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REPUBBLICA D’ARMENIA

La popolazione sfollata dal Nagorno-Karabakh ha continuato ad andare incontro a difficoltà nell’accesso ad alloggio e occupazione. Cause legali contro persone impegnate nella difesa dei diritti umani e nel giornalismo hanno limitato la libertà d’espressione. Sono perdurate le preoccupazioni circa il mancato riconoscimento delle responsabilità per l’uso illegittimo della forza da parte della polizia, a causa di sanzioni e meccanismi di supervisione inadeguati. Una nuova legge che ha ampliato la sorveglianza di massa tramite riconoscimento facciale ha violato i diritti alla privacy. Sono state rafforzate le misure di salvaguardia volte a proteggere persone detenute, nonostante persistessero preoccupazioni per le pessime condizioni carcerarie. La Corte europea dei diritti umani ha condannato la mancata protezione di attiviste e attivisti lgbti e la legislazione antidiscriminazione è rimasta bloccata.

 

CONTESTO

A gennaio, il governo ha firmato un accordo di partenariato strategico con gli Usa. A marzo, il parlamento ha adottato la “legge per lanciare il processo di accesso della Repubblica d’Armenia all’Unione europea”, per perseguire l’adesione all’Ue. Ad agosto, i presidenti di Armenia e Azerbaigian hanno firmato una dichiarazione congiunta mediata dagli Usa, che mirava a porre fine alle ostilità, affrontare le controversie territoriali e stabilire un corridoio commerciale gestito dagli Usa attraverso l’Armenia meridionale, fino all’exclave azera di Naxçıvan. La svolta dell’Armenia verso una politica estera filooccidentale e i suoi sforzi per ridurre i legami tradizionali con la Russia hanno creato divisioni politiche, alimentando campagne di disinformazione e discorsi d’odio in tutto il paese. A giugno, le autorità hanno affermato di aver sventato un colpo di stato, arrestando un influente uomo d’affari legato alla Russia.

 

DIRITTI ECONOMICI, SOCIALI E CULTURALI

Sono perdurate le difficoltà economiche e sociali, aggravate dallo sfollamento forzato di oltre 100.000 persone armene dalla regione azera del Nagorno-Karabakh all’Armenia nel 2023. Il loro accesso ad alloggi con contratti a lungo termine, occupazione e opportunità economiche è rimasto problematico.

La brusca chiusura delle operazioni dell’Usaid, come parte di un più ampio congelamento degli aiuti esteri statunitensi, ha ridotto i finanziamenti di molte Ong in Armenia, comprese quelle che fornivano sostegno sociale ed economico ai gruppi vulnerabili.

 

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE

Nel suo rapporto annuale sulla libertà di stampa, Reporters sans frontières ha migliorato la posizione in classifica dell’Armenia. Tuttavia, la polarizzazione dei media, la mancanza d’indipendenza editoriale dallo stato e la sicurezza di giornalisti e giornaliste hanno continuato a destare preoccupazione, in un contesto di crescente disinformazione e incitamento all’odio.

È stato riferito che attori governativi e aziendali hanno avviato nuove querele temerarie contro persone impegnate nella difesa dei diritti umani e nel giornalismo, comprese attivisti e attiviste per i diritti delle donne e dell’ambiente. Inoltre, il crescente ricorso a cause legali contro la stampa e chi difende i diritti umani ha continuato ad avere un effetto deterrente. Tra aprile e giugno sono state avviate 29 cause contro giornalisti e giornaliste e organi d’informazione per “insulto” o diffamazione.

Il 2 maggio, un tribunale della capitale Erevan ha assolto i conduttori del podcast Imnemnimi Narek Samsonyan e Vazgen Saghatelyan, che avevano trascorso due mesi in custodia cautelare per accuse legate alle critiche espresse pubblicamente nei confronti del primo ministro Nikol Pashinyan, in un podcast del 2024. Il 13 novembre sono stati nuovamente arrestati, sempre con l’accusa di teppismo, per un podcast successivo critico nei confronti del portavoce del parlamento.

 

LIBERTÀ DI RIUNIONE PACIFICA

La riforma della polizia, compresa l’introduzione nel 2024 di una nuova legge per migliorare il controllo delle riunioni pubbliche, non è riuscita ad attenuare le preoccupazioni relative all’uso eccessivo della forza durante le manifestazioni e alla mancanza di accertamento delle responsabilità della polizia. Ciò è avvenuto in particolare per quanto riguarda le violazioni dei diritti umani commesse durante le proteste antigovernative di maggio e giugno 2024. Nonostante le ampie prove dell’uso illegittimo della forza da parte della polizia, i 16 procedimenti penali avviati successivamente hanno riguardato solo dimostranti e nessun agente.

 

DIRITTO ALLA PRIVACY

Ad agosto, il parlamento ha approvato modifiche di legge che hanno consentito alla polizia di accedere alle riprese in diretta delle telecamere di sorveglianza installate negli spazi pubblici, compresi gli snodi dei trasporti e gli edifici pubblici, e di integrarvi il riconoscimento facciale. Le modifiche hanno destato preoccupazioni per l’effetto dissuasivo della legge e per le violazioni dei diritti alla privacy, alla libertà di riunione pacifica e alla libertà da discriminazioni.

 

TORTURA E MALTRATTAMENTO

Ad aprile, il parlamento ha modificato la legge sul trattamento di persone arrestate e detenute per rafforzare le garanzie intese a proteggere le persone detenute, compresa la documentazione medica obbligatoria delle lesioni prevista dal Protocollo di Istanbul.

A giugno, il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ha pubblicato le proprie osservazioni conclusive sul quinto rapporto periodico dell’Armenia, accogliendo con favore riforme come la definizione più ampia di tortura e l’abolizione del termine di prescrizione per questo reato. Tuttavia, il Comitato ha espresso serie preoccupazioni circa le pene leggere previste per chi tortura, l’accesso limitato al risarcimento per le persone sopravvissute e la mancanza di indipendenza degli organi investigativi. Ha inoltre sollevato timori per l’elevato tasso di detenzione preprocessuale, il sovraffollamento e le pessime condizioni carcerarie.

 

DISCRIMINAZIONE

L’assenza di una legislazione completa che vieti la discriminazione basata su un ampio numero di motivazioni protette ha continuato a essere motivo di preoccupazione. Il 7 gennaio, la Corte europea dei diritti umani si è pronunciata a favore di persone impegnate nella difesa dei diritti lgbti, che erano state oggetto di discorsi d’odio omofobi e transfobici. Nel caso Minasyan et al. contro Armenia, la corte ha ritenuto che l’Armenia avesse violato il diritto alla vita privata e familiare e il divieto di discriminazione, evidenziando i persistenti fallimenti dello stato nel proteggere le persone lgbti dall’incitamento all’odio e dalla discriminazione.

Un progetto di legge sull’uguaglianza e l’antidiscriminazione è rimasto pendente in parlamento, senza includere l’orientamento sessuale e l’identità di genere come motivazioni protette.

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