Decine di persone imputate in un processo di massa, inclusi difensori dei diritti umani, hanno visto confermare dalla corte d’appello federale i verdetti di colpevolezza e le pesanti condanne al carcere che erano stati emessi in primo grado contro di loro per accuse di terrorismo, nonostante le violazioni del diritto a un processo equo. Altri sono stati dichiarati colpevoli dopo una precedente archiviazione dei loro fascicoli nello stesso processo. Persone come oppositori politici e attivisti sono andati incontro a sparizioni forzate e detenzioni arbitrarie. Il giro di vite delle autorità di Dubai sugli appartamenti in affitto condiviso, abitualmente utilizzati da persone che lavorano con bassa qualifica, ha determinato diffusi sgomberi, aggravando le loro già precarie condizioni di vita. La produzione di combustibili fossili ha continuato a espandersi. La pena di morte è stata mantenuta e ci sono state esecuzioni.
A marzo, la corte d’appello federale di Abu Dhabi ha confermato in ultimo grado di giudizio i verdetti di colpevolezza e le lunghe pene detentive di 53 persone imputate, per lo più uomini, tra cui il difensore dei diritti umani e blogger Ahmed Mansour e l’accademico Nasser Bin Ghaith. I 53 imputati erano tra le almeno 84 persone sottoposte a un processo collettivo celebrato nel 2023 e segnato da flagranti violazioni dei loro diritti a un processo equo, e che era culminato in condanne comprese tra 10 anni di carcere e l’ergastolo. Erano state giudicate ai sensi della legge antiterrorismo degli Emirati Aarabi Uniti (United Arab Emirates – Uae) per avere fondato un collettivo nel 2010 e firmato una petizione per chiedere l’introduzione riforme nel 2011.
A giugno, la camera penale della Corte suprema federale degli Uae ha ribaltato la sentenza della corte d’appello che aveva archiviato i fascicoli di 24 casi degli 84 imputati, riportandoli in tribunale ed emettendo nei loro confronti un nuovo verdetto, con una condanna all’ergastolo. Sono state emesse condanne all’ergastolo nei confronti di 67 degli 84 imputati originari.
L’8 gennaio, le autorità libanesi hanno estradato negli Uae il poeta turco-egiziano Abdul Rahman al-Qaradawi, dopo averlo arrestato a dicembre 2024 al confine tra Libano e Siria. Gli Uae avevano emesso una richiesta di estradizione alle autorità libanesi per accuse di “disturbo della sicurezza pubblica”, “diffusione di notizie false” e “incitamento alla rivolta”, legate a un video che aveva postato sui social media mentre era in Siria, in cui criticava le autorità egiziane, emiratine e saudite. Al suo arrivo negli Uae, Abdul Rahman al-Qaradawi è stato sottoposto a sparizione forzata e privato dell’accesso a legali e familiari; una situazione che a fine anno continuava.1 A marzo, un gruppo di esperti indipendenti sui diritti umani nominato dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha espresso profonda preoccupazione per la mancanza di informazioni sulla sua sorte, localizzazione e incolumità.
Il 19 gennaio, le autorità degli Uae hanno arrestato l’attivista politico sudanese ed esponente di spicco dell’Alleanza nazionale sudanese, Mohammad Farouk Salman, all’aeroporto internazionale di Dubai. Le autorità non hanno fornito alcuna spiegazione per il suo arresto e gli hanno negato l’accesso a un avvocato e alla sua famiglia. A fine anno rimaneva sottoposto a sparizione forzata.
Davanti alla Corte internazionale di giustizia, a marzo, il Sudan ha accusato gli Uae di avere violato la Convenzione sul genocidio fornendo supporto finanziario, militare e politico alle Forze di supporto rapido (Rapid Support Forces – Rsf ), un gruppo paramilitare ribelle, nel conflitto militare con le forze armate sudanesi. A maggio, la Corte ha archiviato il caso per mancanza di giurisdizione.
Sempre a maggio, un’inchiesta pubblicata da Amnesty International ha rilevato che gli Uae avevano violato l’embargo sulle armi al Darfur, in Sudan, stabilito dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Dall’analisi delle immagini e dei video che mostrano le conseguenze degli attacchi delle Rsf, in cui erano state uccise almeno 13 persone, è stato identificato l’utilizzo di bombe guidate e obici di fabbricazione cinese. Amnesty International ha concluso che le armi, fabbricate da un’azienda per la difesa di proprietà statale cinese, erano quasi certamente state riesportate verso il Sudan dagli Uae.2
Il sistema di lavoro tramite sponsor, noto come kafala, ha continuato a vincolare lavoratrici e lavoratori migranti ai datori di lavoro, limitando gravemente la mobilità lavorativa ed esponendoli a violazioni sistematiche, tra cui tra furto del salario, orari di lavoro eccessivi e debiti esorbitanti causati dalle alte commissioni dovute per l’assunzione. Nonostante l’esistenza di alcune tutele legali, la loro applicazione rimaneva debole e le persone migranti continuavano a essere private nel lavoro del diritto di formare sindacati o di riunirsi pacificamente.
A giugno, una difensora dei diritti umani indiana che lavorava per un’organizzazione che documenta gli abusi contro lavoratrici e lavoratori migranti nelle nazioni del Golfo è stata arbitrariamente detenuta e maltrattata, mentre transitava da Dubai. È stata alla fine rilasciata senza che le fosse fornita qualche spiegazione riguardo la base legale della sua sparizione forzata.
A luglio, il giro di vite attuato dalle autorità di Dubai sugli appartamenti in affitto condiviso, abitualmente utilizzati da lavoratori poco qualificati, ha portato a sgomberi diffusi, che hanno aggravato condizioni di vita già precarie e sottolineato il fallimento del governo nel garantire alloggi sicuri e adeguati e protezioni sociali.
In seguito alla sua visita negli Uae ad aprile, la Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla vendita, lo sfruttamento sessuale e gli abusi sessuali dei bambini ha rilevato che il governo poteva fare di più per incoraggiare la denuncia degli abusi sessuali e della violenza contro minori.
Il Climate Change Performance Index ha valutato gli Uae come un paese “con risultati molto bassi” in materia ambientale, in particolare in considerazione del suo elevato consumo energetico e delle sue emissioni di gas serra. Gli Uae hanno accelerato i propri piani di espansione industriale del petrolio e del gas, nonostante gli effetti dannosi del cambiamento climatico causato dalle attività umane.
Gli Uae hanno mantenuto la pena di morte e hanno ripreso le esecuzioni dopo un’interruzione di diversi anni. Sussistevano gravi preoccupazioni per l’equità dei processi.
Note:
1 United Arab Emirates: Egyptian-Turkish poet forcibly disappeared: Abdul Rahman Al-Qaradawi, 7 febbraio.
2 Sudan: Advanced Chinese weaponry provided by UAE identified in breach of arms embargo – new investigation, 8 maggio.