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REPUBBLICA DEMOCRATICA FEDERALE DEL NEPAL

Capo di stato: Bidhya Devi Bhandari
Capo di governo: Sher Bahadur Deuba (subentrato a Pushpa Kamal Dahal a giugno)

Circa il 70 per cento delle persone rimaste senza casa in seguito al terremoto del 2015 hanno continuato a vivere in rifugi temporanei. Migliaia di persone colpite dalle inondazioni monsoniche nella regione del Tarai non hanno ricevuto un’assistenza adeguata, neppure riguardo agli alloggi. Non sono state affrontate le preoccupazioni dei popoli nativi e madhesi relative ad alcune norme della costituzione del 2015 che ritenevano discriminatorie. Non ci sono state indagini efficaci in merito all’uso eccessivo della forza contro i manifestanti nella regione del Tarai.

Gli sforzi per garantire verità, giustizia e riparazione per le migliaia di vittime di violazioni dei diritti umani commesse durante il decennale conflitto armato sono stati inadeguati. I lavoratori migranti nepalesi hanno continuato essere vittime di estorsioni, frodi e lavoro vincolato dal debito e posti a rischio di ulteriori abusi dei diritti umani nelle assunzioni all’estero.

CONTESTO

Per la prima volta dopo più di 20 anni si sono svolte le elezioni locali. Le elezioni parlamentari e provinciali hanno avuto luogo a novembre e dicembre. A ottobre, il Nepal è stato eletto al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite.

DIRITTO ALL’ALLOGGIO NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA FEDERALE DEL NEPAL

Centinaia di migliaia di sopravvissuti al sisma del 2015 circa il 70 per cento delle persone colpite vivevano ancora in rifugi temporanei. Il governo ha stabilito che le prove della proprietà del terreno erano la condizione necessaria per poter ricevere una sovvenzione per la ricostruzione. Tuttavia, poiché, secondo le stime, almeno il 25 per cento della popolazione non aveva titoli di possesso sui terreni, o li aveva solo in parte, decine di migliaia di sopravvissuti al sisma non hanno avuto i requisiti necessari per le sovvenzioni. La situazione ha colpito in modo particolare gruppi emarginati e svantaggiati, tra cui donne, dalit e altre minoranze etniche o basate sulla casta.

Ad agosto, una vasta area del Tarai meridionale è stata inondata dalle piogge monsoniche, che hanno provocato 143 vittime e colpito 1,7 milioni di persone. Oltre 400.000 persone sono state costrette a scappare dalle loro case e più di 1.000 abitazioni sono state distrutte. Le vittime hanno ottenuto un’assistenza inadeguata dal governo, che ha bloccato i tentativi di distribuire gli aiuti privatamente. Molti hanno continuato a vivere in alloggi inadeguati e in pessime condizioni.

USO ECCESSIVO DELLA FORZA NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA FEDERALE DEL NEPAL

Le forze di sicurezza hanno continuato a fare uso non necessario o eccessivo della forza in risposta alle proteste nel Tarai, soprattutto in occasione delle rimostranze relative alla costituzione. A marzo, cinque manifestanti sono stati uccisi e altri 16 feriti, dopo che la polizia ha usato armi da fuoco per disperdere i dimostranti mahdesi nel distretto di Saptari.

DIRITTI DEI LAVORATORI NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA FEDERALE DEL NEPAL

Il governo non è riuscito a garantire protezione efficace ai lavoratori migranti né a porre fine alla cultura dell’impunità per le pratiche di reclutamento abusive e illecite. I lavoratori migranti sono stati sistematicamente vittime dei comportamenti abusivi e illeciti di agenti e società di reclutamento. I reclutatori hanno abitualmente addebitato ai lavoratori migranti commissioni illegali ed eccessive, li hanno ingannati sui termini e sulle condizioni del lavoro all’estero e li hanno costretti ad accettare di lavorare all’estero attraverso l’accumulo di debiti di reclutamento. Alcuni reclutatori erano coinvolti direttamente nella tratta di esseri umani, punibile ai sensi della legge nepalese sul controllo del traffico e trasporto di esseri umani.

I migranti intrappolati in situazioni di lavoro forzato all’estero hanno incontrato difficoltà estreme per ottenere il sostegno dalle ambasciate del Nepal al fine di tornare a casa. Raramente i reclutatori hanno fornito ai lavoratori assistenza per il rimpatrio quando avevano dei problemi all’estero, nonostante fossero obbligati a farlo ai sensi della legge sul lavoro all’estero. Le autorità non hanno indagato, neppure effettuando autopsie, sull’alto numero di lavoratori migranti morti nel corso del loro impiego all’estero.

