Armenia - Amnesty International Italia

REPUBBLICA D’ARMENIA

Capo di stato: Serzh Sargsyan
Capo di governo: Karen Karapetyan

Non sono state ancora accertate le responsabilità per l’uso non necessario ed eccessivo della forza impiegato dalla polizia durante le manifestazioni di protesta nella capitale Erevan nel 2016. I processi nei confronti di membri dell’opposizione, accusati di presa di ostaggi e di altri reati violenti, non hanno rispettato il diritto all’equità processuale. Un’attivista per i diritti umani è stata incriminata. Le elezioni per il parlamento e per il consiglio comunale di Erevan sono state caratterizzate da episodi di violenza.

CONTESTO

Il 2 aprile, il Partito repubblicano al potere ha ottenuto la maggioranza parlamentare nelle prime elezioni indette da quando il referendum costituzionale del 2015 aveva approvato la transizione da repubblica presidenziale a parlamentare.

Gli osservatori dell’Osce hanno riferito che le elezioni sono state “inquinate da informazioni attendibili sull’acquisto di voti e dalla pressione su impiegati pubblici e dipendenti di aziende private”, affinché votassero per il partito al potere. A novembre, l’Armenia e l’Eu hanno firmato un accordo di partenariato onnicomprensivo e rafforzato, una forma di cooperazione più blanda rispetto all’accordo di associazione che l’Armenia aveva respinto nel 2013, preferendo entrare nell’unione doganale guidata dalla Russia.

IMPUNITÀ NELLA REPUBBLICA D’ARMENIA

Poco è stato fatto per accertare le responsabilità per l’uso non necessario ed eccessivo della forza da parte della polizia contro i manifestanti antigovernativi, in gran parte pacifici, durante le proteste del luglio 2016 a Erevan, in cui centinaia di persone furono ferite e arrestate arbitrariamente. Decine di manifestanti hanno subìto incriminazioni penali per violazione dell’ordine pubblico e altri reati.

L’indagine penale sulle denunce di abuso di potere da parte degli agenti di polizia non ha condotto a nessuna incriminazione.

PROCESSI INIQUI NELLA REPUBBLICA D’ARMENIA

I membri del gruppo d’opposizione che, nel periodo precedente alle proteste del 2016, aveva occupato una stazione di polizia sono stati processati per vari reati violenti, tra cui presa di ostaggi e uccisione di agenti di polizia. Numerosi imputati hanno denunciato di essere stati picchiati durante la detenzione e i loro avvocati difensori hanno riferito di essere stati in prima persona sottoposti a pressioni e a vessazioni per ostacolare il loro lavoro.

Arayik Papikyan, Mushegh Shushanyan, Nina Karapetyants e altri avvocati difensori del caso hanno denunciato che l’amministrazione della struttura detentiva aveva impedito loro di vedere gli accusati, di avere con loro incontri riservati e, inoltre, aveva confiscato illegalmente e distrutto alcuni materiali relativi al caso che gli avvocati portavano con loro. Diversi legali hanno anche riferito di essere stati sottoposti a perquisizioni di sicurezza lunghe e invadenti all’arrivo in tribunale. Coloro che hanno rifiutato di sottoporsi alle perquisizioni non sono stati ammessi nelle aule e sono stati sottoposti a procedimenti disciplinari da parte dell’ordine degli avvocati.

Questi hanno anche riferito che, il 28 giugno, cinque imputati sono stati fatti uscire a forza dall’aula, portati nei sotterranei del tribunale e picchiati da vari agenti di polizia mentre la corte era in seduta. Gli imputati hanno mostrato segni di maltrattamenti, tra cui lividi e graffi sul volto e sulle gambe, documentati dal personale medico carcerario. La polizia ha sostenuto che queste ferite erano state autoinflitte, perché gli imputati avevano deliberatamente sbattuto testa e piedi contro muri e recinzioni come forma di protesta.

A fine anno, le indagini sulle denunce dei pestaggi e delle vessazioni ai danni degli avvocati erano ancora in corso.

DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI

A gennaio 2017 sono iniziate le udienze della causa contro Marina Poghosyan, attivista per i diritti umani e direttrice dell’Ngo Veles, nota per aver rivelato la corruzione del governo e aver fornito assistenza legale a vittime di violazioni dei diritti umani.

Nel 2015 era stata incriminata per estorsione, dopo che aveva accusato ex funzionari del governo di aver organizzato un sistema per il riciclaggio di denaro sporco. Secondo i difensori dei diritti umani locali, il processo era legato alla sua attività di denuncia della corruzione.

Il 30 aprile, Marina Poghosyan ha riferito che era stato creato un falso profilo Facebook a suo nome, dal quale erano state inviate fotografie e videoregistrazioni sessualmente esplicite ai suoi contatti, per infangare la sua reputazione.

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE NELLA REPUBBLICA D’ARMENIA

Le elezioni parlamentari e per il consiglio comunale di Erevan, svoltesi rispettivamente ad aprile e maggio, e le campagne elettorali che le hanno precedute sono state accompagnate da episodi isolati di violenza contro giornalisti e altri che tentavano di portare alla luce le violazioni delle procedure elettorali.

Il 2 aprile, due giornalisti sono stati aggrediti nel quartiere Kond di Erevan, mentre indagavano su denunce di compravendita di voti presso l’ufficio elettorale locale del Partito repubblicano. Sostenitori del partito hanno portato via l’attrezzatura video di una delle reporter che aveva filmato le persone che uscivano dall’ufficio della campagna elettorale. A fine anno era in corso un’indagine sull’episodio.

DIRITTI ECONOMICI, SOCIALI E CULTURALI NELLA REPUBBLICA D’ARMENIA

Il Comitato Cerd ha espresso preoccupazione per la mancanza di dati sul godimento dei diritti economici, sociali e culturali da parte di gruppi di minoranza, rifugiati e richiedenti asilo. Ha inoltre espresso preoccupazione per la mancanza d’informazioni disponibili su piccoli gruppi etnici minoritari, come i lom (noti anche come bosha) e i molokani, e ha chiesto alle autorità di raccogliere i dati su indicatori economici e sociali disaggregati per etnia, nazionalità e paese di origine.

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