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REPUBBLICA DELL’ECUADOR

Capo di stato e di governo: Lenín Boltaire Moreno Garcés

(subentrato a Rafael Vicente Correa Delgado a maggio)

Leader di comunità native, difensori dei diritti umani e personale delle Ngo hanno subìto procedimenti giudiziari e vessazioni, in un contesto di continue restrizioni ai diritti alla libertà d’espressione e d’associazione. Alle popolazioni native non è stato garantito il diritto a esprime un consenso libero, anticipato e informato. Il progetto di legge per la prevenzione e l’eliminazione della violenza contro le donne è rimasto in attesa della revisione dell’assemblea nazionale.

CONTESTO

Il 24 maggio, Lenín Moreno Garcés ha assunto la carica di presidente. Poco dopo ha indetto un referendum e una consultazione popolare, programmati per febbraio 2018, chiamando i cittadini ecuadoriani a pronunciarsi in merito a una serie di temi, tra cui l’emendamento della costituzione per abrogare la disposizione che permetteva la rielezione indefinita delle autorità, la messa al bando delle attività minerarie all’interno delle aree protette e la riduzione dell’area destinata allo sfruttamento delle risorse naturali all’interno del parco nazionale Yasuní.

VAGLIO INTERNAZIONALE

A maggio, la situazione dei diritti umani dell’Ecuador è stata analizzata secondo l’Upr delle Nazioni Unite. L’Ecuador ha accettato le raccomandazioni riguardanti l’adozione di un piano d’azione nazionale su attività produttive e diritti umani, la creazione di un meccanismo efficace di consultazione per le popolazioni native, l’allineamento della legislazione nazionale con gli standard internazionali in materia di libertà d’espressione e d’associazione, la garanzia di misure di protezione per i giornalisti e i difensori dei diritti umani e provvedimenti che avrebbero garantito la tutela dalla discriminazione per motivi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere. L’Ecuador si è impegnato a farsi carico della creazione di uno strumento giuridicamente vincolante a livello internazionale sul tema dei diritti umani e delle società multinazionali. Delle 182 raccomandazioni espresse durante l’Upr, l’Ecuador ne ha accettate 159, ha preso atto di altre 19 e si è riservato di riesaminarne quattro.

A luglio, si sono svolte davanti alla Commissione interamericana dei diritti umani (Inter-American Commis­sion on Human Rights – Iachr) le audizioni riguardanti la violenza e le vessazioni nei confronti dei difensori dei diritti umani e relative alle industrie estrattive e al diritto all’identità culturale delle popolazioni native dell’Ecuador. La Iachr ha espresso preoccupazione per l’assenza di rappresentanti dello stato a entrambe le audizioni.

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE E ASSOCIAZIONE

A gennaio, il ministero dell’Ambiente ha respinto un’istanza presentata dal ministero dell’Interno, che chiedeva lo scioglimento dell’Ngo Corporación Acción Ecológica, precisando che non c’erano prove sufficienti per stabilire un collegamento tra l’Ngo e gli episodi di violenza occorsi nella provincia di Morona Santiago, nel 2016.

VIOLENZA CONTRO DONNE E RAGAZZE

A novembre, l’assemblea nazionale ha approvato un progetto di legge per la prevenzione e l’eliminazione della violenza contro le donne. A dicembre, il presidente Moreno ha parzialmente posto il suo veto alla legge e ha proposto una serie di modifiche, che a fine anno erano ancora all’esame dell’assemblea nazionale.

DIRITTI DELLE POPOLAZIONI NATIVE

A luglio, organizzazioni per la tutela dei diritti umani e delle popolazioni native hanno denunciato presso la Iachr le prospezioni che lo stato aveva effettuato nel territorio del popolo sapara, allo scopo di valutare la possibilità di future estrazioni petrolifere. Hanno inoltre denunciato il rilascio di concessioni governative per l’estrazione del petrolio all’interno del territorio del popolo kichwa di Sarayaku, senza il consenso libero, anticipato e informato della comunità, nonostante la precedente sentenza della Corte interamericana dei diritti umani avesse stabilito che il popolo kichwa doveva essere consultato.

Ad aprile, il leader nativo shuar Agustín Wachapá è stato rilasciato in libertà vigilata, dopo aver trascorso quattro mesi in detenzione cautelare con l’accusa d’istigazione alla violenza, in relazione ai fatti occorsi a Morona Santiago nel 2016. Il popolo shuar ha proseguito la sua lotta contro lo sviluppo di due siti per l’estrazione del rame all’interno del proprio territorio.

DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI

Ngo hanno denunciato presso la Iachr l’assenza di un adeguato sistema di protezione o di un organismo specifico responsabile d’indagare sugli attacchi e la criminalizzazione a danno dei difensori dei diritti umani. Hanno anche denunciato il frequente uso improprio dell’imputazione di aggressione o resistenza a pubblico ufficiale, per perseguire penalmente i difensori dei diritti umani.

SPARIZIONI FORZATE

Nella sua sessione di marzo, il Comitato delle Nazioni Unite sulle sparizioni forzate ha rilevato che non era stata ancora stabilita alcuna responsabilità penale per i 17 casi di sparizione forzata individuati dalla commissione verità, avvenuti dal 1984 al 2008, e che non era stata ancora resa nota la sorte di 12 delle vittime.

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