Le autorità hanno continuato a limitare l’esercizio dei diritti alla libertà d’espressione, riunione pacifica e associazione. Hanno fatto ricorso ad arresti arbitrari, processi iniqui basati su accuse infondate di terrorismo e altre imputazioni, e a divieti di viaggio per punire pacifici dissidenti. Le autorità hanno ostacolato le attività dei sindacati e dei partiti politici e impedito lo svolgimento di raduni pacifici. Le autorità hanno inoltre adottato un nuovo codice di procedura penale che ha compromesso il diritto a un equo processo e introdotto emendamenti legislativi che consentivano l’imposizione della pena di morte per reati in materia di droga. L’Algeria ha ritirato una riserva alla Cedaw e annunciato misure per proteggere le donne sopravvissute alla violenza. Le autorità hanno effettuato un numero record di espulsioni collettive di persone migranti nere verso il Niger. Sono stati compiuti limitati progressi per ridurre il gas flaring.
Il 9 marzo si sono tenute le elezioni per rinnovare 58 dei 174 membri del consiglio della nazione, la camera alta del parlamento. Come previsto dalla costituzione, due terzi dei seggi erano eletti dalle assemblee locali e il resto viene nominato dal presidente.
Numerosi eventi atmosferici estremi, tra cui forti piogge, frane e incendi boschivi, hanno provocato almeno 46 morti.
A gennaio, il parlamento ha esaminato una bozza di legge sulle associazioni che stava attendendo l’approvazione del governo prima di essere sottoposta al voto del parlamento. La bozza manteneva un quadro normativo repressivo caratterizzato da un macchinoso sistema di autorizzazione per la registrazione delle associazioni e poneva indebite restrizioni alle loro attività, finanziamenti e cooperazione estera. Conferiva alle autorità esecutive poteri oltremodo ampi sulla registrazione, sospensione e scioglimento delle associazioni per motivi del tutto vaghi.
Le autorità hanno continuato a prendere di mira i membri delle organizzazioni sindacali. Cinque leader o membri del sindacato hanno subìto procedimenti giudiziari ingiusti, mentre un altro è stato convocato l’8 aprile e interrogato in merito alle sue attività sindacali. A luglio, la polizia ha arbitrariamente arrestato un leader sindacale dopo che aveva annunciato uno sciopero nel settore delle ferrovie, in relazione al quale è stato successivamente condannato a due anni di carcere. Il 29 ottobre, un tribunale ha arbitrariamente condannato il leader di un sindacato indipendente Ali Mammeri a 15 anni di carcere, per il suo lavoro di sindacalista e il suo attivismo pacifico.1
Le autorità hanno continuato a limitare indebitamente le assemblee pubbliche e ad applicare un sistema normativo illegale, che richiedeva un’autorizzazione anticipata per lo svolgimento dei raduni pubblici.
A gennaio e febbraio, studenti, insegnanti e personale medico hanno tenuto ripetute proteste e scioperi contro gli inadeguati programmi scolastici, le basse retribuzioni e il deterioramento delle condizioni di lavoro nel contesto di un aumento del costo della vita. La polizia ha arbitrariamente arrestato persone che manifestavano in modo pacifici, tra cui almeno due membri del sindacato. Il 17 febbraio, il governo ha dichiarato illegale uno sciopero organizzato da sindacati di insegnanti.
L’8 maggio, durante un pacifico sit-in nella capitale Algeri, la polizia ha arrestato sei persone che chiedevano il boicottaggio di due aziende per il loro presunto sostegno a Israele.
Il 4 agosto, il ministero dell’Interno ha rifiutato di autorizzare una marcia a sostegno della Palestina organizzata da partiti politici.
Il 2 ottobre, la polizia ha arrestato almeno 20 manifestanti che tentavano di tenere un sit-in ad Algeri, in sostegno della Global Sumud Flotilla pro-Palestina.
Le autorità locali si sono rifiutate di autorizzare lo svolgimento di un incontro politico ad Algeri del Raggruppamento per la cultura e la democrazia, in programma il 24 maggio, e il suo campo estivo di partito previsto per il 9-11 ottobre nella regione orientale di Bejaia. Non hanno fornito motivazioni legali o proporzionate per queste restrizioni.
