Sud Sudan: le violazioni dei diritti umani accertate nel 2016

Repubblica del Sud Sudan

Capo di stato e di governo: Salva Kiir Mayardit

Il conflitto armato si è allargato e sono emersi nuovi gruppi armati d’opposizione. Le parti impegnate nel conflitto hanno continuato a compiere impunemente crimini di diritto internazionale e violazioni dei diritti umani e altri abusi. I combattimenti tra le forze governative e dell’opposizione hanno avuto conseguenze devastanti sotto il profilo umanitario per la popolazione civile. Il conflitto e la fame hanno causato lo sfollamento di centinaia di migliaia di persone.

Contesto

Il Movimento di liberazione del popolo sudanese/Esercito in opposizione (Sudan People’s Liberation Movement/Army in Opposition – Splm/A-io), principale gruppo dell’opposizione, è rimasto spaccato tra le truppe fedeli a Riek Machar da un lato e i sostenitori di Taban Deng Gai dall’altro. A luglio 2016, Taban Deng Gai aveva sostituito Riek Machar alla vicepresidenza, dopo che quest’ultimo era stato costretto a fuggire dal Sud Sudan, in seguito ai combattimenti tra il governo e le forze d’opposizione nella capitale Juba. Nel frattempo, sono emersi nuovi gruppi d’opposizione, tra cui il Fronte di salvezza nazionale (National Salvation Front), guidato dal generale Thomas Cirillo Swaka, ex vicecapo di stato maggiore, dimessosi dall’esercito sudsudanese a febbraio 2017.

Durante l’anno, l’accordo per la risoluzione del conflitto nella Repubblica del Sud Sudan (Accord pour le règlement du conflit en République du Soudan du Sud – Arcss), siglato nel 2015, ha perso legittimità e rilievo a causa della sua incapacità di migliorare la situazione della sicurezza. A giugno, l’Autorità intergovernativa per lo sviluppo (Intergovernamental Authority on Development – Igad) ha annunciato l’intenzione di convocare un forum ad altro livello, che si sarebbe adoperato per ripristinare un cessate il fuoco permanente e per implementare l’accordo. Tra agosto e novembre, l’Igad ha tenuto una serie di consultazioni con le parti firmatarie dell’accordo, altri gruppi d’opposizione e alcuni dei principali interlocutori, anche della società civile, in merito alle finalità del forum e alle aspettative. A dicembre è stato siglato un accordo di cessazione delle ostilità ma ben presto nell’area di Yei sono scoppiati nuovi combattimenti.

Conflitto armato interno nella Repubblica del Sud Sudan

Le ostilità tra il governo e le forze d’opposizione di Riek Machar e altri gruppi armati d’opposizione hanno colpito gran parte del paese. Le parti in conflitto hanno compiuto abusi e violazioni del diritto internazionale umanitario e delle norme internazionali sui diritti umani, come l’uccisione deliberata di civili, spesso sulla base della loro appartenenza etnica o della percepita affiliazione politica, saccheggi e devastazioni di proprietà civili, rapimenti e violenza sessuale.

Nell’Alto Nilo, per citare un esempio, le forze governative, affiancate dalle milizie etniche dinka padang, hanno lanciato per tutto l’anno ripetuti attacchi sul territorio controllato dalle forze shilluk, allineate con l’opposizione, sulla riva occidentale del Nilo Bianco. Hanno compiuto attacchi indiscriminati contro centri urbani e villaggi abitati da civili, tra cui Wau Shilluk, Lul, Fashoda, Kodok e Aburoc, rendendosi tra l’altro responsabili dell’uccisione deliberata di civili, di saccheggi di proprietà e dello sfollamento di decine di migliaia di persone*.

Anche i combattimenti verificatisi durante l’anno nella regione dell’Equatoria hanno provocato numerose vittime civili. Nelle contee di Yei e Kajo Keji, sono stati documentati casi di uccisione deliberata, violenza sessuale, saccheggi e distruzione di proprietà a danno dei civili, prevalentemente da parte delle forze governative.

