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REPUBBLICA DEL PERÙ

Le autorità hanno fatto ricorso all’uso non necessario e sproporzionato della forza contro manifestanti. Le vittime di forza eccessiva durante le proteste del 2022 e 2023 non avevano ancora ottenuto giustizia. Gli attacchi contro giornalisti e difensori dei diritti umani si sono intensificati. È stata approvata una legislazione che ha colpito il funzionamento delle organizzazioni della società civile. I crimini di diritto internazionale e le gravi violazioni dei diritti umani commessi tra il 1980 e il 2000 potrebbero rimanere impuniti in seguito all’entrata in vigore della legge 32419. La violenza contro donne e ragazze è rimasta motivo di grave preoccupazione, così come la limitazione dell’accesso all’aborto e ai kit di emergenza medica in caso di stupro. Il riconoscimento dei diritti delle persone transgender ha subìto battute d’arresto. Persone con cittadinanza venezuelana continuavano a non avere accesso a forme di protezione.

 

CONTESTO

La crisi istituzionale ha continuato a colpire i diritti umani. La perdita dell’indipendenza della procura generale, della Corte costituzionale e dell’ufficio del difensore civico, tra i vari organi autonomi dello stato, ha seriamente minacciato lo stato di diritto. È aumentata la criminalità organizzata, così come la percezione del fallimento delle autorità nell’affrontarla. A ottobre, il congresso ha rimosso dalla carica di presidente Dina Bolouarte per motivi di incapacità morale. José Jeri Oré ha assunto la carica di nuovo presidente con un mandato di nove mesi fino alle elezioni, previste per il 2026.

 

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE

I giornalisti Gastón Medina e Raúl Celis sono stati uccisi rispettivamente a gennaio e maggio, e Fernando Núñez e Mitzar Castillejos a dicembre. L’ufficio del Relatore speciale per la libertà d’espressione della Commissione interamericana dei diritti umani ha condannato le uccisioni e indicato come possibile movente il lavoro giornalistico delle vittime.

 

LIBERTÀ D’ASSOCIAZIONE

Con l’entrata in vigore della legge 32301, che ha modificato la legislazione che disciplina l’Agenzia peruviana per la cooperazione internazionale (Agencia peruana de cooperación internacional – Apci), è stato reso obbligatorio per le organizzazioni della società civile ottenere la registrazione e l’approvazione preventiva dello stato per poter pianificare o svolgere le loro attività o programmi, indebolendo così lo spazio civico e lasciando il lavoro di queste organizzazioni esposto a un controllo arbitrario e sproporzionato e a una potenziale autocensura. Nel caso di giornalisti e giornaliste, questo tipo di supervisione avrebbe potuto legittimare gli organismi statali a ottenere informazioni sulle indagini in corso contro le autorità.

 

LIBERTÀ DI RIUNIONE PACIFICA

La modifica della legislazione sull’Apci ha messo a repentaglio l’accesso alla giustizia per le vittime dell’uso eccessivo della forza nel contesto delle proteste che avevano avuto luogo tra dicembre 2022 e marzo 2023, classificando come un reato grave l’utilizzo di fondi per lo sviluppo internazionale per “consigliare, assistere o finanziare, in qualsiasi forma o modalità, azioni amministrative, giudiziarie, o di altra natura contro lo stato, nelle istanze nazionali o internazionali”. Poiché le cause legali per uso eccessivo della forza nelle proteste erano state intentate principalmente da organizzazioni della società civile, queste ora rischiavano multe di oltre 700.000 dollari Usa se avessero insistito con tali azioni.

A settembre, la denuncia contro l’allora presidente e alcuni suoi ministri per violazioni costituzionali in relazione alle morti e alle centinaia di ferimenti causate durante le proteste che avevano avuto luogo tra dicembre 2022 e marzo 2023, è stata archiviata. Dopo tre anni, non erano state ancora formulate accuse formali contro i presunti responsabili, con la maggior parte delle indagini ancora in fase preliminare e con limitati progressi compiuti. Durante tutto l’anno, sono stati effettuati tagli e cambiamenti di organico nel team speciale di procuratori per i casi con vittime durante le proteste sociali, presso l’ufficio della procura, ostacolando i progressi nelle indagini e minando la fiducia delle vittime e delle loro famiglie.

Il 15 ottobre, la polizia ha fatto nuovamente ricorso all’uso non necessario e sproporzionato della forza contro manifestanti. Il governo ha comunicato un bilancio di decine di feriti, tra cui due adolescenti e una ragazza di 11 anni, colpita da un candelotto lacrimogeno mentre passava di lì, e la morte di un manifestante, Eduardo Mauricio Ruiz Sanz, colpito da un proiettile. In quest’ultimo caso, la polizia nazionale peruviana ha confermato che un agente in servizio attivo in abiti civili aveva fatto fuoco con la sua arma d’ordinanza, ma ha insistito sul fatto che non si trattava di una violazione dei diritti umani e che l’indagine avrebbe dovuto essere svolta dall’istituzione stessa. A dicembre, l’ufficio della procura ha ratificato che spettava alla polizia condurre i rilievi iniziali in una delle indagini sugli eventi di quel giorno.

