Uganda: le violazioni dei diritti umani accertate nel 2016

Repubblica dell’Uganda

Capo di stato e di governo: Yoweri Kaguta Museveni

I diritti alla libertà d’espressione, associazione e riunione sono rimasti limitati. Giornalisti e altri che avevano criticato il presidente o la sua famiglia sono stati sottoposti ad arresti e vessazioni. Durante l’anno sono bruscamente aumentati i femminicidi, in alcuni casi associati a violenza sessuale. Il governo ha dichiarato che sarebbero state avviate indagini su questi episodi e che i responsabili sarebbero stati perseguiti. Sono stati proposti alcuni emendamenti costituzionali relativi alle leggi in materia di proprietà sulla terra, che conferivano al governo il potere di espropriare terreni privati. L’Uganda ospitava il più alto numero di rifugiati della regione, di cui almeno un milione erano in fuga dal Sud Sudan.

Libertà d’espressione nella Repubblica dell’Uganda

Il 19 marzo, funzionari del servizio immigrazione dell’aeroporto internazionale di Entebbe hanno impedito all’accademica Stella Nyanzi d’imbarcarsi su un volo diretto nei Paesi Bassi, per partecipare a una conferenza. L’episodio faceva seguito alle sue critiche rivolte al presidente, a sua moglie e al ministro dell’Istruzione, per il mancato rispetto da parte del governo dell’impegno assunto nel 2015 di distribuire assorbenti igienici nelle scuole femminili.

L’8 aprile, la polizia ha arrestato Stella Nyanzi per avere insultato il presidente Museveni sui social network. È stata incriminata ai sensi della legge sull’uso improprio degli strumenti informatici del 2011 e detenuta per 33 giorni nel carcere di massima sicurezza della capitale, Kampala, e quindi rilasciata su cauzione. Le imputazioni a suo carico sono state successivamente ritirate.

L’8 aprile, la giornalista dell’emittente televisiva Nation Tv, Gertrude Tumusiime Uwitware, è stata rapita, bendata e interrogata per diverse ore da aggressori non identificati, dopo che aveva postato sui social network commenti a sostegno di Stella Nyanzi. Il portavoce della polizia metropolitana di Kampala ha promesso l’apertura di un’indagine sull’episodio ma, a fine anno, non c’erano ulteriori informazioni in merito ai progressi dell’inchiesta.

Il 27 settembre, la commissione ugandese per le telecomunicazioni ha minacciato di revocare o sospendere le licenze degli organi di stampa che trasmettevano in diretta dibattiti parlamentari riguardanti una proposta di emendamento costituzionale che avrebbe cancellato il limite di 75 anni di età per i candidati presidenziali; la modifica è stata approvata dal parlamento a dicembre e, secondo il governo, sarebbe stata convertita in legge lo stesso mese. La commissione ha affermato che questo tipo di trasmissioni promuoveva una “cultura della violenza”. L’opposizione riteneva che l’emendamento era finalizzato a permettere al presidente Museveni di ricandidarsi per un ulteriore mandato nel 2021. Il presidente era al potere da 31 anni.

Il 10 ottobre, la polizia ha convocato i direttori Arinaitwe Rugyendo, del quotidiano Red Pepper e del notiziario online Daily Monitor, e Charles Bichachi, del gruppo editoriale Nation Media Group, proprietario del Daily Monitor, per interrogarli in merito ad alcuni editoriali che avevano pubblicato sul dibattito riguardante il limite d’età del presidente. La polizia li ha interrogati dopo che un parlamentare, che si era fatto promotore dell’eliminazione del limite d’età, aveva sporto querela sostenendo che gli editoriali infangavano la sua reputazione. I giornalisti sono stati incriminati in relazione a queste accuse, ai sensi della sezione 27 (a) della legge sulla polizia.