Violenza sessuale

La violenza sessuale è rimasta un fenomeno diffuso legato al conflitto. Tutte le parti hanno sottoposto donne e ragazze, uomini e ragazzi a stupro, stupro di gruppo, schiavitù sessuale, mutilazione sessuale, compresa la castrazione, e li hanno costretti a denudarsi durante gli attacchi nei villaggi, le perquisizioni nei centri abitati, per la strada e ai posti di blocco, in seguito a rapimenti o in detenzione. Le forze governative hanno preso di mira donne e ragazze che vivevano all’interno dei campi sotto la protezione dei peacekeeper della Missione delle Nazioni Unite in Sud Sudan (UN Mission in South Su­dan – Unmiss), dove si recavano per comprare o procurarsi beni di prima necessità, come generi alimentari e legna da ardere. Le sopravvissute alla violenza sessuale avevano poche possibilità di accedere a un’adeguata assistenza medica e psicologica, in quanto questi servizi erano scarsamente disponibili sul territorio o comunque difficili da raggiungere. Raramente i perpetratori di violenza sessuale sono stati chiamati a rispondere delle loro azioni**.

Mancato accesso umanitario

Il clima ostile in cui gli operatori umanitari si sono spesso trovati a operare ha significativamente compromesso la loro capacità di far fronte alle necessità della popolazione, come cibo, assistenza medica, istruzione e ripari d’emergenza. Le parti in conflitto hanno regolarmente ostacolato l’acceso degli aiuti umanitari minacciando, vessando, detenendo gli operatori umanitari o compiendo atti di violenza contro di loro; secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (UN Office for the Coordination of Humanitarian Affairs – Ocha), durante l’anno sono stati uccisi almeno 25 operatori umanitari. In numerose occasioni, i combattimenti tra gruppi armati li hanno costretto ad abbandonare le aree in cui operavano e a sospendere i loro servizi. Gli aiuti destinati alla popolazione civile sono stati saccheggiati dalle parti in conflitto e, secondo l’Ocha, solo tra giugno e luglio sono sparite oltre 670 tonnellate di derrate alimentari stoccate nei magazzini delle agenzie umanitarie.

Diritto al cibo nella Repubblica del Sud Sudan

Secondo le stime, circa 4,8 milioni di persone, pari quasi alla metà della popolazione, versavano in condizioni d’insicurezza alimentare, a causa degli ostacoli all’accesso umanitario, del conflitto armato, dell’enorme flusso di sfollati e della crisi economica. A febbraio, nelle contee di Leer e Mayendit, nello stato di Unity, è stata proclamata una carestia limitata nella zona. A giugno, la situazione è migliorata in seguito a una vasta distribuzione di aiuti umanitari.

Nella regione dell’Equatoria, un tempo ricca di risorse alimentari, il governo e le forze di sicurezza hanno imposto ai civili una serie di restrizioni all’accesso al cibo, con l’obiettivo di controllare i loro spostamenti o di costringerli ad abbandonare le loro case e la loro terra***. Chi rimaneva spesso doveva affrontare gravi difficoltà di approvvigionamento di cibo e livelli di malnutrizione sempre più alti.

In tutto il paese, lo sfollamento della popolazione e la minaccia della violenza hanno avuto gravi ripercussioni sull’agricoltura e impedito ai civili di accudire il bestiame o di ricevere aiuti alimentari sufficienti al loro sostentamento.

Anche il deteriorarsi della situazione economica ha aggravato la crisi alimentare. Le entrate del governo sono drasticamente diminuite, a causa del crollo del prezzo del petrolio e della relativa produzione. La svalutazione della moneta locale e la scarsa disponibilità di beni importati ha fatto aumentare vertiginosamente i prezzi dei generi alimentari. Il governo ha ripetutamente sospeso il pagamento degli stipendi dei dipendenti pubblici.

Rifugiati, richiedenti asilo e sfollati interni nella Repubblica del Sud Sudan

Il numero di sfollati dall’inizio del conflitto, a dicembre 2013, aveva superato i 3,9 milioni, pari circa a un terzo della popolazione; di questi, 1,9 milioni erano sfollati internamente al paese, comprese almeno 200.000 persone che vivevano presso le strutture delle Nazioni Unite, sotto la protezione delle truppe di peacekeeping dell’Unmiss.

