Ruanda - Amnesty International Italia

Ultime notizie sul paese

 

REPUBBLICA DEL RUANDA

Capo di stato: Paul Kagame

Capo di governo: Anastase Murekezi

Il libero dibattito e il dissenso sono rimasti condizionati da un clima ostile in vista delle elezioni presidenziali in programma per il 2017. Ufficiali di alto rango dell’esercito hanno ricevuto pesanti condanne in seguito a un processo viziato.

 CONTESTO

Il presidente Paul Kagame ha annunciato a ottobre un sostanziale rimpasto di governo e la chiusura del ministero della Sicurezza nazionale, le cui competenze sono state spostate al ministero della Giustizia.

A luglio il Ruanda ha ospitato il summit dell’Au.

 LIBERTÀ D’ASSOCIAZIONE E RIUNIONE

A marzo, il Partito democratico dei verdi del Ruanda (Parti démocratique vert du Rwanda – Pdvr), un partito politico d’opposizione registrato, ha annunciato che non avrebbe partecipato alle elezioni presidenziali del 2017, se il governo non avesse fornito una risposta alle sue richieste di varare riforme in campo politico ed elettorale. A settembre, il consiglio per l’amministrazione del Ruanda ha respinto le riforme richieste. Il 17 dicembre, il partito ha nominato il suo presidente, il dr. Frank Habineza, come candidato presidenziale.

Le Forze democratiche unificate (Forces democratiques unifiées – Fdu-Inkingi), un partito politico d’opposizione non registrato, hanno continuato ad affrontare gravi difficoltà. L’esponente del partito Illuminée Iragena è scomparsa il 26 marzo, mentre si recava al lavoro. Persone a lei vicine ritenevano che fosse stata arrestata illegalmente e torturata, e temevano potesse essere morta. I familiari che avevano chiesto l’apertura di un’indagine da parte della polizia non hanno mai ricevuto una risposta ufficiale.

Un’altra esponente dell’Fdu-Inkingi, Léonille Gasengayire, è stata arrestata e detenuta per tre giorni a marzo, dopo aver visitato la presidente del partito, Victoire Ingabire, reclusa nel carcere centrale di Kigali. È stata nuovamente arrestata ad agosto a Kivumu, nel distretto di Rutsiro, e accusata d’istigazione all’insurrezione. È rimasta in custodia in attesa del processo.

 LIBERTÀ D’ESPRESSIONE

Agli inizi dell’anno, la commissione ruandese per la riforma legislativa ha avviato un dibattito con i professionisti dell’informazione riguardante la riforma della legge sui mezzi d’informazione del 2013. Nella sua roadmap per l’implementazione delle raccomandazioni accettate durante l’esame del Ruanda secondo l’Upr delle Nazioni Unite nel 2015, il governo si è impegnato a depenalizzare la “diffamazione”.

Il giornalista John Ndabarasa è stato visto per l’ultima volta a Kigali il 7 agosto. Dopo che la sua sparizione era stata denunciata alla polizia dalla commissione ruandese per i mezzi d’informazione, la polizia ha annunciato l’apertura di un’indagine. Non è chiaro se la sparizione fosse riconducibile alle attività giornalistiche di John Ndabarasa o ai suoi legami di parentela con Joel Mutabazi, ex guardia del corpo del presidente Kagame, che stava scontando una condanna all’ergastolo per tradimento.

 DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI

Il 28 maggio, il cittadino congolese Epimack Kwokwo, coordinatore esecutivo dell’Ngo regionale Lega per i diritti umani della Regione dei Grandi laghi (Ligue des droits de la personne dans la région des Grands Lacs – Ldgl), è stato espulso dal Ruanda alla scadenza del suo permesso di lavoro, a causa di ritardi nelle procedure per il rinnovo della registrazione dell’Ngo. Dopo essersi recato a un appuntamento presso gli uffici del servizio immigrazione, gli è stato notificato un provvedimento d’espulsione ed è stato quindi accompagnato alla frontiera con la Repubblica Democratica del Congo, senza poter prima tornare a casa per raccogliere le proprie cose o informare la famiglia. Le autorità hanno infine rinnovato la registrazione dell’Ldgl a novembre.

 CRIMINI DI DIRITTO INTERNAZIONALE

Le persone sospettate di coinvolgimento nel genocidio del 1994 sono state processate in Ruanda e in Svezia.

A marzo, le autorità congolesi hanno trasferito in Ruanda per il processo Ladislas Ntaganzwa, accusato di genocidio e crimini contro l’umanità, secondo un mandato di cattura spiccato dal Meccanismo delle Nazioni Unite per i tribunali penali internazionali, l’organismo cui compete la responsabilità di seguire il lavoro del Tribunale penale internazionale per il Ruanda, che ha concluso le proprie attività a dicembre 2015.

Ad aprile, l’Alta corte del Ruanda ha condannato all’ergastolo Léon Mugesera, estradato dal Canada nel 2012. Era stato giudicato colpevole d’incitamento a commettere genocidio, istigazione all’odio razziale e persecuzione come crimine contro l’umanità. È stato prosciolto dalle accuse di aver preparato e pianificato il genocidio e cospirazione finalizzata a commettere genocidio.

