Mongolia - Amnesty International Italia

MONGOLIA

Capo di stato: Khaltmaa Battulga (subentrato a Tsakhia Elbegdorj a luglio)
Capo di governo: Ukhnaa Khurelsukh (subentrato a Jargaltulga Erdenebat a settembre)

Con l’entrata in vigore del nuovo codice penale e del codice di procedura penale, la pena di morte è stata abolita. È perdurata l’impunità per la tortura e altri maltrattamenti dei detenuti e per le aggressioni contro i difensori dei diritti umani. I diritti economici, sociali e culturali delle persone che vivevano in aree rurali interessate da attività minerarie e nelle aree ger (aree senza adeguato accesso ai servizi essenziali) hanno rischiato di essere violati.

PENA DI MORTE IN MONGOLIA

A partire dal 1° luglio, la pena di morte è stata abolita per tutti i reati, con l’entrata in vigore del nuovo codice penale, che era stato adottato a dicembre 2015*. Tuttavia, a novembre, il neoeletto presidente ne ha proposto il ripristino al ministero della Giustizia, in seguito a due casi di stupri violenti e uccisioni.

DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI

I difensori dei diritti umani hanno continuato a riferire di aggressioni fisiche e vessazioni per mano delle autorità per il controllo dell’ordine pubblico e di società private. Tra questi difensori dei diritti umani figuravano anche studenti con disabilità, che avevano agito da informatori per rivelare la discriminazione e gli abusi sessuali in una scuola, nonché giornalisti che tentavano di riferire su argomenti legati ai diritti umani, come la violenza di genere. Le leggi esistenti non li hanno protetti dalle molestie e dall’interferenza ingiustificata nella loro vita privata.

TORTURA E ALTRI MALTRATTAMENTI IN MONGOLIA

Sono perdurate l’impunità e le scarse denunce nei casi di tortura e altri maltrattamenti di persone in detenzione, comprese persone con disabilità e cittadini stranieri, in assenza di un meccanismo indipendente d’indagine ad hoc. Nonostante le richieste e gli sforzi della società civile, il nuovo codice di procedura penale, entrato in vigore a luglio, non ha reintrodotto l’unità indipendente d’indagine, che era stata sciolta in precedenza.

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE IN MONGOLIA

Il 1° luglio è entrata in vigore una nuova legge amministrativa sui reati, che ha permesso l’aumento delle ammende amministrative, anche in caso di pubblicazione di false informazioni che potevano danneggiare la reputazione di persone o di società. Un’organizzazione di professionisti dell’informazione ha criticato la legge ritenendola vaga e troppo ampia, temendo che potesse essere utilizzata in modo eccessivo per reprimere la libertà d’espressione.

Il 26 aprile, le società operanti nel campo dell’informazione hanno organizzato un blocco totale dell’informazione per protestare contro la legge, che in seguito è stata approvata con una riduzione dell’importo delle ammende.

DIRITTI ECONOMICI, SOCIALI E CULTURALI IN MONGOLIA

Le autorità non sono riuscite a proteggere i pastori tradizionali dalle operazioni delle compagnie minerarie che hanno avuto un impatto negativo sui loro mezzi di sostentamento, sulla loro cultura tradizionale e sull’accesso a terreni e acqua pulita. L’afflusso delle compagnie minerarie e degli autocarri da trasporto nel distretto di Dalanžargalan, della provincia di Dornogov’, ha provocato il sollevamento di abbondanti quantità di polveri che hanno gravemente deteriorato i pascoli e minacciato la salute e la sicurezza del bestiame e delle persone. Alcuni giornalisti hanno filmato rappresentanti delle aziende minerarie che intimidivano giornalisti e pastori.

A seguito della sua visita effettuata a settembre in Mongolia, il Relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani e l’ambiente ha chiesto la consultazione preventiva delle comunità locali prima della concessione dei permessi minerari, nonché il miglioramento degli standard per garantire la sicurezza delle operazioni.

DIRITTO ALL’ALLOGGIO E SGOMBERI FORZATI IN MONGOLIA

I residenti nelle aree ger della capitale Ulan Bator hanno continuato a vivere a rischio di essere sgomberati forzatamente a causa dei progetti di riqualificazione urbana, senza informazioni aggiornate su tali piani né una vera consultazione o una compensazione adeguata.

I residenti hanno denunciato che il nuovo governo locale, eletto a giugno 2016, non era stato in grado di applicare i piani di riqualificazione concordati con il governo precedente; il nuovo governo ha sostenuto che ciò è avvenuto a causa della mancanza di fondi. Questi piani comprendevano la fornitura di elementi essenziali per l’alloggio adeguato, quali acqua potabile sicura, servizi igienici ed energia elettrica.

*Mongolia: Death penalty confined to history as new criminal code comes into effect (ACT 50/6646/2017).

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