Le persone fuggite da paese durante l’anno sono state più di 640.000, portando a oltre due milioni il numero complessivo dei rifugiati in fuga dal Sud Sudan. La maggior parte è stata accolta nei paesi limitrofi, Etiopia, Uganda (cfr. Uganda) e Kenya (cfr. Kenya), con approssimativamente un milione di rifugiati in Uganda.

Detenzioni arbitrarie e tortura e altri maltrattamenti nella Repubblica del Sud Sudan

A marzo, il presidente Kiir ha annunciato l’intenzione di rilasciare tutti i prigionieri politici. Durante l’anno sono stati rilasciati almeno 30 detenuti; tuttavia, il servizio di sicurezza nazionale (National Security Service – Nss) e la direzione d’intelligence militare hanno continuato a effettuare arresti arbitrari e a sottoporre persone percepite come oppositori del governo a prolungati periodi di detenzione, senza accusa né processo. Le autorità hanno negato ai detenuti il diritto di ottenere un riesame della loro detenzione da parte di un tribunale e li hanno spesso sottoposti a tortura e altri maltrattamenti. Le condizioni di detenzione erano dure e ai detenuti erano regolarmente negate le visite dei familiari, cibo adeguato e sufficiente acqua potabile. Queste condizioni, insieme a un’inadeguata assistenza medica, hanno contribuito al decesso di alcuni reclusi.

L’Nss ha rilasciato 21 detenuti, per i quali non era mai stata formulata un’imputazione, dalla loro prolungata e arbitraria detenzione in una struttura di detenzione presso la sede generale dell’Nss, nel quartiere Jebel di Juba; uno è stato rilasciato a gennaio, due a marzo, uno ad aprile, due a maggio e altri 15 ad agosto. La maggior parte di loro era rimasta detenuta da due a tre anni. Almeno altri cinque sono rimasti trattenuti nella struttura con l’accusa di avere comunicato con l’opposizione o di averle fornito supporto. Un sesto uomo, James Gatdet, ex portavoce dello Splm/A-io, detenuto nella stessa struttura, è stato accusato d’istigazione alla violenza, “tradimento” e “pubblicazione o comunicazione di dichiarazioni false pregiudiziali al Sud Sudan”. Era stato arrestato dopo essere stato rimpatriato con la forza in Sud Sudan dal Kenya, a novembre 2016****.

Mike Tyson, Alison Mogga Tadeo, Richard Otti e Andria Baambe, anch’essi trattenuti senza processo dalle autorità per presunti legami con l’opposizione, sono deceduti nella stessa struttura tra febbraio e luglio, a causa delle dure condizioni di detenzione e della mancanza di cure mediche adeguate. Erano in carcere dal 2014.

Il governo non ha provveduto a indagare sul ricorso alla detenzione arbitraria e sulle relative violazioni compiute dalle agenzie governative di sicurezza o ad assicurare alla giustizia i sospetti responsabili di queste azioni o a fornire alle vittime forme di riparazione, come risarcimenti economici e riabilitazione.

Sparizioni forzate nella Repubblica del Sud Sudan

L’Nss e la direzione d’intelligence militare hanno sottoposto a sparizione forzata persone percepite come oppositori del governo.

Dong Samuel Luak e Aggrey Idri, entrambi voci critiche nei confronti del governo, sono scomparsi rispettivamente il 23 e 24 gennaio a Nairobi, in Kenya. Sono stati rimandati con la forza in Sud Sudan e quindi portati nella struttura di detenzione presso il quartier generale dell’Nss, a Juba. Secondo quanto si è appreso, sarebbero stati spostati da questa struttura il 27 gennaio. Da allora, di loro non si sono più avute notizie*****.

Libertà d’espressione nella Repubblica del Sud Sudan

Giornalisti, difensori dei diritti umani, esponenti dell’opposizione politica e altri che avevano apertamente criticato il conflitto sono stati vittime di vessazioni, arresti e detenzioni arbitrari e tortura e altri maltrattamenti. Questo ha portato all’autocensura e a un ambiente politico in cui le persone non erano in grado di lavorare o di esprimersi liberamente.

