Marocco e Sahara Occidentale


Rapporto 2026   Medio Oriente e Africa del nord

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REGNO DEL MAROCCO

Le autorità marocchine hanno intensificato la loro stretta repressiva sulla libertà d’espressione e il pacifico dissenso. Persone critiche verso il governo e altre come giornalisti e difensori dei diritti umani sono andate incontro a procedimenti penali, intimidazioni e sorveglianza digitale, nonostante i provvedimenti di grazia reale concessi ad alcune persone prigioniere di coscienza negli anni precedenti. Le diffuse proteste contro la crisi economica, le disuguaglianze e lo stato dei servizi pubblici sono state gestite dalle autorità con l’uso eccessivo della forza, arresti arbitrari e processi iniqui. Leggi discriminatorie hanno continuato a compromettere i diritti delle donne e delle persone lgbti, anche attraverso la criminalizzazione delle relazioni omosessuali tra persone adulte consenzienti e la limitazione dell’accesso ai servizi di salute sessuale e riproduttiva, compreso l’accesso a un aborto sicuro. La siccità indotta dal cambiamento climatico ha compromesso i diritti al cibo e a uno standard di vita adeguato.

 

CONTESTO

A ottobre, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione per estendere di un anno il mandato della Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara Occidentale (Mission for the Referendum in Western Sahara – Minurso). La risoluzione sollecitava l’avvio di negoziati per raggiungere l’autodeterminazione del popolo del Sahara Occidentale. Osservava inoltre che il Piano di autonomia del Marocco del 2007 rimaneva una base seria e credibile per il processo politico e riconosceva che una vera autonomia sotto la sovranità marocchina poteva rappresentare un esito fattibile.

In seguito all’ondata di proteste che a settembre ha attraversato la nazione sotto la spinta dei giovani, il governo marocchino si è impegnato a implementare una serie di riforme rispondendo alle richieste dei manifestanti. In particolare, il governo ha annunciato per il 2026 un aumento del budget per la spesa sanitaria e l’istruzione da 128 miliardi di dirham marocchini a 140 (circa 15,1 miliardi di dollari Usa) e ha promesso di creare più posti di lavoro per giovani, soprattutto nelle aree rurali, oltre che riforme politiche che favoriscano l’accesso delle nuove generazioni a ruoli decisionali e un impegno ad aprire un dialogo con le persone giovani per redigere e implementare le riforme.

 

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE

Le autorità hanno continuato a tentare di mettere a tacere persone critiche, attiviste e blogger attraverso l’applicazione di leggi dalla formulazione oltremodo ampia che criminalizzavano la blasfemia, la diffamazione, l’oltraggio alle istituzioni pubbliche e l’offesa all’Islam.

A gennaio, Said Ait Mahdi, un attivista che aveva criticato la risposta delle autorità del Regno al terremoto di El Haouz del 2023, è stato condannato a tre mesi di reclusione per “diffamazione” e “oltraggio a pubblico ufficiale”, dopo che aveva chiesto di mandare più aiuti alle popolazioni colpite e una ricostruzione più rapida. A marzo, la corte d’appello di Rabat, la capitale, ha aggiunto un anno alla sua condanna.

Sempre a marzo, un tribunale di Casablanca ha condannato il difensore dei diritti umani e attivista Fouad Abdelmoumni a sei mesi di reclusione in contumacia in seguito a un post pubblicato su Facebook, riguardante l’utilizzo dello spyware Pegasus da parte del Marocco.

Il 1° luglio, la difensora dei diritti umani Saida el-Alami è stata arrestata a Casablanca per accuse di “offesa a un organismo legalmente organizzato, diffusione di accuse false e oltraggio alla magistratura”, legate al suo attivismo online. Le è stata negata l’assistenza di un legale durante la prima convocazione davanti al pubblico ministero. A settembre, è stata processata e condannata a tre anni di carcere per accuse di “diffusione di informazioni false”, “oltraggio alle istituzioni pubbliche” e “oltraggio a un ente giuridicamente organizzato”. A dicembre, la corte d’appello di Casablanca ha confermato il verdetto. Era stata in precedenza incarcerata nel 2022 in relazione a un’accusa separata e rilasciata nel 2024 a seguito di un provvedimento di grazia reale.

Il 9 luglio, due giornalisti, un uomo e una donna, del portale d’informazione spagnolo El Faradio e un attivista dell’Ong spagnola Cantabria por el Sáhara sono stati intercettati e arrestati a un posto di blocco della polizia nella città di Laayoune, mentre tentavano di entrare nel Sahara Occidentale. Le autorità marocchine li hanno dichiarati “persone non gradite” senza una giustificazione e li hanno espulsi.

