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REPUBBLICA DELLA COLOMBIA

Nonostante i negoziati di pace in corso, è persistita la violenza armata e sono continuate le violazioni delle norme del diritto internazionale umanitario contro la popolazione civile. I popoli nativi e le comunità afrodiscendenti e contadine hanno subìto in modo sproporzionato gli effetti della violenza e del conflitto armato. Il lavoro dei difensori dei diritti umani ha continuato a essere bloccato da rischi concreti. A distanza di anni dalla depenalizzazione dell’aborto, permanevano barriere nell’accesso. La situazione delle persone di cittadinanza venezuelana è rimasta allarmante, in particolare in relazione all’accesso all’asilo e allo status di rifugiato o ad altre alternative di regolarizzazione della migrazione.

 

CONTESTO

Sono proseguiti i negoziati tra il governo e i vari gruppi armati attivi in Colombia, ma con scarsi progressi e un impatto limitato. Il governo ha sospeso le trattative con l’Esercito di liberazione nazionale (Ejército de liberación nacional – Eln) a gennaio e non ha ripreso quelle con il gruppo armato Stato maggiore centrale (Estado major central – Emc) o con la Segunda Marquetalia. I colloqui con lo Stato maggiore di blocchi e fronte (Estado mayor de bloques y frente – Embf), il Coordinamento nazionale dell’esercito bolivariano (Coordinadora Nacional Ejército Bolivariano – Cneb) e i Comuneros del sur sono continuati. Il governo ha anche proseguito i suoi “dialoghi sociogiuridici” con i gruppi operanti nelle città di Quibdó, Medellín e Buenaventura e ha aperto un dialogo con l’Esercito gaitanista della Colombia (Ejército gaitanista de Colombia – Egc) in Qatar.

Nonostante i progressi in alcuni di questi processi e la presentazione di un disegno di legge del governo a luglio, le garanzie di verità, giustizia, riparazione e non ripetizione per le vittime rimanevano incerte.

A giugno, l’Ohchr, l’ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite, ha annunciato un ridimensionamento della propria presenza nel paese a causa del taglio degli aiuti internazionali a sostegno della sua missione.

 

VIOLAZIONI DEL DIRITTO INTERNAZIONALE UMANITARIO

La violenza armata è continuata nonostante i negoziati di pace e i dialoghi. Gli scontri tra i gruppi armati, e tra questi e le forze militari e di sicurezza, hanno spesso dato luogo a violazioni del diritto internazionale umanitario. A maggio, la Cicr ha lanciato l’allarme per il deterioramento della situazione umanitaria, segnalando che all’attuale ritmo di crescita della violenza con le sue drammatiche conseguenze sulle comunità, gli indicatori umanitari per il 2025 si profilavano come i peggiori dell’ultimo decennio.

Eventi particolarmente preoccupanti sono stati registrati nei dipartimenti di Guaviare, Putumayo, Nariño, Cauca, Valle del Cauca, Chocó, Bolívar e La Guajira, così come nelle regioni di Catatumbo, Magdalena Medio, Antioquia Nordorientale e Bolivar del Sud. Le dispute per il controllo territoriale, sociale ed economico si sono intensificate, parallelamente alla frammentazione dei gruppi armati. La Fondazione idee per la pace ha identificato 14 zone contese tra questi gruppi, un numero che era raddoppiato dall’inizio del mandato del presidente Gustavo Petro, e ha registrato un’escalation degli scontri tra i gruppi armati e le forze militari e di sicurezza.

Secondo l’Ocha, nel 2025 sono stati registrati nel paese 2.794 episodi di violenza, di cui 1.390 erano attacchi contro la popolazione civile (come omicidi, minacce e repressione sociale), con conseguenze per più di 1,6 milioni di persone.

Il Consultorio per i diritti umani e lo sfollamento (Consultoría para los derechos humanos y el desplazamiento – Codhes) ha documentato 139 casi di sfollamenti forzati multipli e su larga scala durante l’anno, che hanno interessato almeno 90.282 persone, oltre a 80 casi di confinamento e restrizioni alla mobilità umana, che avevano colpito almeno 235.345 persone. L’escalation di violenza nella regione di Catatumbo, dovuta agli scontri tra l’Eln e l’Embf, ha causato lo sfollamento forzato di più di 82.000 persone tra gennaio e settembre.