Le autorità hanno continuato a reprimere le voci dissidenti e il giornalismo attraverso disposizioni di legge oltremodo ampie, comprese accuse di terrorismo infondate, per arrestare arbitrariamente, detenere e condannare persone impegnate nell’attivismo, utenti dei social media, giornalisti e giornaliste.
A seguito del lancio del movimento online “Manich Radi” (Non sono soddisfatto), a dicembre 2024, che aveva denunciato le restrizioni imposte sui diritti umani e le difficili condizioni socioeconomiche, le autorità hanno risposto con un’ondata di arresti. Fino ad aprile, avevano arrestato e condannato almeno 23 persone tra attivisti e giornalisti, a causa di post che avevano pubblicato sui social media.2
Il 5 gennaio, le autorità hanno posto il giornalista Abdelwakil Blamm in detenzione cautelare per accuse in materia di terrorismo basate sulle sue comunicazioni private con persone impegnate nell’attivismo non violento, con le quali aveva scambiato informazioni sulla situazione politica in Algeria.
Il 27 marzo, le autorità hanno condannato lo scrittore franco-algerino Boualem Sansal a cinque anni di carcere per accuse come “avere minacciato l’unità nazionale”, basate sulle sue opinioni pubbliche, gli scritti e le comunicazioni digitali in cui aveva criticato le autorità algerine e commentato la colonizzazione francese dell’Algeria. Il 12 novembre, il presidente Abdelmajid Tebboune gli ha concesso la grazia e gli è stato permesso di lasciare l’Algeria.
Il 26 giugno, le autorità hanno condannato 20 individui a pene variabili dai due anni all’ergastolo per una dichiarazione pubblicata per conto del disciolto partito Fronte islamico di salvezza (Front islamique du salut – Fis), dopo che 18 di loro avevano trascorso 21 mesi in detenzione cautelare. Erano stati condannati per “avere sfruttato le ferite della tragedia nazionale per mettere a repentaglio le istituzioni dello stato” e “minacciato l’unità nazionale”, accuse dalla formulazione ampia e vaga che limitano indebitamente il diritto alla libertà d’espressione.
Il 29 giugno, le autorità hanno condannato il giornalista sportivo francese Christophe Gleizes a sette anni di carcere per accuse come “glorificazione del terrorismo”, in relazione al suo lavoro di giornalista.
Le autorità hanno confermato arbitrari divieti di viaggio nei confronti di persone come attivisti, avvocati, sindacalisti e giornalisti.
Il 30 luglio, la polizia di frontiera ha arbitrariamente impedito alla cittadina franco-algerina Nassera Dutour, presidente del Collettivo delle famiglie degli scomparsi in Algeria, di entrare in Algeria e l’hanno rimpatriata con la forza in Francia, dove ha la residenza.
Le autorità giudiziarie hanno ripetutamente violato il diritto a un processo equo, anche ricorrendo alla detenzione cautelare senza necessità; portando in tribunale persone imputate senza informare i loro avvocati; e sottoponendole a udienze di tribunale accelerate, che non fornivano un tempo sufficiente per preparare una difesa legale.
Per citare un esempio, il 20 gennaio, in un processo accelerato tenuto appena quattro giorni dopo il suo arresto, le autorità hanno condannato l’attivista e poeta Mohamed Tadjadit a cinque anni di carcere per le sue pubblicazioni sui social media e per comunicazioni private.3 Il 22 maggio, un tribunale d’appello ha ridotto la sua sentenza a un anno.
L’8 luglio, le autorità hanno adottato un nuovo codice di procedura penale che conteneva una pletora di disposizioni che minacciavano il diritto a un equo processo e le garanzie delle procedure dovute. Queste comprendevano norme che consentivano di: celebrare udienze processuali accelerate che non fornivano un tempo sufficiente per una difesa adeguata; conferire ai pubblici ministeri poteri discrezionali di porre persone in detenzione cautelare senza la convalida di un giudice; dare alle autorità estesi poteri discrezionali di confiscare beni privati in assenza di un ordine giudiziario; permettere ai pubblici ministeri di imporre alle persone divieti di viaggio senza la possibilità di un riesame giudiziario; e normalizzare il ricorso ai procedimenti giudiziari online senza giustificazione o consenso.
Ad agosto, l’Algeria ha revocato la sua riserva all’art.15 (4) della Cedaw relativo alla libertà di movimento e residenza.
