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Repubblica dell’Angola

Capo di stato e di governo: João Manuel Gonçalves Lourenço (subentrato a José Eduardo dos Santos a settembre)

Intere comunità sono state sfollate dalle loro terre per la realizzazione di megaprogetti di sviluppo agroindustriale. Nonostante l’abrogazione della restrittiva legge sulle Ngo, lo spazio per l’esercizio dei diritti civili e politici si è ulteriormente ridotto. Mani- festanti pacifici hanno subìto una violenta repressione e persone critiche nei confronti del governo hanno affrontato azioni penali per diffamazione. I tentativi del parlamento di rendere l’aborto un reato in tutte le circostanze sono stati respinti.

CONTESTO

Il 23 agosto, l’Angola ha tenuto elezioni di portata storica. João Lourenço del partito di governo Movimento popolare di liberazione dell’Angola (Movimento popular de libertação de Angola – Mpla) è stato eletto presidente. Secondo la commissione elettorale, l’Mpla ha ottenuto il 61 per cento dei voti, un calo rispetto all’81 per cento registrato alle precedenti consultazioni del 2012. I partiti d’opposizione, Unione nazionale per l’indipendenza totale dell’Angola (União nacional para a independência total de Angola – Unita), la Convergenza ampia per la salvezza della Coalizione elettorale dell’Angola (Convergência ampla de salvação de Angola – Coligação Eleitoral – CasaCe) e il Fronte nazionale per la liberazione dell’Angola (Frente nacional de libertação de Angola – Fnla) hanno contestato i risultati del voto, dichiarandoli illegittimi, senza tuttavia rinunciare a sedersi in parlamento.

Il protrarsi della crisi economica ha catalizzato il malcontento popolare contro l’Mpla. Con il pretesto della crisi, l’esecutivo ha adottato un modello di sviluppo economico incentrato sulla realizzazione di megaprogetti agroindustriali, sull’acquisizione su va- sta scala di terreni e sull’esproprio di beni delle comunità rurali, mettendo a rischio la loro sussistenza.

Il clima d’intolleranza politica è diventato sempre più la normalità, in parte a causa dell’atteggiamento d’indifferenza dimostrato dal governo verso la violenza di stampo settario nell’area di Monte Belo, nella provincia di Benguela. A seguito della firma nel 2002 dell’accordo di pace tra il governo e l’Unita, l’area era divenuta un’enclave del conflitto politico, con una crescente polarizzazione e sempre più frequenti episodi di violenza tra sostenitori dell’Mpla e dell’Unita. Da allora, gli abitanti di Monte Belo hanno continuato a subire forme di persecuzione, violenza, minacce di morte, intimidazioni e saccheggi a causa della loro presunta affiliazione a una o all’altra formazione politica. Nonostante le obiezioni avanzate pubblicamente dalla società civile, il governo ha consentito l’instaurarsi di una cultura d’impunità e di una violenta intolleranza politica.

Libertà di espressione nella Repubblica dell’Angola

Le autorità non hanno esitato a utilizzare, tra le altre, le leggi sulla diffamazione per ridurre al silenzio persone critiche, in particolare giornalisti e accademici, limitando la libertà d’espressione e l’accesso all’informazione. L’uso improprio del sistema giudiziario e di altre istituzioni allo scopo d’imbavagliare le critiche è rimasto prassi comune. A gennaio, il parlamento ha approvato il cosiddetto “pacchetto sulla stampa”, composto da cinque documenti legislativi: la legge sulla stampa, lo statuto dei giornalisti, la legge sulle trasmissioni radiofoniche, la legge sulla televisione e la legge sull’organo di vigilanza delle comunicazioni sociali.

Le nuove normative contenevano disposizioni che limitavano la libertà d’espressione, in particolare la libertà di stampa, mediante una serie di regolamenti ampiamente re- strittivi in materia di comunicazione sociale, come il potere di determinare se una data informazione era conforme alla deontologia giornalistica oppure no; tale prassi costituiva una forma di censura a priori e un grave ostacolo al libero flusso d’idee e opinioni.