Tra gennaio e novembre, la Coalizione contro il coinvolgimento di minori e giovani nel conflitto armato in Colombia ha registrato 196 episodi legati al conflitto armato, che hanno interessato 364.382 minori e adolescenti, di cui 172 erano state le vittime di reclutamento.

Secondo l’Ocha, durante il 2025, almeno 7.728 persone hanno subìto le conseguenze o sono state vittime di ordigni esplosivi di vario tipo. Diversi gruppi armati hanno inoltre intensificato l’utilizzo di droni per compiere attacchi con esplosivi.

L’Istituto per gli studi sullo sviluppo e la pace ha registrato l’uccisione di 39 ex combattenti che avevano firmato l’accordo di pace del 2016. A settembre, la Corte costituzionale ha stabilito che la situazione della sicurezza dei firmatari di quell’accordo rimaneva critica.

 

DISCRIMINAZIONE

Sfollamenti multipli e su larga scala hanno colpito prevalentemente le popolazioni contadine e rurali, che rappresentavano circa il 90 per cento delle vittime, secondo il Codhes, con i popoli nativi e le comunità afrodiscendenti che rappresentavano il rimanente 10 per cento.  Casi di confinamento e restrizioni alla mobilità umana hanno colpito in particolare i popoli nativi e le comunità afrodiscendenti, che rappresentavano il 40 per cento delle vittime.

A giugno, il Centro per la ricerca e l’istruzione popolare ha segnalato che l’Egc continuava a esercitare il controllo territoriale nel bacino fluviale di Atrato, nel dipartimento di Chocó, sostenendo inoltre che la concentrazione del potere aveva indebolito le strutture organizzative dei popoli nativi e delle comunità afrodiscendenti, abitanti originari della regione.

 

DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI

Il programma Siamo difensori ha documentato 509 attacchi contro difensori e difensore dei diritti umani nel periodo tra gennaio e settembre, con una media di 1,67 attacchi al giorno tra luglio e settembre. Sebbene tale dato rappresentasse una diminuzione del 25 per cento rispetto allo stesso periodo del 2024, il 2025 ha probabilmente superato i due anni precedenti per numero totale di attacchi.

A febbraio, un gruppo di difensori dei diritti umani fuggiti dal Venezuela per stabilirsi in Colombia ha segnalato condizioni ostili per poter proseguire il loro lavoro nel paese. A ottobre, i difensori dei diritti umani Luis Peche e Yendri Velásquez, quest’ultimo anche richiedente asilo e membro di Amnesty International, hanno subìto un grave attacco nella capitale, Bogotà.1

La stigmatizzazione contro chi difende i diritti umani è peggiorata. A marzo, il presidente Petro ha sostenuto che le organizzazioni della società civile nella regione di Catatumbo erano “subordinate” ai gruppi armati che operavano nell’area.2 Il suo governo si è rifiutato di ritrattare tali dichiarazioni. Mesi dopo, diverse organizzazioni hanno segnalato la persistenza di una campagna di stigmatizzazione contro di loro sui social media. A settembre, il Fronte 33 delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia ha direttamente e pubblicamente stigmatizzato il Comitato di integrazione sociale del Catatumbo (Comité de integración social del Catatumbo – Cisca), sostenendo che era coinvolto nelle azioni di altri gruppi armati.3 I persistenti e sempre più diffusi attacchi contro il Cisca e altre organizzazioni per i diritti umani hanno suscitato preoccupazione riguardo alla loro sicurezza e agli ostacoli che incontravano nello svolgimento delle loro attività.

La commissione nazionale sulle tutele, uno spazio per il dialogo tra lo stato e la società civile per i difensori dei diritti umani, si è riunita tre volte durante l’anno. A partire da gennaio, le piattaforme per i diritti umani e le organizzazioni della società civile coinvolte nell’iniziativa hanno evidenziato la mancanza di progressi nel concordare misure di sicurezza e partecipazione per la difesa dei diritti umani e la scarsa coordinazione della risposta istituzionale. A fine anno, la pubblicazione e l’implementazione della politica pubblica integrale di garanzia per il lavoro di difesa dei diritti umani erano ancora in sospeso.

