Eritrea: le violazioni dei diritti umani accertate nel 2016

Ultime notizie sul paese

 

Stato d’Eritrea

Capo di stato e di governo: Isaias Afewerki

L’obbligo di prestare servizio militare a tempo indeterminato, equivalente a lavori forzati, è rimasto in vigore nonostante un accordo per porre fine alla lunga disputa sul confine con l’Etiopia, una disputa che il governo aveva usato per giustificare la leva nazionale prolungata. A migliaia di persone è stato impedito di viaggiare all’estero senza il permesso del governo o a causa di ripetute chiusure delle frontiere. Gli eritrei in fuga dal paese sono stati sottoposti a gravi violazioni dei diritti umani durante il transito. Le detenzioni arbitrarie e le sparizioni forzate sono continuate. Le forze di sicurezza hanno limitato il diritto alla libertà di espressione all’interno del paese e i sostenitori del governo hanno attaccato e minacciato i difensori dei diritti umani in diaspora.

Contesto

I governi di Eritrea ed Etiopia hanno ripreso le relazioni diplomatiche e commerciali nel luglio 2018 quando hanno firmato una dichiarazione congiunta di pace e amicizia per porre fine alla prolungata disputa sul confine, dichiarazione che ha aperto le speranze per un miglioramento della situazione dei diritti umani. Tuttavia, non vi è stato alcun cambiamento nella situazione dei diritti umani in Eritrea.

Rifugiati e richiedenti asilo

Migliaia di eritrei hanno continuato a fuggire dal paese principalmente per evitare l’imposizione di un servizio nazionale di leva militare indefinito e per la situazione generale dei diritti umani e hanno chiesto asilo in altri paesi. Durante il transito hanno dovuto affrontare gravi violazioni dei diritti umani; molti, diretti verso l’Europa, sono stati sottoposti a detenzione, rapimenti, abusi sessuali, torture e altri maltrattamenti nei paesi di transito, in particolare in Libia. Oltre ai richiedenti asilo eritrei, 1300 rifugiati somali in Eritrea hanno attraversato il confine con l’Etiopia dopo che il governo eritreo ha chiuso il campo profughi di Umkulu.

Libertà di movimento

Il diritto di lasciare il paese è ancora limitato e le persone non possono viaggiare all’estero senza aver prima ottenuto l’autorizzazione del governo. L’accordo di pace del 2018 con l’Etiopia ha portato all’apertura di Humera, Zalambesa e Bure, valichi di frontiera tra i due paesi, consentendo la libera circolazione delle persone nell’ultimo trimestre del 2018. Il periodo ha visto un aumento esponenziale del numero di eritrei che hanno attraversato il confine e hanno chiesto asilo in Etiopia. Tuttavia, questo flusso è terminato bruscamente dopo che l’Eritrea ha chiuso i valichi di frontiera a gennaio 2019.

Lavoro forzato e schiavitù

Le reclute del programma obbligatorio di leva militare nazionale sono state costrette a prestare servizio per periodi indefiniti che si estendevano ben oltre i 18 mesi, la durata massima del servizio militare nazionale sancita dalla legislazione, nonostante le speranze che il riavvicinamento tra l’Eritrea e l’Etiopia potesse porre fine ai termini indefiniti del servizio nazionale. Il governo ha continuato ad arruolare gli studenti nel loro ultimo anno di scuola superiore e non ha preso impegni per congedarli dal servizio militare nazionale dopo aver servito per 18 mesi. Migliaia di persone sono rimaste arruolate a tempo indefinito, a volte anche per 10 anni o più.

Arresti arbitrari e sparizioni forzate

Sono continuate le detenzioni arbitrarie e le sparizioni forzate, per le quali le forze di sicurezza non sono state chiamate e rispondere. Centinaia di prigionieri di coscienza e altri prigionieri, tra cui giornalisti, ex politici e praticanti di religioni non autorizzate, hanno continuato a essere arbitrariamente detenuti, senza accusa o accesso ad avvocati o familiari, molti dei quali sono stati detenuti per quasi due decenni. Sono rimasti sconosciuti il luogo e la sorte di 11 politici e 17 giornalisti, arrestati e detenuti 18 anni fa, per aver criticato il governo del presidente.

Berhane Abrehe, ex ministro delle Finanze, arrestato dalle forze di sicurezza nella capitale, Asmara, nel settembre 2018, non era stato ancora rivisto ad aprile 2019, secondo le dichiarazioni di suo figlio. Fu arrestato pochi giorni dopo aver pubblicato un libro, intitolato Eritrea My Country, che criticava il governo e invitava gli eritrei a usare mezzi pacifici per realizzare la democrazia. Dopo il suo arresto, le autorità hanno rifiutato di fornire informazioni su dove si trovasse o sulla sua sorte.

A fine anno non c’erano ancora informazioni pubblicamente disponibili sulle accuse nei suoi confronti.

A novembre, agenti di sicurezza hanno circondato e arrestato più di 20 persone nelle aree Mendefera e Adi Quala, nella zona meridionale. Le ragioni del loro arresto e il loro attuale luogo di detenzione erano ancora sconosciute a fine anno.

Libertà d’espressione

Le autorità hanno continuato a limitare il diritto alla libertà di espressione e hanno cercato in particolare di minare l’indipendenza dei media. Dal 2006, i media privati sono stati chiusi e giornalisti indipendenti sono stati posti in detenzione. Secondo il comitato per la protezione dei giornalisti, l’Eritrea rimane uno tra i 10 paesi più censurati al mondo.

C’è stato un uso regolare e diffuso di molestie, attacchi e minacce da parte del governo e dei suoi sostenitori contro i difensori dei diritti umani della diaspora, con l’apparente sostegno del Fronte popolare per la democrazia e la giustizia, il partito al potere.

Continua a leggere