Ad agosto, l’attivista femminista Ibtissame Lachgar è stata arrestata e accusata di “avere recato offesa all’Islam” per una foto pubblicata sui social media che la ritraeva con una maglietta che riportava lo slogan “Allah è lesbica”. A settembre è stata condannata a 30 mesi di reclusione e una multa. A ottobre, la corte d’appello di Rabat ha confermato il verdetto e la condanna.

A ottobre, il tribunale di primo grado di Rabat ha emesso un verdetto di colpevolezza contro una donna con documentati bisogni di salute mentale e l’ha condannata a otto mesi di reclusione per accuse di “offesa alla monarchia” e partecipazione a raduni non autorizzati. È stata giudicata colpevole e condannata nonostante le continue richieste del suo collegio di difesa affinché fosse medicalmente assistita invece che perseguita.

Sempre a ottobre, le autorità hanno arrestato e perseguito due studenti e il proprietario di una tipografia di Rabat, per “slogan istigatori”, dopo che avevano stampato slogan pro-Palestina su alcune magliette.

 

LIBERTÀ D’ASSOCIAZIONE E RIUNIONE

A febbraio, il parlamento ha adottato la bozza di legge 97-15 che delineava le condizioni e le procedure riguardanti il diritto di sciopero. La legge è entrata in vigore a settembre e prevedeva restrizioni e sanzioni penali che contrastavano con altri diritti umani fondamentali, come ad esempio una generale proibizione degli scioperi per “propositi politici”. I sindacati e le altre associazioni per i diritti del lavoro hanno fortemente criticato il documento temendo che, sebbene la legge fosse un quadro normativo atteso da tempo, i suoi requisiti procedurali (tra cui i termini di notifica fissati a 45 giorni nel settore pubblico, le regole di rappresentanza e la definizione di “servizi essenziali”) potessero comportare vincoli significativi all’esercizio effettivo del diritto di sciopero. Il Conseil national des droits de l’homme, l’istituto nazionale marocchino per i diritti umani, ha pubblicato un memorandum sulla bozza di legge 97-15 che raccoglieva le raccomandazioni da parte dei vari stakeholder, tra cui la cancellazione di tutte le sanzioni penali e una definizione più restrittiva del divieto di “scioperi politici”.

Le autorità marocchine hanno continuato a commettere violazioni nel Sahara Occidentale. Il Collettivo dei difensori dei diritti umani saharawi (Collectif des défenseurs sahraouis des droits humains – Codesa) ha riportato continui arresti arbitrari di attiviste e attivisti saharawi, sorveglianza prolungata, arresti domiciliari di intere famiglie e tattiche di censura sistematiche, utilizzate contro chi organizzava le proteste.

A febbraio e marzo, le forze di sicurezza hanno disperso con la violenza manifestazioni pacifiche che si svolgevano a Laayoune e in altre città per chiedere l’indipendenza e l’autodeterminazione saharawi. In una di queste proteste, il 17 marzo, a Laayoune, la polizia ha fisicamente aggredito le attiviste Mahfouda Lefkir e Salha Boutenguiza, dopo che avevano protestato a Smara Street, punto focale per questo tipo di manifestazioni.

A giugno, un tribunale della città di Salé ha emesso condanne al carcere con sospensione condizionale della pena nei confronti di sei membri dell’organizzazione Fronte marocchino per il sostegno alla Palestina e contro la normalizzazione, in relazione a sit-in pro-Palestina “non dichiarati”, che si erano svolti a dicembre 2024.

A settembre sono scoppiate proteste a livello nazionale dopo che il movimento giovanile GenZ 212 aveva lanciato appelli alla protesta per chiedere la fine della corruzione e miglioramenti nella sanità pubblica e nell’istruzione. Le manifestazioni criticavano la spesa pubblica per gli eventi sportivi che il Marocco si apprestava a ospitare, come ad esempio la Coppa del mondo di calcio Fifa 2030. La polizia e la gendarmeria reale hanno risposto vietando le proteste e disperdendo con la forza manifestanti, non esitando tra l’altro a utilizzare forza letale, uccidendo tre persone e ferendone altre decine, ed effettuando arresti di massa di manifestanti che protestavano pacificamente. Le forze di sicurezza hanno arrestato quasi 2.480 persone e le autorità giudiziarie hanno aperto fascicoli penali nei confronti di almeno 1.473 manifestanti, con la totalità posta in detenzione cautelare.

 

DIRITTI DI DONNE E RAGAZZE

La legislazione interna continuava ad accentuare la disuguaglianza di genere, in particolare in relazione alle norme in materia di eredità e custodia dei figli. Barriere sistematiche continuavano a privare le donne e le ragazze di un accesso sicuro e legale all’aborto e a servizi di salute riproduttiva completi.

Il Marocco ha proposto e sollecitato l’adozione di una risoluzione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite per una maggiore partecipazione delle donne nella diplomazia. La risoluzione è stata ufficialmente adottata ad aprile.