Il 24 novembre, dopo la pubblicazione da parte di Red Pepper di un articolo che implicava il presidente in un complotto per deporre il presidente del Ruanda, la polizia ha perquisito la sede del giornale, esaminando anche computer e telefoni cellulari, e lo ha definitivamente chiuso. Contemporaneamente, ha arrestato Arinaitwe Rugyendo e altri membri del comitato di redazione: Richard Kintu, James Mujuni, Patrick Mugumya, Richard Tusiime, Johnson Musinguzi, Ben Byarabaha e Francis Tumusiime. A fine anno, i giornalisti erano ancora in detenzione.

Libertà d’associazione nella Repubblica dell’Uganda

Il 2 e il 20 settembre, all’incirca 20 tra polizotti e agenti di sicurezza hanno fatto irruzione negli uffici di ActionAid Uganda a Kansanga, un’area di Kampala, impedendo per diverse ore al personale di lasciare la sede. Secondo quanto riportato dal mandato della polizia, ActionAid era sotto indagine per “trasferimento illecito di fondi destinati ad attività illegali”.

La polizia ha sottratto documenti e sequestrato i laptop dell’organizzazione e i telefoni cellulari privati dei membri dello staff. Il 9 ottobre, la Banca dell’Uganda ha congelato i conti bancari di ActionAid. Il 13 ottobre, l’ufficio per le Ngo, un dipartimento del ministero dell’Interno, ha inviato una lettera a 25 associazioni impegnate nell’ambito dello sviluppo, chiedendo di fornire gli estremi dei loro conti bancari.

Il 20 settembre, la polizia ha fatto irruzione nella sede dell’Istituto per gli studi strategici della Regione dei Grandi laghi, con un mandato di perquisizione per esaminare i loro computer, telefoni cellulari oltre che documenti fiscali e bancari. L’irruzione è avvenuta dopo che il direttore esecutivo dell’organizzazione, Godber Tumushabe, aveva criticato apertamente la proposta di cancellare il limite d’età per il presidente.

Violenza contro donne e ragazze nella Repubblica dell’Uganda

Secondo la polizia, nel distretto di Wakiso della città di Entebbe, durante l’anno sono state uccise 28 donne. Fonti di stampa hanno ripotato la notizia che un uomo aveva confessato di avere ucciso otto delle donne su mandato di un imprenditore locale. Nel corso di una dichiarazione pubblica, rilasciata il 3 settembre, il portavoce della polizia ha affermato che erano state individuate quattro distinte categorie di omicidi e che in relazione ai 28 femminicidi erano state arrestate e incriminate 13 persone.

Dodici delle vittime erano state stuprate o aggredite sessualmente prima di essere uccise; quattro di loro erano state uccise dal proprio marito o partner; una donna era stata uccisa dai suoi due fratelli, in quello che la polizia aveva classificato come un omicidio per vendetta; gli altri casi sono stati descritti come “omicidi a sfondo rituale”.

Il cadavere di una delle vittime, Rose Nakimuli, è stato trovato il 24 luglio in una piantagione di banane, nel distretto di Wasiko.

Diritto all’alloggio e sgomberi forzati nella Repubblica dell’Uganda

A luglio, il governo ha presentato un disegno di legge per emendare l’art. 26 (2) della costituzione. La modifica avrebbe consentito al governo l’acquisizione automatica di terreni privati per progetti infrastrutturali, senza fornire una tempestiva, anticipata ed equa compensazione; potenzialmente il terreno poteva essere acquisito anche mentre erano ancora in corso le negoziazioni sulla compensazione.

Ai sensi della legge vigente, il governo poteva acquisire terreni privati soltanto dopo il pagamento di “un’equa e adeguata compensazione”. Nel caso in cui il proprietario avesse contestato la somma, un’Alta corte aveva la facoltà d’impedire al governo di acquisire il terreno fino al raggiungimento di una risoluzione. Se approvata, la nuova normativa aumenterebbe il rischio di sgombero forzato e comprometterebbe la possibilità per chi è a rischio di sgombero di prendere parte alle consultazioni sull’acquisizione del terreno.