Non ci sono stati miglioramenti nell’applicazione della politica governativa “visto gratuito, biglietto gratuito”, che era stata concepita per tagliare le commissioni di reclutamento delle agenzie. Sebbene il governo si sia più volte impegnato pubblicamente a ridurre i costi migratori per i lavoratori e a proteggerli dal sistema di debiti, ha invece aggravato l’onere sui migranti aumentando le spese precedenti alla partenza. A luglio, il consiglio di promozione del lavoro all’estero ha aumentato la quota del contributo che i lavoratori migranti dovevano versare al fondo di previdenza amministrato dal governo.

Meno di 100 agenzie di reclutamento sono state multate o rinviate al tribunale sul lavoro all’estero per violazioni delle leggi nepalesi sul lavoro all’estero, anche se più di 8.000 lavoratori migranti hanno aperto cause contro le agenzie di reclutamento. La legge del 2007 sul lavoro all’estero stabilisce che le vittime debbano presentare reclamo al dipartimento per il lavoro all’estero e impone limitazioni alla polizia nell’indagare attivamente sulle agenzie di reclutamento per le violazioni del diritto penale nepalese. Le società di reclutamento hanno continuato a utilizzare la loro influenza politica per prevenire indagini, azioni legali e richieste di risarcimento per il loro sistematico abuso e sfruttamento dei migranti.

TORTURA E ALTRI MALTRATTAMENTI NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA FEDERALE DEL NEPAL

Il sistema delle indagini penali è rimasto arcaico e draconiano. Tortura e altri maltrattamenti sono stati diffusi durante la custodia cautelare per estorcere “confessioni”.

Il nuovo codice penale approvato dal parlamento ad agosto conteneva disposizioni che introducevano il reato di tortura e altri maltrattamenti, con una pena massima di cinque anni di reclusione. Una legge separata contro la tortura, ancora pendente in parlamento, non era conforme agli obblighi normativi.

GIUSTIZIA TRANSIZIONALE

Il governo non ha modificato la legge del 2014 per l’istituzione della commissione d’indagine sulle persone scomparse e la commissione verità e riconciliazione, come richiesto dalla Corte suprema nel 2014 e 2015.

A fine anno, i due enti, la commissione verità e riconciliazione (Truth and Reconciliation Commission – Trc) e la commissione d’indagine sulle persone scomparse forzatamente (Commission on Investigation of Enforced Disappeared Persons – Ciedp), avevano raccolto rispettivamente oltre 60.000 e 3.000 denunce di violazioni dei diritti umani, tra cui omicidi, tortura e sparizioni forzate, commesse da forze di sicurezza dello stato e da maoisti, nel corso del conflitto in corso dal 1996 al 2006. Non ci sono state indagini efficaci. Una grave carenza di risorse e competenze ha compromesso la capacità dei due enti di giungere a verità, giustizia e riparazione.

IMPUNITÀ NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA FEDERALE DEL NEPAL

L’impunità è rimasta radicata. I partiti politici hanno opposto resistenza alla modifica delle leggi sulla giustizia transizionale e questo è stato ampiamente percepito come una mossa per dare priorità all’aspetto della riconciliazione e agli indennizzi economici, rispetto a quello di verità, giustizia e altre forme di riparazione, che includevano anche garanzie di non ripetizione. Non ci sono state indagini efficaci sulle centinaia di uccisioni di manifestanti per mano delle forze di sicurezza a partire dal 1990 in varie parti del paese, compreso il Tarai.

DISCRIMINAZIONE NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA FEDERALE DEL NEPAL

È perdurata la discriminazione basata su genere, casta, classe, origine etnica, orientamento sessuale, identità di genere e religione. Le modifiche costituzionali non hanno garantito pari diritti di cittadinanza alle donne né hanno fornito protezione dalla discriminazione alle comunità emarginate, tra cui dalit e altre minoranze etniche e basate sulla casta e persone Lgbti.

Le norme sulla punizione e la prescrizione in materia di stupro nel nuovo codice penale non erano ancora conformi alle norme e agli standard internazionali. La discriminazione basata sul genere ha continuato a pregiudicare la possibilità per donne e ragazze di avere il controllo sulla loro sessualità e a compiere scelte informate in materia di riproduzione, a contrastare i matrimoni precoci e forzati e a ricevere adeguata assistenza sanitaria prenatale e materna.

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