 

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER E INTERSESSUATE

L’art. 489 del codice penale continuava a considerare le relazioni omosessuali consensuali un reato punibile con pene carcerarie fino a tre anni, più un’ammenda. Persone lgbti continuavano a rischiare arresti arbitrari, vessazioni e azioni penali.

 

DIRITTO A UN PROCESSO EQUO

A febbraio, il governo marocchino ha annunciato la creazione di una banca dati di raccolta delle impronte genetiche per aiutare a risolvere i crimini. Una proposta di creare un database delle impronte genetiche ha suscitato preoccupazioni per la privacy dei dati personali, la sorveglianza, su chi avrebbe controllato i dati genetici e su come prevenirne l’uso improprio.

A luglio, il parlamento ha adottato un disegno di legge per riformare il codice di procedura penale. Le principali modifiche proposte comprendevano un più ampio utilizzo delle misure alternative alla detenzione cautelare, il rafforzamento delle garanzie di accesso a un avvocato dall’inizio della custodia, migliorate tutele per vittime e testimoni, una maggiore supervisione giudiziaria, l’uso di tecnologie digitali e l’impegno a ottenere rapidità ed efficienza nei casi penali. Nonostante i progressi positivi ottenuti con l’adozione del disegno di legge, persone come giornalisti, difensori di diritti umani e attivisti hanno continuato a essere perseguite e condannate.

 

DIRITTI ECONOMICI E SOCIALI

A maggio, persone con disabilità marocchine hanno tenuto un sit-in davanti al parlamento a Rabat per protestare contro la mancanza di sforzi da parte del governo per l’inclusione sociale ed economica delle persone con disabilità, anche nell’accesso all’istruzione, all’impiego e alle infrastrutture pubbliche. Le autorità non hanno saputo adottare e implementare politiche in grado di garantire pari opportunità.

La spesa per la Coppa del mondo di calcio 2030 è stata considerata prioritaria rispetto al sostegno per le persone sopravvissute al terremoto del 2023, che continuavano a chiedere risarcimenti e contributi per gli alloggi promessi dal governo.

La disoccupazione giovanile e la sottoccupazione sono rimaste elevate. Secondo il Consiglio economico, sociale e ambientale marocchino, circa un quarto dei giovani tra i 15 e i 24 anni risultava inattivo, ovvero non impegnato nell’istruzione, nel lavoro o nella formazione. Questo fatto ha alimentato le proteste guidate dal movimento GenZ 212 e altri collettivi giovanili. Le autorità non hanno attuato sufficienti misure per colmare il divario nelle opportunità di lavoro per giovani.

 

DIRITTO A UN AMBIENTE A SALUBRE

Il Marocco ha continuato a vivere una persistente siccità indotta dal clima. A gennaio, le autorità hanno riportato un deficit di precipitazioni atmosferiche di circa il 60-70 per cento con i bacini idrici pieni soltanto al 25-30 per cento. La siccità ha avuto un impatto sull’irrigazione dei terreni agricoli, sul bestiame e sui mezzi di sussistenza rurali e compromesso i diritti al cibo e a uno standard di vita adeguato, in particolare per le famiglie delle aree rurali. In risposta, le autorità hanno accelerato gli investimenti negli impianti di desalinizzazione dell’acqua di mare. A metà anno, secondo il ministero delle Acque, il Marocco aveva in funzione 17 impianti di desalinizzazione, con diversi altri in costruzione o in programma. Tuttavia, destava preoccupazione il fatto che piccoli agricoltori, le comunità amazigh e altri gruppi vulnerabili rischiavano di continuare a non avere acqua sufficiente, nonostante questi sforzi.

A settembre, il governo ha presentato un Ndc aggiornato, impegnandosi a realizzare obiettivi più ambiziosi di riduzione delle emissioni del 21,6 per cento incondizionatamente e del 53 per cento con il sostegno internazionale entro il 2035, oltre agli impegni di espandere le energie rinnovabili e di eliminare gradualmente il carbone. Tuttavia, non era chiaro fino a che punto tali misure si sarebbero tradotte in tutele concrete per le popolazioni che già subivano i gravi effetti del cambiamento climatico. L’Ndc ha identificato esigenze di adattamento prioritarie nella gestione dell’acqua, nell’agricoltura e nel sostegno ai gruppi vulnerabili. Tuttavia, la sua forte dipendenza dai finanziamenti internazionali e la mancanza di un quadro normativo chiaramente definito ai fini di una transizione destavano preoccupazione, soprattutto per le comunità marginalizzate (in particolare famiglie delle aree rurali, piccoli agricoltori e gruppi a basso reddito), lasciando aperto il dubbio se queste avrebbero visto efficacemente salvaguardati i loro diritti all’acqua, al cibo e a uno standard di vita adeguato.

 

PENA DI MORTE

Il Marocco ha mantenuto la pena di morte nel suo ordinamento legislativo, ma ha continuato a osservare una moratoria de facto con l’ultima esecuzione che risale al 1993.

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