A maggio, un tribunale svedese ha giudicato colpevole di genocidio Claver Berinkindi e lo ha condannato all’ergastolo. Alle 15 persone che avevano assistito alla perdita dei loro cari o che erano sopravvissute alla minaccia di essere a loro volta uccise, sono state assegnate a titolo di risarcimento per danni somme variabili dai 3.900 ai 13.000 dollari Usa.

A dicembre, un tribunale francese ha confermato la condanna a 25 anni di carcere inflitta a Pascal Simbikangwa, ex capo dell’intelligence ruandese, per genocidio e complicità in crimini contro l’umanità.

Sono state intraprese altre azioni contro persone sospettate di crimini connessi al genocidio.

A luglio, Enoch Ruhigira, che nel 1994 era a capo del personale dell’allora presidente Juvénal Habyarimana, è stato arrestato in Germania su richiesta delle autorità ruandesi, che a fine anno stavano cercando di ottenere la sua estradizione per accuse di genocidio.

Il 28 settembre, il professore universitario Léopold Munyakazi è stato espulso dagli Usa verso il Ruanda. Era accusato di aver commesso genocidio, complicità in genocidio, cospirazione finalizzata a commettere genocidio, sterminio e negazione di genocidio. Era stato arrestato dopo i fatti ma poi rilasciato nel 1999 per mancanza di prove. Il Ruanda aveva spiccato un mandato di cattura internazionale nel 2006, un mese dopo che il docente aveva tenuto un discorso in cui aveva definito i massacri compiuti nel 1994 come un fratricidio, piuttosto che un genocidio. Durante un’udienza tenutasi a ottobre, Léopold Munyakazi si è dichiarato non colpevole.

Il 12 novembre, i sospettati di genocidio Jean-Claude Iyamuremye e Jean-Baptiste Mugimba sono stati estradati dai Paesi Bassi e trasferiti nel carcere centrale di Kigali. Il 17 dello stesso mese, Henri Jean-Claude Seyoboka è stato espulso dal Canada, con l’accusa di coinvolgimento nel genocidio. Nel presentare la sua domanda d’asilo aveva tenuto nascosto il suo trascorso militare.

 PROCESSI INIQUI

Il 31 marzo, l’Alta corte militare di Kanombe ha condannato il colonnello Tom Byabagamba e il generale di brigata in congedo Frank Rusagara, rispettivamente a 21 e 20 anni di carcere. Entrambi erano stati giudicati colpevoli d’incitamento all’insurrezione e di aver offuscato l’immagine del governo mentre ricoprivano una posizione di leadership. In violazione del loro diritto alla libertà d’espressione, la loro condanna era basata su accuse legate alla condivisione via email di articoli critici pubblicati online e a commenti pubblicati in alcuni forum online. Il colonnello Byabagamba è stato inoltre ritenuto colpevole di occultamento di prove e oltraggio alla bandiera e gli è stato tolto il rango militare e le onorificenze. Frank Rusagara è stato ritenuto colpevole anche di possesso illegale di armi. Il suo ex autista, il sergente in congedo François Kabayiza, è stato condannato a cinque anni di carcere per occultamento di prove. Il verdetto è stato impugnato in appello.

I giudici non hanno provveduto a esaminare adeguatamente le denunce presentate in tribunale da François Kabayiza, il quale aveva asserito di essere stato torturato durante l’interrogatorio e che la sua conseguente richiesta di deposizione non era stata presa in considerazione. Secondo il tribunale, non aveva fornito prove attendibili della tortura subita, in violazione del principio secondo cui spetta alla pubblica accusa dimostrare, oltre ogni ragionevole dubbio, che gli elementi di prova siano stati ottenuti nel rispetto della legge. La legislazione ruandese riguardante la raccolta e l’esibizione delle prove processuali vieta l’utilizzo nelle aule di giustizia di prove ottenute tramite tortura.

Poiché sia Frank Rusagara sia François Kabayiza erano in congedo dall’esercito, i loro avvocati hanno argomentato che i loro clienti non avrebbero dovuto essere processati da un tribunale militare e che i loro casi giudiziari avrebbero dovuto essere giudicati separatamente. La corte ha respinto l’obiezione dei legali. Malgrado le ripetute richieste, non è stato permesso a Frank Rusagara di telefonare nel Regno Unito alla moglie malata terminale di cancro, prima del suo decesso avvenuto ad agosto.

 RIFUGIATI E RICHIEDENTI ASILO

I cittadini burundesi hanno continuato a chiedere asilo in Ruanda, benché in numero minore rispetto al 2015. A fine 2016, il Ruanda ospitava oltre 80.000 rifugiati burundesi. In seguito ad accuse secondo cui i rifugiati dei campi in Ruanda erano reclutati e addestrati a scopi militari, il governo ha annunciato a febbraio di avere in programma il ricollocamento dei rifugiati burundesi in paesi terzi. Ha in seguito precisato che non era pronto alcun piano di ricollocamento e che avrebbe continuato ad accettare i rifugiati dal Burundi.

Ci sono state ancora segnalazioni di casi di richiedenti asilo eritrei e sudanesi mandati da Israele in Ruanda (cfr. Israele e Territori Palestinesi Occupati). Nel corso di una conferenza stampa congiunta con il presidente Kagame durante una sua visita in Israele il 6 luglio, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato che questi non erano richiedenti asilo ma “richiedenti lavoro”. Il presidente Kagame ha affermato che i due paesi stavano proseguendo il dibattito sulla questione.

Continua a leggere