Le persone impegnate nella difesa dell’ambiente hanno subìto attacchi, persecuzioni e criminalizzazioni. La deforestazione, gli incendi boschivi e le attività minerarie hanno generato inquinamento e messo in pericolo i diritti umani, specialmente per i popoli nativi. Le persone in detenzione hanno vissuto in condizioni di sovraffollamento e insicurezza. C’era il rischio che passati massacri restassero impuniti. Sono stati registrati casi di femminicidio e infanticidio.
A ottobre, Rodrigo Paz è stato eletto presidente. Nelle violenze preelettorali sono stati uccisi otto uomini, tra cui quattro poliziotti.
A dicembre, l’ex presidente Luis Arce è stato arrestato in seguito a un’indagine per corruzione.
Il paese viveva una grave crisi economica, con un tasso d’inflazione su base annua al massimo storico dal 2008. I prezzi di beni alimentari e materie prime sono aumentati vertiginosamente.
Durante il quarto Upr della Bolivia, il governo ha respinto le raccomandazioni riguardanti le normative che limitavano lo spazio civico.
Le autorità hanno continuato a non proteggere persone impegnate nella difesa dei diritti umani, in un contesto di persistenti minacce, persecuzioni e attacchi nei loro confronti. Gli attacchi hanno colpito in particolare i popoli nativi e le comunità contadine che difendevano il territorio, la terra e l’ambiente dagli effetti negativi delle attività minerarie e collegate agli idrocarburi.
La criminalizzazione della tutela ambientale si è intensificata. Dodici persone impegnate nella protezione della riserva floro-faunistica nazionale di Tariquia sono state incriminate. Secondo l’ufficio del difensore civico, hanno anche subìto intimidazioni legali, vessazioni e minacce.
Il cambiamento climatico ha aggravato la deforestazione, gli incendi boschivi e i cambiamenti nella distribuzione e frequenza delle piogge, intensificando la scarsità d’acqua e influenzando gli ecosistemi, la sicurezza alimentare e il diritto all’acqua.
Le organizzazioni della società civile hanno denunciato che le attività estrattive inquinavano l’acqua e violavano i diritti umani. Uno studio condotto dal Centro boliviano di documentazione e informazione, in collaborazione con altri istituti, ha rivelato che le donne native della regione dell’Amazzonia soffrivano di alti livelli di mercurio a causa del consumo di pesce contaminato da attività minerarie. Nove persone su 10 esaminate superavano i livelli di sicurezza e tre su quattro erano a rischio cardiovascolare.
I progetti estrattivi continuavano a essere sviluppati all’interno di territori nativi senza consultazione o attraverso processi che non soddisfacevano i requisiti di consenso libero, anticipato e informato.
L’ufficio del difensore civico ha lanciato un allarme per l’estremo sovraffollamento nelle carceri, con più di 33.000 persone imprigionate, in un sistema che aveva una capacità approssimativa di 16.000. Sono stati segnalati anche casi di salute precaria, alimenti di scarsa qualità e condizioni pericolose e 15 morti violente nei penitenziari che erano state registrate fino a settembre.
Sono persistite le preoccupazioni per l’indipendenza della magistratura. L’ufficio del pubblico ministero ha accusato una rete di giudici, avvocati e funzionari pubblici di corruzione, azioni di lobby e crimine organizzato, sostenendo che avrebbero tentato di sostituire una componente della magistratura. Quattro di loro, tra cui un ex ministro, erano stati arrestati a fine anno.
La Commissione interamericana dei diritti umani e l’Ohchr, l’ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite, hanno avvertito del rischio che i massacri di Senkata e Sacaba rimanessero impuniti. Riguardo alle gravi violazioni commesse nel contesto di questi massacri avvenuti nel 2019, i procedimenti giudiziari a carico di funzionari di polizia e militari accusati sono stati dichiarati a settembre nulli e inefficaci. La Bolivia non aveva ancora firmato o ratificato la Convenzione Lubiana-L’Aia.
La procura ha documentato 81 femminicidi e 29 infanticidi. A settembre, è entrata in vigore la legge 1639, che ha vietato i matrimoni precoci e infantili sotto i 18 anni. Tale pratica aveva continuato a esporre le ragazze a violenza, gravidanza precoce e abbandono scolastico.