Sono stati fatti pochi progressi nelle indagini sulle sparizioni forzate. Le forze di sicurezza hanno represso le proteste ed è stata approvata una nuova legge che ha limitato la libertà d’associazione. Le persone detenute hanno continuato a far fronte a condizioni molto precarie. Nella regione dell’Amazzonia, il gas flaring e lo sfruttamento delle risorse naturali sono proseguiti senza il consenso dei popoli nativi. Le persone impegnate nella difesa dei diritti umani continuavano a essere a rischio. L’indipendenza della magistratura è stata indebolita.
Daniel Noboa è stato rieletto presidente ad aprile e la militarizzazione delle operazioni di pubblica sicurezza è continuata. Al 19 dicembre era stato registrato un totale di 8.847, il numero annuale più alto della storia recente del paese.
A giugno l’assemblea nazionale ha approvato una serie di leggi incentrate sulla sicurezza, proposte dal governo, che rappresentavano una minaccia per i diritti umani. A settembre, la Corte costituzionale ha invalidato le leggi sull’integrità pubblica e sulla solidarietà nazionale e sospeso provvisoriamente alcune sezioni della legge sull’intelligence.
A novembre, la popolazione ecuadoriana ha votato contro la convocazione di un’assemblea costituente.
L’ufficio del pubblico ministero ha aperto indagini sulla possibile sparizione forzata di 43 individui in seguito a operazioni di sicurezza condotte dalle forze armate nel 2024. Tuttavia, i progressi nelle indagini penali sono stati lenti, senza cooperazione da parte delle forze armate.1 A dicembre la Commissione interamericana sui diritti umani (Iner-American Commission on Human Rights – Iachr) ha previsto misure di protezione urgenti per 26 di loro e per sei mujeres buscadoras (donne impegnate nella ricerca delle persone scomparse).
Sempre a dicembre, 16 membri delle forze armate sono stati condannati per la sparizione forzata e l’omicidio di quattro minori afrodiscendenti nel 2024, dopo il loro arresto nella città di Guayaquil. La sentenza confermava anche che durante la loro detenzione erano stati soggetti a tortura e maltrattamenti.
Ad agosto, l’assemblea nazionale ha approvato una legge che ha messo a rischio la libertà d’associazione, con i relativi regolamenti attuativi pubblicati a ottobre.
Le autorità hanno effettuato arresti di massa e fatto uso illegale della forza contro proteste guidate da organizzazioni native, sociali e sindacali; hanno anche aperto procedimenti penali illegittimi contro di loro e congelato i conti bancari di leader sociali e manifestanti.2 Organizzazioni della società civile hanno riferito che nel contesto delle proteste che avevano avuto luogo tra settembre e ottobre erano state uccise almeno due persone, 473 erano state ferite e altre 206 arrestate.
Il giornalista Patricio Aguilar è stato assassinato il 4 marzo mentre svolgeva il suo lavoro di corrispondente dal cantone di Quinindé, nella provincia di Esmeraldas. A fine anno, le indagini sull’omicidio erano ancora aperte.
I detenuti hanno continuato a soffrire per il sovraffollamento e la mancanza di cibo e assistenza medica adeguati, oltre che per tortura e maltrattamento. Secondo il Servizio nazionale per la cura generale per adulti privati della libertà e rei adolescenti, tra gennaio e settembre, erano decedute 760 persone imprigionate nelle carceri del paese, di cui 105 morti violente.
Il governo ha continuato ad autorizzare il gas flaring nella regione dell’Amazzonia, nonostante una sentenza emessa da un tribunale nel 2021 che aveva ordinato l’eliminazione delle torce di combustione dei gas residuali. A gennaio, la Corte costituzionale ha respinto un ricorso presentato dallo stesso gruppo di ragazze che aveva intentato la causa legale iniziale, per ottenere la piena conformità con la sentenza iniziale.3
A fine anno, il governo non aveva ancora ordinato la chiusura delle centinaia di pozzi petroliferi all’interno del parco nazionale di Yasuní, nella foresta pluviale dell’Amazzonia, ignorando il risultato di un referendum che si era svolto in materia nel 2023.
Lo sfruttamento delle risorse naturali ha continuato a violare diritti sia individuali che collettivi, e in particolare il diritto dei popoli nativi a un consenso libero, anticipato e informato. La Corte interamericana dei diritti umani ha condannato l’Ecuador per avere violato il diritto alla proprietà collettiva dei popoli nativi nella regione dell’Amazzonia, autorizzando progetti estrattivi all’interno del loro territorio.
Le persone impegnate nella difesa dei diritti umani, specialmente coloro che difendono la terra, il territorio e l’ambiente, hanno denunciato di avere subìto forme di vessazione, stigmatizzazione, persecuzione e criminalizzazione, incluso un attentato alla vita di un leader comunitario.
L’accesso all’aborto, che era legalmente permesso in tre casi, ha continuato a essere limitato da barriere istituzionali, mancanza di dati ufficiali, la condizione precaria del settore medico e lo stigma. Il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite ha condannato l’Ecuador per avere violato i diritti di una ragazza di 13 anni, sopravvissuta a violenza sessuale, che era stata costretta a portare a termine la gravidanza.
Il Comitato sui diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite ha esortato l’Ecuador a prevenire e combattere tutte le forme di violenza contro minori e ad affrontare la problematica delle morti di minorenni, specialmente nelle operazioni di sicurezza condotte dall’esercito.
La Relatrice speciale delle Nazioni Unite sull’indipendenza di giudici e avvocati e l’Iachr hanno espresso preoccupazione per la campagna di discredito della magistratura ingaggiata dal ramo esecutivo, attraverso vessazioni e stigmatizzazione pubblica, minacce e una marcia di protesta contro la Corte costituzionale, guidata personalmente dal presidente Noboa, tra le varie azioni segnalate.
Il governo si è scusato pubblicamente con le oltre 300 vittime di pratiche equiparabili a schiavitù da parte di un’azienda straniera, in conformità con una sentenza del 2024. Le vittime attendevano ancora una riparazione completa. L’Ecuador non aveva ancora firmato o ratificato la Convenzione Lubiana-L’Aia sulla mutua assistenza giudiziaria.
È persistita l’impunità per le violazioni dei diritti umani commesse dalle forze di sicurezza durante le proteste del 2019 e del 2022.
Note:
1 “It Was the Military. I Saw Them”: Enforced Disappearances in Ecuador at the Hands of the Armed Forces, 23 settembre.
2 Ecuador: Alert over repression of protests, judicial independence and enforced disappearances, 8 ottobre.
3 Ecuador: Justice has failed the Warriors for the Amazon, but their fight continues, 26 marzo.