Il 10 luglio, l’Nss ha arrestato Adil Faris Mayat, direttore del servizio d’informazione South Sudan Broadcasting Corporation, per non avere trasmesso il discorso pronunciato dal presidente Kiir in occasione della Festa nazionale dell’indipendenza. È rimasto trattenuto senza processo per nove giorni nella struttura presso il quartier generale dell’Nss, a Juba, e in seguito ha perso il lavoro. Il 17 luglio, l’autorità nazionale sudsudanese per le telecomunicazioni ha oscurato i siti web di quattro organi d’informazione. Secondo fonti di stampa, il ministro dell’Informazione avrebbe dichiarato che i siti web in questione avevano diffuso notizie ritenute “ostili” nei confronti del governo.

Mancato accertamento delle responsabilità nella Repubblica del Sud Sudan

In merito agli abusi e alle violazioni del diritto internazionale umanitario e delle norme internazionali sui diritti umani non ci sono state indagini credibili o procedimenti giudiziari dei sospettati di responsabilità penali, in processi equi celebrati da tribunali civili. Fonti dell’esercito hanno affermato che alcuni crimini compiuti ai danni di civili da soldati go­vernativi sarebbero stati processati da tribunali militari, malgrado il fatto che, secondo la legge sudsudanese dell’Esercito di liberazione del popolo sudanese, un reato commesso da personale militare ai danni di un civile dovrebbe essere giudicato da un tribunale civile.

Per citare un esempio, a maggio è iniziato davanti a un tribunale militare speciale il processo a carico di 12 soldati governativi accusati di stupro, omicidio e saccheggio, compiuti all’hotel Terrain a Juba, nel 2016.

A fine anno non erano stati ancora istituiti i tre organi giudiziari transizionali previsti dall’Arcss del 2015. A luglio, la Commissione dell’Au e il governo hanno concordato il contenuto dello statuto e di un protocollo d’intesa, riguardanti l’istituzione di uno dei tre organi, il tribunale ibrido per il Sud Sudan, senza tuttavia approvarli o adottarli formalmente. Un comitato tecnico per la commissione di verità, riconciliazione e risanamento ha iniziato le consultazioni per definire le finalità della commissione e il quadro normativo.

L’ordinamento legislativo sudsudanese continuava a non contemplare i reati di tortura, sparizione forzata o crimini contro l’umanità, né a definirli nel codice penale.

Sviluppi legislativi, costituzionali o istituzionali nella Repubblica del Sud Sudan

L’assemblea generale di giudici e magistrati ha iniziato uno sciopero ad aprile, chiedendo l’aumento degli stipendi, un miglioramento delle condizioni di lavoro e il licenziamento del Chief Justice [giudice che presiede la Corte suprema e capo della magistratura N.d.T], a causa delle scarse doti di leadership dimostrate. Il presidente Kiir ha risposto alle richieste emanando il 12 luglio un decreto che destituiva 14 giudici e invocando una norma costituzionale che consentiva la destituzione dei giudici per “cattiva condotta”. L’11 settembre, i giudici hanno terminato lo sciopero con la motivazione che il presidente si era impegnato a prendere in considerazione le loro richieste e a reinsediare i giudici destituiti. Tuttavia, a fine anno tale impegno non era stato ancora rispettato. A novembre, un giudice della Corte suprema si è dimesso, citando la mancanza d’indipendenza della magistratura.

A ottobre, l’assemblea legislativa nazionale transizionale ha votato la ratifica del Protocollo alla Carta africana dei diritti umani e dei popoli sui diritti delle donne in Africa (Protocollo di Maputo).

*South Sudan: “It was as if my village was swept by a flood”: Mass displacement of the Shilluk population from the West Bank of the White Nile (AFR 65/6538/2017).

**“Do not remain silent”: Survivors of sexual violence in South Sudan call for justice and reparations (AFR 65/6469/2017).

***South Sudan: “If men are caught, they are killed. If women are caught, they are raped”: Atrocities in Equatoria Region turn country’s breadbasket into a killing field (AFR 65/6612/2017).

****South Sudan: Several men arbitrarily held in poor conditions (AFR 65/6747/2017); South Sudan: Fifteen released, five still arbitrarily detained (AFR 65/7144/2017).

*****South Sudan: Several men arbitrarily held in poor conditions (AFR 65/6747/2017); South Sudan: Fifteen released, five still arbitrarily detained (AFR 65/7144/2017).

Continua a leggere

Ultime notizie sul paese