Paraguay - Amnesty International Italia

REPUBBLICA DEL PARAGUAY

Capo di stato e di governo: Horacio Manuel Cartes Jara

I diritti delle popolazioni native alle loro terre e a un consenso libero, anticipato e informato in merito a progetti di sviluppo che avrebbero avuto ripercussioni sulle loro vite hanno continuato a non essere rispettati. A fine anno rimaneva in attesa di approvazione un progetto di legge per eliminare dall’ordinamento legislativo tutte le forme di discriminazione. Sono stati segnalati casi in cui difensori dei diritti umani e giornalisti erano incorsi in procedimenti giudiziari, in un contesto di violazioni del diritto alla libertà d’espressione, ed episodi di uso eccessivo della forza da parte della polizia per reprimere manifestazioni.

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE E RIUNIONE

A marzo, la giornalista Menchi Barriocanal e il suo collega Oscar Acosta hanno riportato la notizia di un segreto tentativo da parte dei senatori di emendare la costituzione, per permettere al presidente di essere rieletto per più mandati. La notizia ha scatenato in risposta un’ondata di proteste tra il 31 marzo e il 1° aprile, con alcuni manifestanti che hanno incendiato l’edificio che ospita il congresso. Il presidente Cartes ed esponenti del partito di governo hanno pubblicamente accusato i due giornalisti di aver istigato alla violenza e hanno minacciato di farli arrestare. Altri operatori della stampa, critici nei confronti della reazione del governo alle proteste, hanno inoltre denunciato di aver subìto pressioni da parte delle autorità.

Il 1° aprile, l’attivista dell’opposizione Rodrigo Quintana è stato ucciso dalla polizia nel contesto delle proteste. Decine di persone sono state ferite e almeno altre 200 arrestate; le organizzazioni locali hanno denunciato episodi di tortura e altri maltrattamenti da parte delle forze di sicurezza. A giugno, in risposta alle segnalazioni secondo cui 23 giornalisti erano stati attaccati dalla polizia durante le proteste di marzo, il corpo di polizia nazionale ha adottato un protocollo di sicurezza per i giornalisti a rischio.

VAGLIO INTERNAZIONALE

A settembre, il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ha reso pubbliche le sue osservazioni conclusive e raccomandazioni sul Paraguay, comprendenti tra l’altro la richiesta che a tutte le persone private della libertà personale fossero assicurate le salvaguardie previste dalla legge, sin dalle fasi inziali dello stato di fermo, tra cui il diritto di rivolgersi a un avvocato di loro scelta, di essere tempestivamente visitati da un medico, nel rispetto del principio di confidenzialità e riservatezza, e di poter accedere a un medico specialista indipendente nel caso in cui ne facessero richiesta.

Il Comitato ha inoltre raccomandato d’indagare in maniera tempestiva, imparziale ed efficace ogni segnalazione di uso eccessivo della forza, detenzione arbitraria e atti di tortura e altri maltrattamenti da parte delle forze di sicurezza, compresi gli episodi denunciati durante le manifestazioni del 31 marzo e del 1° aprile, e di assicurare il perseguimento giudiziario dei responsabili e un’adeguata riparazione per le vittime.

Inoltre, il Comitato ha raccomandato alle autorità di condurre un’indagine indipendente, efficace, esauriente e imparziale su ogni accusa di uso sproporzionato della forza letale, di tortura e altri maltrattamenti durante lo scontro occorso a Curuguaty nel 2012, oltre che sulle presunte violazioni delle procedure stabilite dalla legge durante i procedimenti giudiziari a carico di 11 campesinos (contadini), in relazione al suddetto caso.

Il 16 agosto, il congresso ha approvato una normativa che ha recepito nell’ordinamento legislativo lo Statuto di Roma dell’Icc e ha assicurato la cooperazione del Paraguay con l’Icc. Il 23 agosto, l’esecutivo ha inviato al congresso per la ratifica gli emendamenti di Kampala sul reato di aggressione e sull’art. 8 dello Statuto di Roma.

DIRITTI DELLE POPOLAZIONI NATIVE

Sono iniziati i negoziati tra governo e rappresentanti delle popolazioni native ayoreo totobiegosode, che abitavano in isola­mento volontario, in relazione alle misure precauzionali accordate dalla Commissione interamericana dei diritti umani (Inter-American Commission on Human Rights – Iachr), per proteggere le comunità da ter­ze parti che cercavano di accedere alle loro terre ancestrali e per raggiungere una risoluzione amichevole in relazione a un caso giudiziario pendente presso l’Iachr, riguardante la violazione dei loro diritti.

La comunità yakye axa è rimasta senza accesso alle proprie terre, malgrado una sentenza della Corte interamericana dei diritti umani che ordinava al governo di costruire una via d’accesso. Anche il caso riguardante i diritti di proprietà sulla terra espropriata alla comunità sawhoyamaxa, sul quale la Corte si era espressa analogamente a favore della comunità, non era ancora stato risolto dal governo.

DIRITTO ALL’ALLOGGIO E SGOMBERI FORZATI

A settembre, la camera dei deputati ha confermato un veto opposto dall’esecutivo a un progetto di legge che avrebbe espropriato ai loro attuali occupanti 900 ettari di terreno, per restituirli alla comunità di campesinos di Guahory, sgomberata con la forza nel 2016.

A ottobre, organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato che, a un anno dallo sgombero forzato della comunità avá guaraní de sauce, collegato alla realizzazione della diga idroelettrica di Itaipu, non erano stati compiuti progressi in relazione alla restituzione delle loro terre. Di conseguenza, la comunità si era ritirata dal dialogo con le autorità.

DETENZIONE

A settembre, due ragazzi trattenuti in un centro di detenzione minorile a Ciudad del Este sono morti in un incendio; nell’episodio sono rimasti feriti altri 12 ragazzi. Il meccanismo nazionale per la prevenzione della tortura aveva denunciato nel 2016 l’assenza di un piano di sicurezza antincendio e di protocolli per l’evacuazione del centro.

DIRITTI SESSUALI E RIPRODUTTIVI

A luglio, il presidente Cartes ha posto il veto al disegno di legge n. 5833/2017, che mirava a stabilire un registro civile delle “morti di bambini concepiti e mai nati”. Ad agosto, la camera dei deputati e il senato hanno respinto il veto e hanno approvato la proposta di legge, che a fine anno è stata promulgata dal presidente. La nuova normativa è stata fortemente criticata dalle organizzazioni per i diritti umani in quanto introduceva il principio della pressoché assoluta protezione del feto, che avrebbe potuto potenzialmente avere la precedenza sui diritti alla vita, all’integrità fisica e alla salute di donne e ragazze.

A ottobre, il ministero dell’Istruzione e della ricerca scientifica ha approvato una direttiva che metteva al bando dalla scuola pubblica il materiale educativo riguardante la “teoria del genere”, limitando di fatto il materiale riguardante l’identità di genere, i diritti riproduttivi, la sessualità e la non discriminazione.

Continua a leggere

Ultime notizie sul paese