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STATO PLURINAZIONALE DELLA BOLIVIA

Capo di stato e di governo: Evo Morales Ayma

È stata creata una commissione di verità per indagare sulle gravi violazioni dei diritti umani commesse durante le giunte militari (1964-1982). Sono stati compiuti progressi nella protezione dei diritti delle persone transgender. Hanno continuato a destare preoccupazione le minacce e le vessazioni nei confronti delle organizzazioni di tutela dei diritti umani e dei diritti delle popolazioni native.

CONTESTO

A novembre, la Corte costituzionale ha deciso di eliminare i limiti per la rielezione dei candidati alle presidenziali, così da permettere al presidente Morales di partecipare per un quarto mandato consecutivo nel 2019.

L’ufficio distaccato dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha chiuso il 31 dicembre, dopo che il governo aveva deciso di non rinnovarne il mandato.

IMPUNITÀ

Ad agosto è stata creata una commissione di verità per indagare sulle gravi violazioni dei diritti umani compiute durante le giunte militari dal 1964 al 1982. La commissione dovrebbe presentare il proprio rapporto dopo due anni. Le forze armate hanno creato un gruppo di lavoro composto da ufficiali militari che avrebbe collaborato ai lavori della commissione, assicurando tra l’altro l’accesso agli archivi militari.

PERSONE CON DISABILITÀ

Ad agosto, l’assemblea legislativa plurinazionale ha approvato una legge che avrebbe facilitato l’inclusione nel mercato del lavoro delle persone con disabilità e l’accesso a contributi assistenziali per le persone colpite da disabilità grave. Da anni gli attivisti impegnati nella tutela dei diritti delle persone disabili invocavano l’erogazione di un’indennità di accompagnamento su base mensile che non era stata ancora garantita.

DIRITTI DELLE POPOLAZIONI NATIVE

Ad agosto, il presidente ha promulgato la legge 969, che ha autorizzato la costruzione di una strada attraverso il Territorio nativo e parco nazionale isiboro sécure (Territorio indígena y parque nacional isiboro-secure – Tipnis), una delle principali riserve idriche del paese, dove vivevano circa 14.000 persone, in prevalenza appartenenti alle comunità native. La nuova normativa ha abrogato la legislazione secondo cui il Tipnis era un’area protetta, facendo sorgere preoccupazioni per il possibile sviluppo di ulteriori infrastrutture e progetti minerari nell’area.

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER E INTERSESSUATE

A giugno, il tribunale supremo elettorale ha stabilito la possibilità per le persone che avevano cambiato legalmente il proprio genere sessuale di unirsi civilmente. Ciononostante, i matrimoni tra persone dello stesso sesso continuavano a non essere ufficialmente riconosciuti. Lo stesso mese, il difensore civico ha proposto un emendamento al codice penale che avrebbe reso reato i crimini d’odio contro le persone Lgbti. Negli ultimi 10 anni, le autorità non sono state in grado di portare davanti alla giustizia i responsabili dell’uccisione di persone Lgbti.

DIRITTI SESSUALI E RIPRODUTTIVI

Gli aborti non sicuri sono rimasti una delle principali cause di mortalità materna.

DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI

Il 6 febbraio, i leader della Federazione sindacale boliviana dei lavoratori minerari ha occupato per varie ore l’assemblea permanente per i diritti umani nella capitale La Paz, chiedendo la rimozione del suo presidente. Contemporaneamente, organizzazioni di tutela dei diritti umani e leader nativi hanno tenuto una conferenza stampa presso l’assemblea, in cui hanno annunciato che la Commissione interamericana dei diritti umani aveva chiesto al governo di fornire informazioni in merito alla loro richiesta di assegnazione di misure precauzionali. Le organizzazioni avevano sottoposto la richiesta per conto delle popolazioni native in isolamento volontario, sostenendo che la loro sopravvivenza sarebbe stata a rischio a causa della proposta di estrarre petrolio all’intero dei loro territori.

A marzo, il Centro di documentazio­ne e informazione della Bolivia (Centro de documentación e información Bolivia – Cedib), un’Ngo con sede presso l’università Mayor de San Simón, un ateneo pubblico di Cochabamba, ha affermato che il rettore dell’università li aveva attaccati e minacciati di sgombero. Nonostante il direttore del Cedib avesse chiesto garanzie di sicurezza per il suo staff e per gli archivi, non ha ricevuto risposta dalle autorità. A novembre, il Cedib ha denunciato che i suoi conti bancari erano stati congelati, in seguito a una procedura giudiziaria amministrativa che era stata avviata dal rettore.

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