Ciad - Amnesty International Italia

Repubblica del Ciad

Capo di stato: Idriss Déby Itno

Capo di governo: Albert Pahimi Padacké

Il gruppo armato Boko haram ha continuato a commettere abusi nell’area del lago Ciad. Le autorità ciadiane hanno ripetutamente vietato lo svolgimento di raduni pacifici e arrestato e perseguito penalmente difensori dei diritti umani, attivisti e giornalisti, alcuni dei quali erano prigionieri di coscienza. Il diritto alla libertà d’associazione è stato violato con illecite restrizioni al diritto di organizzarsi liberamente, compresa la criminalizzazione di determinate associazioni di cittadini. Più di 408.000 rifugiati continuavano a vivere in condizioni deplorevoli in campi, tra cui quello di Baga-Sola.

Contesto

Il presidente Déby ha promulgato un pacchetto di riforme del codice penale, con cui è stata tra l’altro abrogata la pena di morte, eccetto che per il reato di “terrorismo”, e innalzata a 18 anni l’età minima per il matrimonio. L’agenzia nazionale per la sicurezza (Agence nationale de securité – Ans) ha assunto nuovi poteri, compreso quello di effettuare arresti.

Una grave crisi economica, causata dal crollo del prezzo del petrolio registrato negli ultimi anni, ha determinato l’adozione di misure d’austerità, malcontento tra la popolazione e scioperi in settori come sanità, istruzione e giustizia.

Violazioni da parte dei gruppi armati nella Repubblica del Ciad

Il gruppo armato Boko haram ha continuato a uccidere, rapire e ferire civili e a distruggere proprietà.
Il 5 maggio, a Kaiga Kindjiria, membri di Boko haram hanno ucciso almeno quattro civili e bruciato 50 case. La notte del 25 maggio, Boko haram ha attaccato il villaggio di Kirnatchoulma, a ovest di Kaiga Kinjiria, uccidendo almeno tre persone e ferendone altre tre. Il 26 e 27 dello stesso mese, Boko haram ha sferrato una serie di attacchi contro i villaggi di Konguia, Wangui e Kagrerom, nell’area di Tchoukoutalia.

Il 30 maggio, una donna è stata rapita da Boko haram a circa quattro chilometri da Kaiga Kindjiria. Attacchi simili sono stati documentati a maggio e giugno in altre aree, compresa quella di Bodou-Doloum, nella sottoprefettura di Baga-Sola, con l’uccisione di tre persone e il rapimento di altre tre.

Libertà di riunione nella Repubblica del Ciad

Durante l’anno, le autorità hanno vietato lo svolgimento di almeno 6 raduni pacifici e hanno arrestato gli organizzatori e i partecipanti alle proteste.

Nadjo Kaina e Bertrand Solloh, a capo del movimento civico Iyina (Siamo stanchi), sono stati arrestati rispettivamente il 6 e il 15 aprile da agenti dell’Ans, per aver esortato i cittadini a vestirsi di rosso in occasione dell’anniversario delle elezioni presidenziali del 2016, come forma di protesta contro la corruzione e l’impunità. Sono stati incarcerati dall’Ans senza accesso alle loro famiglie e ai loro avvocati, prima di essere trasferiti alla polizia giudiziaria. Sono stati incriminati per tentata cospirazione e organizzazione di un raduno non autorizzato e condannati a sei mesi di reclusione con sospensione della pena. I due hanno denunciato di essere stati torturati in detenzione, anche mediante la tecnica del soffocamento con buste di plastica contenenti peperoncino.

Il 12 aprile, Dingamnayal Nely Versinis, presidente dell’organizzazione Collettivo ciadiano contro il carovita (Collectif tchadien contre la vie chère), è stato arrestato da agenti dell’Ans presso il municipio della capitale N’Djamena. Aveva esortato i commercianti del mercato Millet di N’Djamena a scioperare, per protestare contro l’aumento della tassa per l’occupazione di suolo pubblico per il mercato. È stato detenuto senza accesso alla famiglia o al suo avvocato e incriminato con l’accusa di frode e utilizzo di falsa identità. È stato quindi rilasciato il 27 aprile su disposizione del pubblico ministero, con la motivazione che il fatto non costituiva reato.

Libertà d’associazione nella Repubblica del Ciad

Le autorità hanno messo al bando determinati movimenti associazionistici e piattaforme della società civile e il diritto di sciopero è stato limitato, in violazione del diritto internazionale.

Il movimento civico Iyina è rimasto fuorilegge e, il 6 gennaio, il ministro dell’Amministrazione territoriale ha messo al bando le attività del Movimento nazionale del risveglio cittadino (Mouvement d’eveil citoyen – Meci), un collettivo che raccoglieva organizzazioni della società civile, sindacati e partiti politici, descrivendolo come “innaturale” e “privo di fondamento legale”. Il 27 maggio, la polizia ha interrotto e vietato lo svolgimento dell’assemblea generale del Meci.

I diritti dei sindacati sono stati violati, in risposta all’azione di sciopero che avevano avviato da settembre 2016 a gennaio 2017. Dal 2016, le organizzazioni sindacali erano soggette a un decreto che aveva limitato il diritto di sciopero e le loro richieste di indire proteste sono state respinte.

A gennaio, le autorità hanno interferito con le attività interne del sindacato di categoria dei ricercatori e docenti universitari Synecs (Syndicat national des enseignants chercheurs du supérieur), costringendolo a rimuovere dalla carica il suo presidente e a porre fine allo sciopero. Lo stesso mese, hanno negato il visto ai rappresentanti della Confederazione generale del lavoro, partner internazionale delle organizzazioni sindacali ciadiane.

