intimidazioni psicologiche durante la detenzione.
A novembre e dicembre, almeno 400 membri della Nup sono stati arbitrariamente arrestati e detenuti durante vari raduni organizzati nell’ambito della campagna elettorale di Robert Kyagulanyi. Alcuni sono stati rilasciati su cauzione mentre la maggior parte è rimasta in detenzione.
Il 26 agosto, agenti delle Updf hanno rapito Sam Mugumya, segretario generale della Lega giovanile del Forum per il cambiamento democratico ed ex braccio destro di Kizza Besigye, nella città di Mbarara. La sua sorte e localizzazione sono rimaste ignote, nonostante una sentenza emessa il 5 settembre dall’Alta corte di Kampala che aveva ordinato al governo e alle Updf di farlo comparire. Le Updf hanno negato pubblicamente di trattenerlo.
Il 1° ottobre, uomini armati in uniforme militare a volto coperto hanno rapito a Kampala gli attivisti per i diritti umani keniani Bob Njagi e Nicholas Oyoo, dopo che avevano partecipato a un raduno per la campagna elettorale di Robert Kyagulanyi. La loro localizzazione è rimasta ignota fino all’8 novembre, quando il presidente Museveni ha confermato che erano stati arrestati dai servizi di sicurezza in quanto ritenuti “esperti in sommosse”. Sono stati liberati lo stesso giorno e consegnati alle autorità keniane. Hanno affermato di essere stati torturati in detenzione.
Il 13 marzo, le forze di sicurezza hanno aggredito decine di giornalisti e giornaliste che stavano seguendo le elezioni suppletive in vari seggi elettorali di Kawempe, a Kampala. La polizia ha inoltre danneggiato e sequestrato la loro attrezzatura. Stavano documentando gli arresti di persone accusate di disturbare le procedure di votazione. Le autorità della polizia hanno affermato che avrebbero indagato sulle denunce formali sporte dalle vittime presso il commissariato di polizia di Kawempe.
A marzo, ai giornalisti dell’emittente Uganda Ntv e del quotidiano Daily Monitor è stata vietata la copertura di vicende riguardanti la presidenza. A ottobre, a questi stessi organi di informazione è stato vietato anche di coprire le sessioni parlamentari.
Il 17 febbraio, la polizia ha arrestato la vicesindaca della città di Kampala, Doreen Nyanjura, e le attiviste Ingrid Turinawe, Faridah Nangonzi, Shadiya Namubiru e Phionah Kabayinza, vicino all’Arua Park di Kampala. Stavano protestando contro la detenzione di Kizza Besigye e Obeid Lutale in violazione della sentenza della Corte suprema (v. sopra, Processi iniqui). Il giorno seguente, le cinque donne sono state incriminate dal tribunale di primo grado di Buganda Road per il reato di disturbo della quiete pubblica e trasferite in custodia nel carcere di Luzira. Sono state rilasciate su cauzione dopo tre settimane.
Tra febbraio e giugno, la polizia e il personale delle Updf hanno circondato e fatto irruzione nei locali del partito Nup di Kampala, incluso il suo quartier generale, in ben quattro occasioni. Durante le irruzioni, le forze di sicurezza hanno sparato munizioni vere in aria e in alcuni casi hanno forzato le entrate per effettuare perquisizioni. Il portavoce della polizia ha affermato che la perquisizione era parte di un’indagine sulla “formazione militare illegale presso i locali del partito”. A febbraio, Muhoozi Kainerugaba ha affermato su X di avere ordinato i raid.
La Corte suprema non si è pronunciata in merito a un appello contro la decisione della Corte costituzionale del 2024 di confermare le disposizioni contenute nella legge anti-omosessualità del 2023. Le disposizioni discriminavano le persone lgbti e comportavano pene severe, compresa la pena di morte per “omosessualità aggravata” e fino a 20 anni di carcere per “promozione dell’omosessualità”.
L’Ong Human Rights Awareness and Promotion Forum ha documentato 194 casi di violazioni di diritti umani contro persone lgbti. Queste violazioni spesso implicavano la presa di mira di persone sulla base del loro reale o percepito orientamento sessuale, dell’identità di genere o espressione della loro sessualità. Queste comprendevano 71 casi di violenza o minacce, 48 arresti per accuse legate alla sessualità, 60 sgomberi dalla propria abitazione e 15 casi di discriminazione sul lavoro.
A luglio, i governi di Usa e Uganda hanno stipulato un accordo bilaterale che avrebbe consentito agli Usa di espellere in Uganda cittadini di paesi terzi ai quali era stato rifiutato l’asilo negli Usa, ma che non potevano rientrare in sicurezza nel proprio paese d’origine.
Secondo l’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, l’Uganda ospitava 1.971.983 persone rifugiate e richiedenti asilo, un aumento di quasi 154.000 rispetto al 2024. La maggior parte dei nuovi arrivi era entrata nel paese dalla Repubblica Democratica del Congo, dal Sud Sudan o dal Sudan. Al 31 agosto, l’Unhcr, aveva ricevuto soltanto il 32 per cento del suo fabbisogno di 361 milioni di dollari Usa di finanziamenti per l’Uganda, rispetto al 42 per cento ricevuto nello stesso periodo del 2024. Ha affermato che gli effetti del deficit implicavano tra l’altro tassi elevati di abbandono scolastico e carenza di cibo, acqua e medicinali, con conseguente aumento della malnutrizione tra i bambini.
Secondo il Global Hunger Index 2025, l’Uganda era classificata all’87° posto su 123 paesi. Ha classificato i livelli di fame del paese come “seri”, con il 22 per cento della popolazione malnutrita e il 3,9 per cento di minori che non raggiungevano il quinto anno di vita.
A marzo, la Eacop ha annunciato la “chiusura della sua prima tranche di finanziamenti esterni” per la costruzione di un oleodotto sotterraneo per combustibili fossili, per trasportare petrolio greggio dalla città di Kabale nel distretto di Hoima , in Uganda occidentale, al porto di Tanga, in Tanzania (cfr. Tanzania). Il progetto destava una serie di preoccupazioni per i diritti umani e l’ambiente, in quanto minacciava gli sforzi globali di ridurre le emissioni di carbonio e attraversava insediamenti umani e aree faunistiche, terreni agricoli e risorse idriche. Il progetto inoltre contrastava con gli obiettivi Ndc dell’Uganda di ridurre le sue emissioni di gas serra del 22 per cento entro il 2030.