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REPUBBLICA FEDERALE DEMOCRATICA DEL NEPAL

Le forze di sicurezza hanno impiegato forza letale contro manifestanti. Le autorità hanno continuato a utilizzare in modo distorto la legge per mettere a tacere le critiche. Le vittime hanno contestato la selezione dei commissari incaricati di indagare sulle violazioni dei diritti umani all’epoca del conflitto. La discriminazione e la violenza contro le donne e le persone dalit sono persistite.

 

CONTESTO

A seguito di proteste diffuse, il primo ministro KP Sharma Oli si è dimesso il 9 settembre. L’ex presidente della Corte suprema Sushila Karki è stata nominata a capo di un governo ad interim. Le elezioni sono state fissate per il mese di marzo 2026.

 

LIBERTÀ DI RIUNIONE PACIFICA

Le forze di sicurezza hanno continuato a impiegare la forza, letale e non letale, contro manifestanti. A marzo, le autorità hanno utilizzato proiettili veri in risposta alle proteste filomonarchiche nella capitale Kathmandu, uccidendo il ventinovenne Sabin Maharjan. Secondo la polizia, le forze di sicurezza hanno sparato e ferito altre 20 persone. Persone che manifestavano hanno appiccato il fuoco a un edificio, uccidendo un giornalista intrappolato all’interno.

L’8 settembre, le forze di sicurezza hanno risposto a una protesta guidata dai giovani della Gen Z contro la corruzione e il divieto assoluto di usare i social media con l’uso illegale della forza, letale e non letale, comprese munizioni vere. Durante i due giorni di protesta sono morte in totale 76 persone e 2.000 sono rimaste ferite.1

 

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE

Il disegno di legge sui social media, depositato a gennaio, era ancora in attesa di approvazione da parte dell’assemblea nazionale a fine anno. La legge avrebbe consentito al governo di ordinare alle piattaforme di social media di rimuovere contenuti e di fornire i dati degli utenti senza mandato giudiziario, nonché di multare o incarcerare gli utenti per aver pubblicato informazioni false o fuorvianti. A luglio, le autorità hanno bloccato l’accesso all’app di messaggistica Telegram, adducendo come motivazione il suo utilizzo in attività illecite. A settembre, altre 26 piattaforme di social media sono state bloccate, scatenando ulteriori proteste.

A febbraio, la Corte suprema ha pubblicato il testo integrale della decisione assunta nel 2024 con cui ha confermato l’art. 47 della legge sulle transazioni elettroniche, una disposizione utilizzata impropriamente per reprimere l’espressione online.2 A giugno, il giornalista Dil Bhusan Pathak è stato incriminato in base a tale disposizione per un video-reportage sui presunti rapporti d’affari di importanti personalità politiche.3

 

DIRITTO A VERITÀ, GIUSTIZIA E RIPARAZIONE

Il governo non ha garantito verità, giustizia e riparazione alle vittime di gravi violazioni dei diritti umani commesse durante il conflitto del 1996-2006.

A maggio, il governo ha nominato il gruppo di componenti della commissione per la verità e la riconciliazione e della commissione d’inchiesta sulle persone scomparse forzatamente. Molti gruppi di vittime hanno boicottato le commissioni, lamentando la mancanza di fiducia e trasparenza nel processo di selezione.4

Con uno sviluppo positivo, a luglio, la Corte suprema ha ordinato al governo di riaprire un’indagine contro l’ex presidente della camera Agni Sapkota per l’omicidio di Arjun Lama, avvenuto nel 2005.

 

DIRITTI DELLE PERSONE DETENUTE

Le autorità carcerarie non hanno adottato misure adeguate per affrontare il problema del sovraffollamento delle carceri e impedire scontri violenti tra i detenuti. Ad agosto, una rissa tra detenuti nel carcere di Bardiya ha provocato 10 feriti, mentre un’altra colluttazione nel carcere di Kailali ha causato un morto e 47 feriti. A luglio, 13 detenuti sono rimasti feriti in uno scontro nel carcere di Siraha; a novembre, un detenuto nello stesso carcere è stato picchiato da altri detenuti.