La modifica inoltre rischierebbe di frustrare qualsiasi tentativo di condurre negoziati trasparenti ed equi per pattuire una compensazione adeguata, nonché la possibilità di presentare ricorso. La legge avrebbe ripercussioni negative soprattutto sui gruppi più emarginati, come le persone appartenenti alle fasce più povere e gli abitanti delle aree rurali.

Diritto alla salute nella Repubblica dell’Uganda

Il 10 ottobre, l’Associazione medica dell’Uganda (Uganda Medical Association – Uma), il sindacato di categoria dei medici ugandesi, ha proclamato uno sciopero a tempo indeterminato contro i bassi salari e la mancanza di materiale sanitario d’importanza vitale. Tuttavia, i medici hanno continuato a fornire prestazioni sanitarie ai bambini, alle donne in gravidanza e alle persone che necessitavano di soccorso medico d’emergenza.

Il presidente Museveni ha dichiarato che lo sciopero era illegale e ha ordinato ai medici di ritornare al lavoro, altrimenti sarebbero andati incontro a provvedimenti disciplinari. Il governo ha affermato che avrebbe aumentato gli stipendi dei medici, soltanto dopo aver ottenuto i risultati di un’analisi condotta da una commissione istituita dal presidente allo scopo di rivedere i salari di tutti i dipendenti pubblici.

Rifugiati e richiedenti asilo nella Repubblica dell’Uganda

Al 10 novembre, l’Uganda ospitava circa 1.379.768 tra rifugiati e richiedenti asilo. Circa 1.037.359 proveniva dal Sud Sudan, 348.782 dei quali erano arrivati tra gennaio e settembre; il 61 per cento era costituito da minori, prevalentemente non accompagnati o separati dai loro genitori. Circa 236.572 rifugiati provenivano dalla Repubblica Democratica del Congo (Democratic Republic of Congo – Drc); 39.041 dal Burundi (cfr. Burundi); 35.373 dalla Somalia e il resto da altri paesi.

I richiedenti asilo provenienti dal Sud Sudan e dalla Drc hanno ottenuto il riconoscimento automatico dello status di rifugiati (prima facie) e quelli di altre nazionalità sono stati esaminati secondo il processo di determinazione individuale dello status di rifugiati, condotto dal comitato di eleggibilità dei rifugiati. A giugno, il governo ha revocato il riconoscimento automatico dello status di rifugiati ai richiedenti asilo burundesi.

Ai sensi della legge sui rifugiati del 2006 e del regolamento sui rifugiati del 2010, i rifugiati godevano di una relativa libertà di movimento, degli stessi diritti dei cittadini ugandesi di accedere ad alcuni servizi essenziali, come istruzione primaria e assistenza medica, e del diritto di lavorare e di avviare un’impresa.

A maggio, il Wpf è stato costretto a dimezzare le razioni di cereali destinate a oltre 800.000 rifugiati sudsudanesi.

Gli appelli di richiesta di fondi ai donatori internazionali per affrontare la crisi regionale dei rifugiati non hanno ottenuto risultati sufficienti. Questo è stato il problema principale affrontato dall’Uganda nella sua risposta alla crisi dei rifugiati. A giugno, il Summit di solidarietà con l’Uganda sui rifugiati si è riunito per cercare di ottenere supporto a livello internazionale ma, a novembre 2017, il Programma di risposta per i rifugiati del Sud Sudan (un’iniziativa condotta congiuntamente dal governo e dall’Unhcr) aveva ottenuto soltanto il 68 per cento dei fondi necessari; e il Programma di risposta per i rifugiati del Burundi il 20 per cento.

A ottobre, c’è stata una temporanea riduzione del 50 per cento nell’assistenza alimentare fornita ai rifugiati, a causa dei ritardi nei pagamenti dei donatori. I tagli hanno provocato disordini e proteste da parte dei rifugiati dell’insediamento di Nyumanzi, nel distretto di Adjumani.

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