Niger - Amnesty International Italia

Ultime notizie sul paese

 

REPUBBLICA DEL NIGER

Capo di stato: Mahamadou Issoufou

Capo del governo: Brigi Rafini

È proseguito il conflitto armato, in particolare nella regione sudorientale di Diffa, dove la maggior parte degli attacchi è stata compiuta dal gruppo armato Boko haram. Almeno 300.000 persone necessitavano di aiuti umanitari, a seguito dei combattimenti e del prolungato stato d’emergenza. Oltre 1.400 sospetti membri di Boko haram erano in carcere, per lo più trattenuti per lunghi periodi in detenzione preprocessuale, in condizioni deplorevoli e a rischio di tortura. I diritti di rifugiati e migranti in transito nel Niger sono stati violati.

 CONTESTO

Il presidente Issoufou è stato rieletto a marzo, in seguito a elezioni che sono state boicottate dai maggiori partiti d’opposizione. Il suo principale oppositore, Hama Amadou, era in detenzione durante il periodo elettorale, accusato di complicità nel rapimento di un minore; è stato rilasciato poco dopo le elezioni.

Il Niger ha accettato quasi tutte le raccomandazioni che erano state formulate durante l’Upr delle Nazioni Unite, comprese quelle riguardanti l’abolizione della pena di morte, la protezione dei difensori dei diritti umani, l’adozione di misure per sradicare pratiche tradizionali dannose, come i matrimoni precoci e forzati e le mutilazioni genitali femminili, e la garanzia del diritto al cibo. Il Niger ha invece respinto la raccomandazione che lo sollecitava ad assicurare la partecipazione delle popolazioni native ai processi decisionali del paese.

 VIOLAZIONI DA PARTE DI GRUPPI ARMATI

Il conflitto armato, prevalentemente concentrato nella regione di Diffa, ha continuato a colpire i civili, compresi i rifugiati nigeriani. Non è stato possibile determinare il numero esatto delle vittime civili; secondo stime delle Nazioni Unite, da febbraio 2015 erano stati uccisi almeno 177 civili.

Durante l’anno, Boko haram ha compiuto più di 50 attentati nella regione di Diffa. Altri gruppi armati erano attivi nelle aree occidentali del paese, al confine con il Mali. A ottobre, un gruppo non ben identificato ha attaccato il campo per rifugiati di Tazalit, nella regione di Tahoua, e un operatore umanitario statunitense è stato rapito ad Abalak, nella stessa regione. Il 17 ottobre, il gruppo autoproclamatosi Stato islamico (Islamic State – Is) ha attaccato il centro di detenzione di massima sicurezza di Koutoukalé, vicino a Niamey, nella regione di Tillabéri.

 SFOLLATI INTERNI

A fine anno, secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Office for Coordination of Humanitarian Affairs – Ocha), nella regione di Diffa, almeno 300.000 sfollati necessitavano di assistenza umanitaria. Questi comprendevano oltre 184.000 sfollati interni del Niger, 29.000 cittadini nigerini rientrati nel paese e 88.000 rifugiati nigeriani. Molti vivevano in condizioni deplorevoli all’interno di accampamenti improvvisati. La situazione d’insicurezza ha bloccato l’accesso a beni di prima necessità e a servizi essenziali come cibo, acqua e istruzione, mentre il perdurare dello stato d’emergenza ha ostacolato le attività economiche.

 DIRITTI DI RIFUGIATI E MIGRANTI

Il Niger accoglieva nelle regioni di Tillabéri e Tahoua almeno 60.000 rifugiati del Mali, anch’essi bisognosi di assistenza.

Il numero delle persone che transitavano attraverso il Niger, nel tentativo di raggiungere l’Europa, è continuato a crescere e Agadez è divenuta il principale nodo di transito per i migranti provenienti dai paesi dell’Africa Occidentale. A ottobre, uno studio condotto dall’Iom ha rilevato che il 70 per cento delle persone arrivate in Italia via mare, molte delle quali erano transitate in Niger, era stato vittima della tratta di esseri umani o di sfruttamento, comprese migliaia di donne e ragazze costrette a prostituirsi in Libia o Europa. Nonostante l’approvazione nel 2015 di una legge contro la tratta, poco è stato fatto per prevenire questa pratica in Niger.