All’Mpla, ovvero il partito che deteneva il maggior numero di seggi all’assemblea nazionale, spettava il compito di nominare la maggioranza dei componenti dell’organo di vigilanza, facendo dubitare della sua effettiva indipendenza e imparzialità.

Il 20 giugno, Rafael Marques de Morais, giornalista investigativo e direttore della pubblicazione online Maka Angola, e Mariano Brás Lourenço, giornalista e direttore del quotidiano O Crime, sono stati incriminati per “diffamazione di un’autorità pubblica” e per aver arrecato “offesa a un organo sovrano dello stato”, in relazione a un articolo da loro pubblicato, che metteva in discussione il processo di acquisizione di terreno demaniale da parte del procuratore generale della repubblica.

Libertà di riunione nella Repubblica dell’Angola

Le autorità si sono frequentemente rifiutate di permettere lo svolgimento di manifestazioni pacifiche, anche nei casi in cui la legge non prevedeva l’obbligo di ottenere prima un’autorizzazione. Quando queste hanno avuto luogo, la polizia è spesso intervenuta arrestando arbitrariamente, detenendo e maltrattando manifestanti pacifici. Tuttavia, non sono state avviate indagini su questi interventi della polizia.

Il 24 febbraio, la polizia ha represso con violenza due manifestazioni pacifiche organizzate dal Movimento rivoluzionario angolano, che si svolgevano in contemporanea a Luanda, la capitale, e a Benguela. I dimostranti chiedevano le dimissioni di Bornito de Sousa, ministro dell’Amministrazione territoriale, incaricato della registrazione elettora- le per le elezioni di agosto e anche candidato dell’Mpla alla vicepresidenza della repubblica: questi ruoli erano considerati costituire un conflitto d’interessi e una violazione della legge elettorale. Dopo aver ammanettato i manifestanti e averli costretti a stendersi per terra, la polizia li ha percossi con i manganelli.

Il 24 giugno, le forze di sicurezza hanno disperso con la violenza una manifestazione pacifica organizzata dal Movimento per il protettorato di Lunda-Tchokwe, che aveva lanciato una campagna per l’autonomia delle regioni orientali e sudorientali, nella provincia di Lunda Norte. Le forze di sicurezza hanno sparato munizioni vere contro i manifestanti, uccidendo un passante e ferendo 13 partecipanti alla protesta. Sono state arrestate complessivamente 70 persone; il 28 giugno, ciascuna di loro è stata condannata a 45 giorni di reclusione e al pagamento di un’ammenda di 22.000 kwanza (135 dollari Usa). Gli arrestati che hanno pagato l’ammenda sono stati rilasciati immediatamente, dopo che nei loro confronti era stata disposta la sospensione della pena detentiva; gli altri hanno dovuto scontare per intero la loro condanna al carcere. Tra le varie rivendicazioni, i manifestanti chiedevano di porre fine alla persecuzione e alla carcerazione arbitraria dei loro membri, nonché il rilascio dei prigionieri politici nel carcere di Kakanda, di Lunda Norte.

Libertà di associazione nella Repubblica dell’Angola

È persistita la repressione del diritto alla libertà d’associazione. Le autorità hanno ulteriormente ridotto lo spazio in cui difensori dei diritti umani, attivisti politici, giornali- sti, conduttori televisivi e radiofonici e organizzazioni della società civile potevano esercitare i loro diritti civili e politici. L’11 luglio, tuttavia, la Corte costituzionale ha cassato la legge sulle Ngo, che era stata approvata con il decreto presidenziale 74/15 del 2015. La legge aveva limitato il quadro giuridico in cui potevano operare le Ngo, conferendo all’ufficio del pubblico ministero il potere di sospendere le attività delle Ngo nazionali e internazionali sospettate di riciclaggio di denaro o di atti illeciti o dannosi alla “sovranità e integrità territoriale dell’Angola”. Il decreto aveva imposto alle organizzazioni della società civile una serie di gravosi adempimenti, come condizioni e procedure oltremodo complicate per la registrazione, un controllo eccessivo sulle attività delle Ngo e limitazioni e sanzioni in materia di finanziamenti.

