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REGNO ASCEMITA DI GIORDANIA

Le autorità hanno limitato i diritti alla libertà d’espressione, associazione e riunione pacifica. Persone critiche e impegnate nell’attivismo hanno subìto detenzioni e procedimenti giudiziari arbitrari. Donne e ragazze hanno continuato a subire discriminazioni nella legge e nella prassi. Persone rifugiate e richiedenti asilo hanno dovuto sopportare un deterioramento delle condizioni, aggravate anche dai tagli ai fondi. La grave scarsità d’acqua ha ulteriormente compromesso l’accesso ai diritti economici e sociali.

 

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE E RIUNIONE

Le autorità hanno imposto indebite restrizioni all’espressione online e offline. Ad aprile, le forze di sicurezza hanno arrestato l’attivista Adnan Abou Arkoub per avere cantato slogan durante una protesta pro-Gaza. È stato posto in detenzione amministrativa per più di cinque mesi senza essere formalmente accusato.

A maggio, la commissione giordana per i media, un organismo statutario responsabile della regolamentazione dei media, ha bloccato 12 siti web locali ed esteri ritenuti responsabili di “avere diffuso veleno mediatico e attaccato la Giordania e i suoi simboli nazionali”.

A settembre, la corte per la sicurezza di stato ha confermato il verdetto di colpevolezza e la condanna a cinque anni di carcere contro l’attivista politico Ayman Sanduka per un post pubblicato su Facebook rivolto al re, in cui criticava le relazioni della Giordania con Israele. Era stato giudicato colpevole di “incitamento a opporsi al regime politico”.

Le autorità hanno continuato a limitare il diritto alla libertà di riunione pacifica, arrestando arbitrariamente persone che protestavano contro le politiche del governo verso Israele e rifiutandosi di autorizzare diverse manifestazioni in programma.

 

LIBERTÀ D’ASSOCIAZIONE

Le organizzazioni della società civile hanno continuato a subire ampie restrizioni, come ad esempio la registrazione obbligatoria, l’approvazione preventiva del governo e un rigoroso controllo sui finanziamenti esteri.

Ad aprile, la Giordania ha annunciato il divieto delle attività del disciolto movimento della Fratellanza musulmana (un’associazione islamista), oltre che la chiusura dei suoi uffici e la confisca dei suoi beni.

 

DETENZIONE ARBITRARIA

Migliaia di individui sono rimasti in detenzione amministrativa arbitraria senza accusa o processo, con governatori locali che continuavano a invocare la legge sulla prevenzione del crimine del 1954 per detenere chiunque fosse ritenuto “un pericolo per il popolo”. Le persone detenute non avevano accesso a un organo giudiziario per contestare la legalità della loro detenzione.

A luglio, l’attivista Bushra al-Absi è stata sottoposta a un fermo amministrativo di 12 giorni. Non è stata informata di eventuali accuse a suo carico, ma durante l’interrogatorio le è stato chiesto di parlare delle sue comunicazioni con gruppi che organizzavano proteste di solidarietà per Gaza. Ha raccontato ad Amnesty International dei maltrattamenti che aveva subìto, incluso il fatto di essere stata posta in isolamento come punizione per avere iniziato uno sciopero della fame.

 

DIRITTI DI DONNE E RAGAZZE

Le donne hanno continuato a subire discriminazioni nella legge e nella prassi, anche in relazione a questioni come matrimonio, divorzio e custodia dei figli. Erano inoltre soggette all’autorità di un tutore maschile in determinate questioni relative allo status personale e amministrativo, norma che limitava la loro autonomia.

A marzo, la camera bassa del parlamento ha approvato importanti modifiche alla legge sul lavoro, inclusa l’estensione del congedo di maternità retribuito da 10 settimane a 90 giorni consecutivi. Gli emendamenti hanno inoltre vietato il licenziamento delle dipendenti incinte a qualsiasi stadio della gravidanza, sostituendo la precedente disposizione che tutelava le donne dopo i sei mesi di gravidanza. La bozza legislativa necessitava ancora dell’approvazione della camera alta e della ratifica del re prima di entrare in vigore.

Le donne sono rimaste sottorappresentate nelle posizioni governative a causa di norme sul genere restrittive e disuguaglianze sistemiche. Secondo il Global Gender Gap Report 2025, persistevano divari strutturali, con una percentuale di forza lavoro maschile attiva quattro volte più alta di quella femminile.

 

DIRITTI DELLE PERSONE RIFUGIATE E MIGRANTI

Secondo l’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, da dicembre 2024 a maggio 2025, circa 75.500 persone siriane rifugiate in Giordania hanno fatto ritorno in Siria.

Secondo i dati dell’Unhcr, ad agosto la Giordania stava ospitando circa 506.000 persone rifugiate e richiedenti asilo, in maggioranza provenienti dalla Siria ma anche da Iraq, Yemen, Sudan e altri paesi. La Giordania inoltre ospitava più di 2,39 milioni di persone rifugiate palestinesi registrate presso l’Un Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East, la maggioranza delle quali erano residenti a lungo termine.

I tagli ai finanziamenti, comprese le riduzioni degli aiuti finanziari dagli Usa, hanno colpito duramente i servizi per i rifugiati, determinando una riduzione o la sospensione di programmi essenziali come l’assistenza sanitaria primaria, l’istruzione e la protezione. Secondo l’Unhcr, circa 43.000 persone rifugiate rischiavano di perdere l’accesso all’assistenza sanitaria primaria e all’assistenza in denaro, mentre 335.000 donne in età riproduttiva erano a rischio di non ricevere servizi di salute materna essenziali.

A gennaio, il salario minimo nazionale mensile è aumentato da 260 a 290 dinari giordani (circa 367-409 dollari Usa). Tuttavia, questo aumento non si applicava a determinati gruppi, come le persone migranti che svolgevano lavoro domestico e impiegate nel settore dell’abbigliamento/esportazione, la maggioranza delle quali erano migranti. Il salario minimo per lavoratori e lavoratrici migranti è rimasto più basso in base a un accordo settoriale separato.

 

DIRITTO ALL’ACQUA

La Giordania ha continuato ad affrontare una delle peggiori crisi idriche del mondo. La disponibilità d’acqua pro capite è scesa a circa 60 m³ all’anno, ben al di sotto della soglia della “scarsità assoluta” di 500 m³ all’anno, compromettendo i diritti all’acqua, alla salute e a uno standard di vita adeguato, e colpendo in modo sproporzionato le comunità rurali, rifugiati e famiglie a basso reddito. Secondo studi scientifici, si prevedeva che i periodi di siccità si sarebbero intensificati a causa del cambiamento climatico.

 

DIRITTO A UN AMBIENTE SALUBRE

Secondo la Banca mondiale, la Giordania è riuscita a ridurre il suo consumo di idroclorofluorocarburi (potenti gas serra) dell’87 per cento, grazie a un progetto di eliminazione industriale sostenuto dalla Banca mondiale.

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