 

SPARIZIONI FORZATE

Tra gennaio e maggio, la Cicr ha documentato 136 nuove sparizioni forzate in relazione al conflitto armato, inclusi 26 bambini, bambine e adolescenti.

A giugno, la giurisdizione speciale per la pace (Jurisdicción especial para la paz – Jep) ha riconosciuto Yanette Bautista come vittima e, con una decisione senza precedenti, come donna impegnata nella ricerca delle vittime di sparizione forzata. Yanette Bautista è morta a settembre, lasciando un’eredità determinante per la difesa dei diritti delle vittime di sparizione forzata e le donne che si adoperano per ritrovarle.

Sono proseguiti i dibattiti relativi ai regolamenti attuativi alla legge 2.364 del 2024, per il riconoscimento e la protezione completa del lavoro e dei diritti delle donne impegnate nella ricerca delle vittime di sparizione forzata, ma a fine anno dovevano essere ancora approvati.4 In merito all’implementazione del sistema nazionale di ricerca, sono proseguiti i colloqui per l’adozione di una politica pubblica integrale sulla ricerca delle persone dichiarate scomparse.

Tra gennaio e settembre, l’unità di ricerca delle persone scomparse ha ritrovato vive 111 persone, recuperato 1.161 corpi, consegnato 762 cadaveri all’istituto nazionale di medicina legale e scienze forensi, e compiuto 166 atti formali di restituzione dignitosa dei resti e “incontri per la verità” con i parenti.

A gennaio, nella città di Buenaventura dell’estuario di San Antonio, sulla costa del Pacifico, è iniziata la ricerca dei resti delle vittime di sparizione forzata. Resti umani sono stati trovati anche in un settore di Medellín, noto come La Escombrera, e in una base dell’esercito a Bogotá, dove aveva operato il battaglione di intelligence e contro-intelligence noto come Battaglione Charry Solano o XX Brigata.

 

DIRITTO A VERITÀ, GIUSTIZIA E RIPARAZIONE

A gennaio, dopo oltre 20 anni di contenziosi e negoziati, il governo ha raggiunto un accordo di conciliazione con la Comunità di pace del villaggio di San José de Apartadó, comprendente impegni vincolanti delle istituzioni in termini di riconoscimento e riparazione per le vittime di gravi violazioni dei diritti umani. La commissione di valutazione della giustizia, presieduta dall’ufficio del difensore civico, si è costituita formalmente ad aprile e a giugno il presidente Petro ha presentato pubbliche scuse a nome dello stato per le violazioni dei diritti umani subite per molti anni da membri della Comunità.

A settembre, la Jep ha emesso le sue prime due sentenze. Nella prima, ha condannato sette ex comandanti delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia-Esercito popolare (Fuerzas armadas revolucionarias de Colombia-Ejército del pueblo – Farc-Ep) a otto anni di sanzioni riparative (sanciones propias), per la loro responsabilità in crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi durante l’implementazione di una politica di rapimenti tra il 1993 e il 2012. Nella seconda, ha condannato cinque ufficiali, quattro sottoufficiali e tre soldati di grado inferiore dell’esercito colombiano a periodi variabili da cinque a otto anni di sanzioni riparative per crimini di guerra e crimini contro l’umanità riguardanti 135 omicidi e sparizioni forzate mascherati da “vittime in combattimento” nei dipartimenti di Cesar e La Guajira, tra il 2002 e il 2005. In entrambi i casi, i condannati avevano già ammesso la loro responsabilità per i crimini.

Prima e dopo il pronunciamento delle sentenze, vari attori, compresa la stessa Jep, hanno segnalato carenza di risorse finanziarie per la costruzione delle infrastrutture necessarie alla corretta realizzazione della componente riparativa delle sanzioni. La portata della componente retributiva di tali sanzioni riparative è stata inoltre criticata per la mancanza di chiarezza nella loro applicazione e l’incompatibilità con le altre attività delle persone condannate.