Processi iniqui nella Repubblica dell’Angola

Il 25 settembre, sei persone, cinque delle quali erano rimaste in detenzione cautelare per un anno, sono state processate davanti al tribunale provinciale di Luanda, per l’accusa di “organizzazione del terrorismo”. Tuttavia, il processo è stato aggiornato il giorno stesso, dopo che il pubblico ministero non si era presentato in aula, adducendo presunti motivi di salute. Il tribunale ha accolto la richiesta del sostituto procuratore di avere più tempo a disposizione per conoscere meglio il caso. Cinque degli accusati sono rimasti in detenzione mentre la sesta imputata, moglie di uno dei detenuti, a fine anno era ancora agli arresti domiciliari.

Diritti sessuali e riproduttivi nella Repubblica dell’Angola

A marzo, il governo ha proposto un emendamento alle normative contenute nel codice penale, che avrebbe depenalizzato l’aborto nei casi in cui la gravidanza della donna fosse il risultato di uno stupro o in caso di rischio per la salute della donna incinta. Il parlamento ha respinto la proposta. Il voto finale della legge da parte del parlamento era previsto più avanti lo stesso mese ma è stato rinviato a data da definirsi, in seguito all’indignazione suscitata nell’opinione pubblica dal respingimento da parte del parlamento della proposta di legge presentata dal governo di liberalizzare la normativa sull’aborto.

Dispute sulla terra nella Repubblica dell’Angola

Il processo di acquisizione di appezzamenti di terreno a scopi commerciali, prevalentemente nelle province meridionali di Cunene e Huíla, ha continuato ad avere devastanti ripercussioni sulla vita delle comunità locali, che proprio da questi terreni traevano i loro mezzi di sostentamento.
Ad aprile e maggio, l’amministrazione locale di Huíla ha presentato il suo progetto sulla transumanza, che tra i vari punti prevedeva l’appropriazione di una fonte idrica cui

attingeva la comunità di Capela de Santo António, nell’area di Kahila della municipalità di Gambos. Capela de Santo António è una comunità formata da 600 famiglie che dalla fonte traggono l’acqua necessaria per bere, per il bestiame e per l’irrigazione dei campi. La comunità non è stata consultata in merito ai programmi e le autorità non hanno mai realizzato uno studio d’impatto ambientale. L’amministrazione di Huíla ha ribadito l’in- tenzione di far sgomberare la comunità, in violazione della costituzione e delle leggi, tra cui la legge sulla terra e la legge ambientale.
A giugno, è emerso che il governo angolano aveva autorizzato il megaprogetto noto come Horizonte Agroindustriale 2020, che prevedeva l’appropriazione di 76.000 ettari di terreno fertile, senza il consenso libero, anticipato e informato da parte delle comunità interessate. Il terreno in questione si estende a ovest della municipalità di Ombadja e a sud della mu- nicipalità di Curoca, due aree della provincia di Cunene. Sul terreno abitano 39 comunità formate da 2.129 famiglie, con 10.675 bambini, che vivono in prossimità nel fiume Cune- ne. Da sempre queste comunità basano la loro economia sull’agricoltura e sull’allevamento del bestiame. A fine anno era stata distrutta la vegetazione che cresceva su 15.000 ettari, comprese piante arbustive a uso alimentare e alberi usati come legna da ardere, prati per il pascolo del bestiame e siti di sepoltura; 19 famiglie erano state cacciate dal terreno e costrette a vagare, con sempre più scarse possibilità di procurarsi cibo e acqua.

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