Libertà d’espressione nella Repubblica del Ciad

Giornalisti che avevano criticato il governo sono stati minacciati e posti sotto sorveglianza. Le autorità hanno continuato a utilizzare leggi relative al reato di diffamazione e oltraggio, nel tentativo di ridurli al silenzio.

Tra il 22 e il 24 febbraio, Eric Kokinagué, direttore responsabile del quotidiano Tribune Info, ha ricevuto almeno una dozzina di telefonate anonime di minaccia da differenti numeri, dopo che aveva pubblicato un articolo fortemente critico nei confronti del presidente Déby. Il 25 febbraio, l’editorialista autore dell’articolo, Daniel Ngadjadoum, è stato rapito da uomini armati, detenuto per circa 24 ore, in quella che è stata da lui in seguito descritta come una struttura dell’Ans, e costretto a scrivere una lettera di scuse al presidente.

A giugno, Déli Sainzoumi Nestor, redattore del periodico bimensile Eclairages, è stato incriminato con l’accusa di diffamazione dopo che Daoussa Déby Itno, ex ministro e fratello del presidente Déby, aveva sporto una denuncia in merito a un articolo che lo accusava di essere coinvolto in una frode legata all’industria dello zucchero.

Il 4 settembre, il giornalista radiofonico Mbairaba Jean Paul è stato arrestato e accusato di diffamazione dopo che aveva coperto la notizia di un conflitto comunitario tra pastori e agricoltori a Doba. È stato rilasciato il giorno successivo e il prefetto che aveva ordinato il suo arresto è stato rimosso dall’incarico.

Prigionieri di coscienza nella Repubblica del Ciad

Le autorità hanno continuato ad arrestare e detenere giornalisti a causa del loro lavoro e attivisti e difensori dei diritti umani per aver esercitato le loro libertà d’espressione e d’opinione.

L’attivista online Tadjadine Mahamat Babouri (conosciuto anche come Mahadine), arrestato il 30 settembre 2016, è rimasto in detenzione. Era stato fermato da agenti dell’Ans dopo aver postato su Facebook una serie di video che criticavano la presunta malversazione di fondi pubblici da parte del governo. È stato successivamente incriminato per aver minato l’ordine costituzionale, minacciato l’integrità territoriale e la sicurezza nazionale e collaborato con un movimento insurrezionalista. Ha riferito che, mentre era detenuto dall’Ans, era stato privato per tre giorni di cibo e acqua, sottoposto a scosse elettriche e percosso.

Il 5 maggio, Maoundoe Decladore, portavoce dell’organizzazione Bisogna cambiare (Ça doit changer), è stato arrestato durante la notte da quattro uomini armati in borghese a Moundou. È rimasto detenuto per 25 giorni senza accesso alla sua famiglia e al suo avvocato, in quella che riteneva essere una struttura dell’Ans. È stato trasferito alla polizia giudiziaria il 30 maggio e incriminato per disordine pubblico. Maoundoe Decladore è stato rilasciato su cauzione a causa del deteriorarsi delle sue condizioni di salute e, a fine anno, era in attesa di processo.

Il 20 giugno, Sylver Beindé Bassandé, giornalista e direttore della radio comunitaria Al Nada Fm di Moundou, è stato condannato a due anni di reclusione e al pagamento di un’ammenda di 100.000 Xaf (180 dollari Usa), su disposizione dell’Alta corte di Moundou, per complicità in oltraggio alla corte e indebolimento dell’autorità giudiziaria. Era stato incriminato dopo aver messo in onda un’intervista radiofonica con un consigliere comunale, il quale aveva criticato i giudici che lo avevano ritenuto colpevole insieme ad altri due consiglieri, imputati in un procedimento giudiziario separato. Sylver Beindé Bassandé ha presentato ricorso in appello ed è stato rilasciato su cauzione il 19 luglio. Il 26 settembre, la corte d’appello ha annullato la sentenza dell’Alta corte di Moundou, condannandolo per complicità in diffamazione al pagamento di un’ammenda di 100.000 Xaf (180 dollari Usa). Ha presentato appello alla Corte suprema.

Rifugiati e sfollati interni nella Repubblica del Ciad

Più di 408.000 rifugiati provenienti dalla Repubblica Centrafricana, dalla Repubblica Democratica del Congo, dalla Nigeria e dal Sudan continuavano a vivere in condizioni

deplorevoli all’interno dei campi per rifugiati. La situazione di insicurezza causata dagli attacchi di Boko haram e dalle operazioni militari ha determinato lo sfollamento di almeno 174.000 persone, di cui almeno 25.000 solo nel 2017.

A giugno, circa 5.000 persone, in fuga da un’ondata di attacchi lanciati da Boko haram contro i villaggi situati nei dintorni di Kaiga Kindjiria e Tchoukoutalia, hanno dato origine ad altri due siti per sfollati interni: quello di Kengua (nel cantone di Kiskra, nel dipartimento di Fouli) e quello di Kane Ngouboua (Diameron). Da luglio, circa 6.700 persone sono arrivate a Baga Sola dal Niger, dopo che le truppe ciadiane si erano ritirate dal paese e per paura degli attacchi di Boko haram.

Diritto al cibo nella Repubblica del Ciad

L’esercito ciadiano ha continuato a imporre restrizioni al movimento delle persone e al transito delle merci lungo le rive del lago Ciad, ostacolando i mezzi di sussistenza delle comunità locali e aggravando il loro rischio di sprofondare in una situazione d’insicurezza alimentare.

Secondo le Nazioni Unite, durante l’anno la malnutrizione acuta grave era aumentata nella regione dal 2,1 al 3,4 per cento. Le Nazioni Unite hanno stimato che in tutto il paese circa 2,8 milioni di persone versavano in condizioni d’insicurezza alimentare e che di queste almeno 380.000 vivevano in una situazione al limite della crisi o dell’emergenza.

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