 

DIRITTO A VERITÀ, GIUSTIZIA E RIPARAZIONE

Ad agosto è entrata in vigore la legge 32419 che ha garantito l’amnistia a tutti i membri delle forze armate, della polizia nazionale e dei comitati di autodifesa indagati, accusati, processati e condannati in relazione alle gravi violazioni dei diritti umani, tra cui crimini contro l’umanità, commesse tra il 1980 e il 2000.

Almeno cinque giudici si sono astenuti dall’applicare le leggi 32419 e 32107 (quest’ultima approvata nel 2024 per applicare i termini di prescrizione ai crimini di guerra e ai crimini contro l’umanità), considerandole contrarie agli obblighi internazionali del Perù.

In relazione al monitoraggio dell’applicazione delle sentenze dei casi Barrios Altos e La Cantuta, la Corte interamericana dei diritti umani ha stabilito a ottobre che le leggi 32419 e 32107 costituivano un mancato rispetto da parte dello stato peruviano dei precedenti giudizi della Corte, e ha esortato le autorità e la magistratura ad astenersi dall’applicarle. Tuttavia, la Corte costituzionale ha stabilito a dicembre che le eccezioni di costituzionalità alla legge 32107 erano infondate. Ha precisato la non applicabilità del termine di prescrizione, che riguardava soltanto gli eventi occorsi dopo il 2002. Questo avrebbe potuto comportare l’archiviazione di centinaia di casi e un’azione disciplinare contro giudici e procuratori che non avessero applicato la legge.

 

VIOLENZA CONTRO DONNE E RAGAZZE

Il ministero per le Politiche femminili e la popolazione vulnerabile ha registrato nel 2025 135 femminicidi e 30.029 casi di violenza sessuale contro donne e ragazze. Tuttavia, soltanto l’8,2 per cento delle sopravvissute aveva ricevuto kit di primo soccorso antistupro (2.472 casi). Nell’arco dello stesso periodo, gli stupri registrati erano stati 13.096. Durante l’anno, la polizia nazionale ha registrato la sparizione di 12.044 donne, ragazze e adolescenti, un aumento del 17 per cento rispetto all’anno precedente.

 

DIRITTI SESSUALI E RIPRODUTTIVI

A giugno sono state abrogate le motivazioni citate al punto 13 e 14 della guida tecnica sulle procedure di aborto terapeutico dell’Istituto materno perinatale del Perù, in violazione delle raccomandazioni formulate dal Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia in relazione all’aborto terapeutico nel caso di una ragazza indicata come “Camila” e con effetti negativi su tutte le ragazze. Queste motivazioni consentivano l’accesso all’aborto terapeutico in caso di malformazioni fetali incompatibili con la vita e di gravidanze derivanti da violenza sessuale contro ragazze e adolescenti. La cancellazione di queste motivazioni è stata preceduta da una campagna pubblica guidata da organismi statali, oltre che dalla vessazione contro professionisti sanitari che difendevano i diritti sessuali e riproduttivi.

Nel 2025, 992 ragazze sotto i 15 anni sono state costrette a portare a termine la loro gravidanza.

Una nuova legge sulle pari opportunità approvata dal congresso ha introdotto preoccupanti arretramenti sul piano dei diritti, tra cui l’eliminazione della prospettiva di genere e di tutti i riferimenti agli obblighi internazionali del Perù, la sostituzione dell’educazione sessuale “completa” con un approccio scientifico, biologico, etico e basato sui valori, la limitazione del concetto di salute sessuale alla maternità sicura e alla prevenzione della gravidanza in adolescenza, e il divieto alle organizzazioni che agiscono legalmente contro lo stato peruviano di fornire formazione ai pubblici funzionari.

 

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER E INTERSESSUATE

L’approvazione della legge 32331, che ha stabilito un accesso differenziato ai servizi igienici pubblici secondo il “sesso biologico”, con il dichiarato obiettivo di proteggere “l’integrità sessuale di bambini e adolescenti”, ha pericolosamente correlato l’identità sessuale a una minaccia per i bambini, senza alcuna prova.

 

DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI

I difensori dei diritti umani Hipólito Quispe Huamán Conde e Isai Shuk Shawit sono stati uccisi rispettivamente a luglio e novembre. Secondo il ministero della Giustizia, almeno 161 persone native e impegnate nella difesa dell’ambiente hanno vissuto situazioni pericolose durante l’anno. Il Congresso ha eliminato la Commissione dei popoli andini, amazzonici e afroperuviani, ambiente ed ecologia dalla struttura organizzativa della camera dei deputati e del senato, abolendo così uno spazio tecnico e interculturale in cui affrontare gli attacchi contro i difensori dei diritti umani.

Nel caso della vessazione online della difensora dei diritti umani Jennie Dador, il comitato di vigilanza di Meta ha riconosciuto l’importanza di considerare il contesto nell’interpretare le minacce che potrebbero sfociare in aggressioni fisiche o nell’istigazione alla violenza contro i difensori, e ha ordinato la rimozione delle immagini manipolate pubblicate.

 

DIRITTI DELLE PERSONE RIFUGIATE E MIGRANTI

Il quadro normativo del procedimento speciale di sanzioni amministrative eccezionali è rimasto in vigore ed è stato applicato senza rispetto per le procedure dovute, principalmente verso persone di cittadinanza venezuelana. Le espulsioni sono state eseguite prima dell’esito definitivo dei ricorsi, con individui portati al confine più vicino in violazione del principio di non refoulement, vincolante ai sensi del diritto internazionale.

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