La Jep ha formulato nuovi capi d’imputazione contro ex membri delle Farc-Ep per la loro partecipazione in crimini legati alla politica dei rapimenti attuata in diverse regioni del paese, il reclutamento e l’impiego di bambini, bambine e adolescenti nel conflitto armato, e per gli attacchi alla popolazione civile nei dipartimenti del Cauca e di Valle del Cauca. Ha inoltre formalmente accusato ex membri dell’esercito e delle forze di sicurezza per le esecuzioni extragiudiziali e le sparizioni forzate compiute nel dipartimento di Antioquia. I procedimenti penali contro 16 membri dell’esercito e delle forze di sicurezza sono stati archiviati perché gli indagati non sono stati considerati alla fine responsabili delle esecuzioni extragiudiziali e delle sparizioni forzate in corso d’indagine nei dipartimenti di Meta e Santander.

I conflitti di giurisdizione tra la giustizia penale militare e il sistema di giustizia penale ordinaria hanno continuato a influire sulle indagini relative a possibili violazioni dei diritti umani o crimini di diritto internazionale.5

 

LIBERTÀ DI RIUNIONE PACIFICA

È prevalsa ancora l’impunità per le violazioni dei diritti umani commesse durante le proteste, nonostante alcuni limitati progressi. A giugno, un agente dell’ex squadra mobile antisommossa (Escuadrón móvil antidisturbios – Esmad) della polizia è stato giudicato colpevole in primo grado per l’omicidio di Juan Carlos León Acosta durante gli scioperi agrari del 2013. La Corte suprema non aveva ancora raggiunto una decisione riguardo alla condanna di un altro membro dell’Esmad per l’omicidio di Nicolás Neira, durante le proteste che si erano svolte a Bogotá il 1° maggio 2005, con la famiglia di Nicolás Neira che continuava a denunciare l’impunità che caratterizzava ancora il caso a 20 anni dalla sua morte.

A giugno è stata pubblicata la risoluzione 1.840 che ha dotato la polizia nazionale di un manuale sull’utilizzo di armi, munizioni e dispositivi meno letali. L’iniziativa della società civile Coalizione per la riforma della polizia, pur sottolineando i progressi significativi che tale manuale rappresentava in termini di protocollo e chiarezza tecnica e operativa sull’uso di questo tipo di armi da parte della polizia, ha segnalato con preoccupazione i rischi e i limiti di tali regolamenti, con particolare riferimento ai criteri di acquisizione e all’utilizzo delle armi meno letali, oltre alla mancanza di adeguati meccanismi di vigilanza indipendenti e di una prospettiva etnico-razziale.

Nel frattempo, continuava a mancare una riforma integrale della polizia con una prospettiva incentrata sui diritti umani.

 

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE

A ottobre, la commissione regolatoria delle comunicazioni ha scritto a diversi media richiedendo informazioni e documenti interni sui processi editoriali, avvertendoli di possibili sanzioni amministrative in caso di mancata conformità. La Fondazione per la libertà di stampa (Fundación para la libertad de prensa – Flip) ha espresso preoccupazione per queste richieste e per la loro ricaduta sulla libertà di stampa.

La Flip ha registrato durante l’anno 468 attacchi alla stampa, tra cui 191 minacce contro giornalisti e giornaliste, 61 casi di stigmatizzazione, 26 casi di vessazione giudiziaria e un omicidio. Sono stati inoltre documentati un tentato omicidio, 15 sfollamenti forzati e sette casi di esilio.

 

DIRITTI DELLE DONNE

A gennaio, il presidente ha promulgato una legislazione che ha introdotto la possibilità di ottenere il divorzio con la sola volontà di uno dei coniugi.

L’Osservatorio colombiano dei femminicidi ha registrato 609 femminicidi tra gennaio e settembre, a confronto con i 662 dello stesso periodo nel 2024. Nonostante la piccola diminuzione, il numero dei femminicidi evidenziava la continua alta incidenza della violenza contro le donne e la necessità di maggiori e migliori misure da adottare al fine di sradicarla.