Il 9 febbraio, il presidente Abdelmajid Tebboune ha incaricato il governo di istituire meccanismi legislativi concreti per proteggere donne e ragazze sopravvissute alla violenza. Il governo ha annunciato una serie di misure, tra cui l’istituzione di una linea telefonica d’emergenza e di una piattaforma online interattiva; lo sviluppo di una guida legale per le donne; e corsi di formazione per professionisti nell’ambito. Le organizzazioni per i diritti delle donne hanno accolto con favore l’annuncio, chiedendo al contempo azioni concrete e durature.
Tuttavia, continuavano a mancare statistiche ufficiali sulla violenza di genere. L’associazione di attivisti Féminicides Algérie aveva registrato dall’inizio dell’anno fino a novembre 37 femminicidi.
Il 19 luglio, le autorità hanno adottato una legislazione che estendeva da 98 a 150 giorni il congedo di maternità per le donne lavoratrici. Tuttavia, secondo le organizzazioni per i diritti delle donne, le autorità continuavano a non riconoscere alle lavoratrici del settore pubblico o privato il congedo di maternità se saltavano giorni lavorativi durante la gravidanza, citando l’art. 32 del decreto esecutivo 84-27.
Le autorità hanno mantenuto le disposizioni del codice penale che criminalizzavano le relazioni omosessuali tra persone adulte, sanzionandole con pene fino a due anni di carcere e un’ammenda.
Da aprile in poi, le forze di sicurezza algerine hanno intensificato gli arresti di massa e le espulsioni collettive di persone migranti nere e razzializzate, mentre i mezzi d’informazione condividevano sempre più spesso contenuti razzisti. Secondo le autorità nigerine, tra gennaio e maggio, l’Algeria ha espulso sommariamente e collettivamente almeno 21.948 persone migranti, rimandandole in Niger.
Il 2 maggio, l’autorità nazionale indipendente di regolamentazione audiovisiva, i cui membri erano stati nominati dal presidente, ha annunciato la sospensione del canale televisivo Echorouk Tv per 10 giorni a causa della pubblicazione sulla sua pagina Facebook di un termine razzista e discriminatorio contro persone migranti nere.
Persone rifugiate sahrawi di Tindouf
Persone rifugiate sahrawi hanno continuato a soffrire un marcato deterioramento delle condizioni di vita a causa dell’aumento dei prezzi degli alimenti e della riduzione dell’assistenza umanitaria internazionale, nonostante alcuni sforzi da parte del governo algerino di compensare le mancanze. A luglio, il Programma alimentare mondiale ha evidenziato un picco senza precedenti di malnutrizione acuta, con un terzo di minori rifugiati sahrawi che soffriva di deficit della crescita.
Le autorità hanno continuato a negare arbitrariamente la registrazione della chiesa protestante d’Algeria. Tutte le 47 chiese protestanti d’Algeria sono rimaste chiuse a seguito di un ordine di tribunale o per paura di arbitrarie azioni giudiziarie contro le persone affiliate.
Il 1° luglio, le autorità hanno adottato gli emendamenti alla legge 04-18 relativa alla prevenzione e soppressione dell’uso e traffico illecito di narcotici e sostanze psicotrope. Gli emendamenti introducevano per la prima volta la pena di morte come pena prevista per diversi reati in materia di droga. L’ultima esecuzione in Algeria risale al 1993.
L’Algeria ha compiuto limitati progressi per ridurre il gas flaring, una pratica che rilascia emissioni di gas serra e può danneggiare la salute delle comunità residenti nelle aree circostanti, attraverso l’emissione di gas potenzialmente cancerogeni e che inquinano l’ambiente. La Banca mondiale ha riportato una diminuzione del 4 per cento del volume di flaring rispetto all’anno precedente, un dato che confermava l’Algeria tra le prime sei nazioni del mondo con più emissioni da gas flaring.
Il 27 febbraio, il governo ha lanciato l’Iniziativa per la trasparenza dell’azione climatica, che si proponeva di migliorare la capacità nazionale di raccolta dei dati in relazione al cambiamento climatico.
Note:
1 Algeria: Authorities must quash outrageous 15-year sentence against unionist Ali Mammeri, 31 ottobre.
2 Algeria: Authorities step up crackdown on peaceful dissent in the face of new expressions of discontent, 24 aprile.
3 Algeria: Activist and poet faces five years in prison: Mohamed Tadjadit, 14 aprile.