A dicembre, la commissionale nazionale per i diritti umani ha fatto sapere di aver ricevuto 14 denunce sulla base della Convenzione della Nazioni Unite contro la tortura durante l’anno. La commissione ha presentato raccomandazioni relative a tre denunce, nessuna delle quali è stata implementata dal governo.

 

DISCRIMINAZIONE

Nonostante l’esistenza di leggi contro la discriminazione basata sulla casta, sono stati segnalati numerosi episodi di discriminazione e violenza contro la comunità dalit, anche da parte delle autorità e nei confronti di minori. A febbraio, un prete locale nel distretto di Achham si è rifiutato di applicare il tilaka, un segno rituale indù sulla fronte, a studenti e genitori della comunità dalit. Sempre a febbraio, la polizia ha tentato di interrompere un matrimonio consensuale di persone di diverse caste. La Corte suprema è intervenuta emettendo un’ordinanza che ha sancito il diritto della coppia a sposarsi.

A marzo, le autorità del distretto di Siraha hanno demolito la casa di Deepak Malik Dom e raschiato lo strato superiore del terreno, sostenendo che era stato reso impuro per il mahayagya, un rituale indù.

A ottobre, un gruppo di persone ha demolito le case di cinque famiglie dalit nel distretto di Siraha dopo una disputa locale.

 

VIOLENZA DI GENERE

È continuata la coercizione delle vittime a risolvere informalmente i casi di violenza di genere. Il 12 febbraio, i capi di villaggio di Siraha hanno imposto multe a tre uomini accusati di aver violentato una ragazza dalit di 17 anni, Rinku Kumari Sada, e hanno proibito alla sua famiglia di rivolgersi alla polizia. Il 13 febbraio, la ragazza è stata trovata morta nella sua casa. La polizia ha arrestato otto persone il 7 marzo.

Ad aprile, Ananda Devi Sadaya, una donna dalit di 24 anni, si è a quanto pare suicidata a Siraha, dopo che le autorità non hanno indagato su due uomini per il suo tentato stupro nel 2024.

La pratica illegale di relegare donne e ragazze mestruate in capanne e baracche è proseguita. A gennaio, mentre si trovava in una di queste capanne, isolate, remote e prive di infrastrutture di base, una donna di 40 anni è stata ferita dall’attacco di un leopardo, mentre a luglio una donna di 28 anni è morta per il morso di un serpente.

 

DIRITTI DELLE PERSONE MIGRANTI

A maggio è emerso che alti funzionari del governo erano coinvolti in un sistema di tratta di esseri umani che prevedeva tangenti da potenziali lavoratori migranti nepalesi per superare i controlli di immigrazione in aeroporto, pur non possedendo visti di lavoro validi e altri documenti necessari per recarsi all’estero per lavoro.

 

DIRITTI DEI POPOLI NATIVI

A gennaio e febbraio, le forze di sicurezza del distretto di Taplejung hanno fatto uso arbitrario di forza e armi da fuoco durante scontri con membri della popolazione nativa limbu che si opponevano alla costruzione di una funivia che attraversava la loro sacra terra ancestrale. Negli scontri sono rimaste ferite diverse persone. Nonostante l’incapacità di garantire il consenso libero, preventivo e informato del popolo limbu al progetto e malgrado i documenti chiave del progetto non siano stati resi pubblici, a maggio la Corte suprema ha autorizzato la costruzione.

 

DIRITTO ALL’ALLOGGIO

A dicembre, la Corte suprema ha ribaltato la decisione del governo di sciogliere la commissione per la risoluzione delle controversie fondiarie e i suoi comitati distrettuali. Era stata istituita nel 2024 per verificare le rivendicazioni delle persone senza terra e di quelle che vivevano in insediamenti informali e rilasciare certificati di proprietà terriera.

 

Note:
1 Nepal: “We Went There to Raise Our Voice, Not to Be Killed”: Nepal’s Deadly Crackdown on Protesters, 8 dicembre.
2 Nepal: Editors’ interaction program on transitional justice and freedom of expression held, 3 luglio.
3 Nepal: Arrest warrant against journalist Dil Bhusan Pathak an attack on media freedom, 13 giugno.
4 Nepal: Ensure credible transitional justice appointments, 12 maggio.

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