Il numero di persone morte durante i pericolosi viaggi attraverso il deserto del Niger è incalcolabile. A giugno, 14 adulti e 20 bambini sono stati trovati morti nel deserto, dopo essere partiti dalla città di Tahoua nell’intento di raggiungere l’Algeria.

A ottobre, il Comitato delle Nazioni Unite sui lavoratori migranti ha sollevato una serie di preoccupazioni, anche in relazione al lavoro forzato dei lavoratori migranti, compresi minori, impiegati soprattutto come domestici e nelle miniere.

 CONTROTERRORISMO E SICUREZZA

Oltre 1.400 persone accusate di appartenere a Boko haram sono rimaste in detenzione; molte erano state incriminate ai sensi della legge antiterrorismo nigerina. I detenuti erano stati arrestati prevalentemente nella regione di Diffa, a partire dal 2013, sebbene alcuni fossero in carcere dal 2012. Tra loro c’erano nigeriani, compresi rifugiati provenienti da aree in cui operava Boko haram. Molti di loro erano in stato di prolungata detenzione preprocessuale. A giugno, il procuratore titolare per i casi di terrorismo ha affermato che la maggior parte degli arresti era stata effettuata sulla base di una denuncia e che l’insicurezza e lo stato d’emergenza nella regione di Diffa aveva impedito di condurre indagini efficaci.

A giugno, le autorità hanno espresso l’intenzione di estradare in Nigeria tutti i detenuti nigeriani adulti, per ridurre il sovraffollamento nelle carceri e perché la Nigeria avrebbe potuto indagare meglio sui suoi cittadini. Il piano è stato formalmente annunciato a settembre. In Nigeria, gli episodi di tortura e altro maltrattamento rimanevano diffusi, specialmente ai danni di persone accusate di appoggiare Boko haram.

Le autorità hanno annunciato emendamenti al codice di procedura penale al fine di prolungare da cinque a 15 giorni il periodo di detenzione preventiva in custodia di polizia (garde à vue), rinnovabile per ulteriori 15 giorni.

 CONDIZIONI CARCERARIE

Le condizioni di vita nelle carceri sono rimaste deplorevoli, nonostante alcune iniziative per monitorarle. Il gran numero di persone arrestate per presunti legami con Boko haram ha ulteriormente aggravato il problema. Durante l’anno, il centro di detenzione di Koutoukalé ospitava più del doppio della sua capacità di 250 detenuti, compresi circa 400 sospettati di appartenere a Boko haram.

 SPARIZIONI FORZATE

Non era stata ancora chiarita la sorte di otto persone arrestate dalle forze di sicurezza a maggio 2015: El Hadj Kannaï Kouliyi, Malam Bandama, Ari Kannai, Abor Madou, Awa Malloumi, El Hadj Katchouloumi, Mouché Ali Kou Lawan Dalla ed El Hadji Bara erano stati arrestati a N’Guigmi, nella regione di Diffa. La richiesta avanzata dalle famiglie degli scomparsi per avere informazioni in merito al luogo in cui si trovavano i loro congiunti è rimasta inascoltata.

 LIBERTÀ D’ESPRESSIONE

Alcune persone sono state perseguite penalmente per aver esercitato il loro diritto alla libertà d’espressione. A giugno, Ousmane Moumouni, presidente dell’Azione per la democrazia e i diritti umani in Niger, è stato condannato a sei mesi di reclusione con sospensione della pena per “complotto finalizzato a sovvertire la costituzione”, dopo aver postato un messaggio su Facebook riguardante la situazione della sicurezza in Niger, a seguito di un attentato compiuto da Boko haram.

Sempre a giugno, i giornalisti Ali Soumana e Moussa Dodo hanno ricevuto una condanna a tre mesi di carcere con sospensione della pena, per “pubblicazione di commenti che esercitavano pressioni sulla magistratura”. I due avevano pubblicato sul periodico Le Courrier un elenco di persone accusate di aver tentato d’influenzare un concorso nazionale. La lista comprendeva personalità influenti come il presidente della Corte costituzionale. I giornalisti sono stati giudicati ai sensi del codice penale e non della legge sulla stampa, determinando così l’imposizione di una pena più severa.

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