 

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER E INTERSESSUATE

L’Ong Caribe Afirmativo ha documentato 85 atti gravi di violenza contro persone lgbti, principalmente contro uomini gay (39 casi) e donne transgender (32 casi), nonché un significativo aumento delle minacce e delle intimidazioni da parte dei gruppi armati contro questa popolazione.

 

DIRITTI SESSUALI E RIPRODUTTIVI

L’aggiornamento della politica nazionale sui diritti sessuali e riproduttivi rimaneva ancora in sospeso. La Tavola rotonda per la vita e la salute delle donne ha riferito che persistevano barriere d’accesso ai servizi per l’interruzione volontaria della gravidanza. L’inchiesta nazionale demografica e sanitaria 2025 ha identificato alcune delle barriere che ostacolavano l’accesso all’aborto, come personale sanitario che cambiava le decisioni delle donne (34,3 per cento), mancanza di informazioni rapide ed esaurienti (21,1 per cento) e ritardi da parte delle strutture sanitarie nella programmazione delle procedure (16,2 per cento).

 

DIRITTI DELLE PERSONE RIFUGIATE E MIGRANTI

L’ufficio del difensore civico colombiano, insieme ai suoi omologhi di Panama e Costa Rica, ha riferito una diminuzione del 97 per cento dei flussi migratori irregolari verso nord nel periodo tra gennaio e agosto, con un aumento significativo della migrazione verso sud nell’arco dello stesso periodo. Nonostante questi cambiamenti nelle dinamiche della mobilità umana, questi organismi hanno evidenziato il persistere della violenza lungo le rotte migratorie e ai confini, oltre a un significativo controllo esercitato dalle reti di trafficanti di esseri umani che operano nei tre paesi.

Ad aprile, il Relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani di migranti ha osservato che erano state registrate agli inizi del 2025 circa 75.000 domande d’asilo, di cui 29.305 erano ancora in sospeso. Sulla base delle informazioni disponibili, il tempo medio di elaborazione delle richieste d’asilo era da tre a quattro anni, un dato che lo portava a concludere che la Colombia non aveva un sistema d’asilo efficiente.

Secondo i dati riportati ad agosto nel sito web ufficiale dell’agenzia governativa Migración Colombia, nel paese erano presenti un totale di 2.831.561 persone con cittadinanza venezuelana, di cui 484.658 avevano uno status migratorio irregolare. Questi dati mostravano un aumento del numero di persone che entravano nel paese con un “permesso d’ingresso e permanenza”.

Ciò significava che la migrazione venezuelana verso la Colombia continuava in base a schemi di regolarizzazione della migrazione temporanei, che risultavano inaccessibili a molti e che mancavano di meccanismi di protezione in linea con le circostanze di coloro che fuggivano dal Venezuela.

 

DIRITTI ECONOMICI E SOCIALI

A gennaio, la procura generale della nazione ha richiesto che la Corte costituzionale dichiarasse incostituzionale l’attuale stato di deterioramento del sistema sanitario di sicurezza sociale. Inoltre, a marzo, l’ufficio del difensore civico ha richiesto che i diritti delle persone utenti del servizio sanitario fossero garantiti. Nel frattempo, sono proseguite per tutto l’anno le discussioni riguardo alla necessità di aumentare e snellire gli investimenti pubblici nel settore sanitario.

A giugno e luglio sono state publicate modifiche legislative su lavoro e pensioni, con effetti su diversi diritti economici e sociali. L’esito di un’eccezione di costituzionalità riguardante i cambiamenti sulle pensioni a fine anno era ancora in sospeso.

 

Note:
1 Colombia: Attack on Venezuelan human rights defender condemned, 14 ottobre.
2 Colombia: Stop stigmatizing civil society in Catatumbo, 13 marzo.
3 Colombia: Further information: Protect CISCA from attacks, 7 ottobre.
4 Colombia: One year on, women searchers for victims of enforced disappearance are still waiting for the country to deliver for them, 19 giugno.
5 Colombia: Insist, Persist, Resist and Never Give Up? Impact of the Use of Military Criminal Justice on Impunity for Human Rights Violations in Colombia, 14 novembre.

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