Francia - Amnesty International Italia

REPUBBLICA FRANCESE

Capo di stato: Emmanuel Macron (subentrato a François Hollande a maggio)
Capo di governo: Édouard Philippe (subentrato a Bernard Cazeneuve a maggio)

Lo stato d’emergenza introdotto nel 2015 è stato infine rimosso. Una nuova legge ha aumentato i poteri del governo d’imporre misure antiterrorismo, con motivazioni vaghe e senza pieno vaglio giudiziario. Le autorità hanno continuato a rimpatriare cittadini afgani in Afghanistan, in violazione del principio di non-refoulement. È entrata in vigore una nuova legge sulla vigilanza che ha imposto obblighi alle grandi imprese.

CONTROTERRORISMO E SICUREZZA NELLA REPUBBLICA FRANCESE

A luglio, il parlamento ha approvato la proposta del governo di estendere lo stato d’emergenza fino al 1° novembre e quindi di porvi fine. Era in vigore dagli attentati compiuti nella capitale Parigi il 13 novembre 2015.

A ottobre, il parlamento ha adottato un disegno di legge del governo per introdurre nel diritto ordinario nuove misure antiterrorismo. La legge ha aumentato i poteri del ministro dell’Interno e dei prefetti d’imporre misure amministrative, laddove non ci fossero prove sufficienti per aprire un’indagine penale. Le misure comprendevano limitazioni alla libertà di movimento, perquisizioni domiciliari, chiusura di luoghi di culto e la creazione di zone di sicurezza in cui la polizia poteva esercitare poteri maggiori di fermo e perquisizione. La legge ha stabilito che i prefetti dovevano ottenere un’autorizzazione del giudice solo per le perquisizioni.

A settembre, il Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla promozione e la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali nella lotta al terrorismo ha espresso preoccupazione per il fatto che il disegno di legge conteneva una definizione vaga di ciò che costituiva una minaccia alla sicurezza nazionale e aveva come effetto l’introduzione di misure d’emergenza nel diritto ordinario.

LIBERTÀ DI RIUNIONE NELLA REPUBBLICA FRANCESE

I prefetti hanno continuato a ricorrere a misure d’emergenza per limitare il diritto alla libertà di riunione pacifica. In particolare, hanno adottato decine di provvedimenti per limitare la libertà di movimento di alcune persone e impedire loro di partecipare a riunioni pubbliche. Le autorità hanno imposto tali misure sulla base di motivazioni vaghe e nei confronti di persone con nessun legame apparente a reati di natura terroristica.

I prefetti hanno imposto 17 provvedimenti per impedire la partecipazione di alcune persone a riunioni pubbliche che chiedevano l’accertamento delle responsabilità della polizia, dopo che un giovane aveva denunciato di essere stato stuprato da un agente il 2 febbraio 2017. Il prefetto della polizia di Parigi ha imposto 10 provvedimenti per impedire a manifestanti di partecipare alla riunione pubblica fissata per la Giornata internazionale dei lavoratori del 1° maggio.

Il 5 gennaio 2017, un agente di polizia è stato incriminato per aver sparato una granata antisommossa a urto, provocando la perdita della vista da un occhio al manifestante Laurent Théron. A fine anno, il processo nei confronti dell’agente era ancora in corso. Analogamente, a fine anno era ancora in corso l’indagine sul presunto uso eccessivo della forza da parte della polizia contro decine di manifestanti, che avevano partecipato alle riunioni pubbliche organizzate nel 2016 contro le leggi per la riforma del lavoro.
A marzo 2017 è entrata in vigore una nuova legge sull’uso della forza e delle armi da parte degli agenti di polizia.

La legge ha permesso l’uso di alcune armi, tra cui proiettili a impatto cinetico, in casi che non rispettano pienamente gli standard internazionali.

A giugno, la Corte costituzionale ha sancito l’incostituzionalità della misura d’emergenza che aveva permesso ai prefetti di limitare la libertà di movimento. Tuttavia, a luglio, il parlamento ha inserito la stessa misura nella legge che estendeva lo stato d’emergenza. Tra il 16 luglio e il 30 ottobre, i prefetti hanno imposto 37 di questi provvedimenti.

DIRITTI DI RIFUGIATI E MIGRANTI NELLA REPUBBLICA FRANCESE

Tra gennaio e luglio, le autorità prefettizie del dipartimento delle Alpi Marittime hanno fermato 28.000 rifugiati e migranti che erano entrati dal confine con l’Italia. Le autorità hanno rimandato in Italia il 95 per cento delle persone, compresi i minori non accompagnati, senza garantire loro il diritto di chiedere asilo in Francia.

Tra gennaio e agosto, le autorità hanno rinchiuso più di 1.600 cittadini afgani in centri di detenzione, in attesa di rimandarli in altri paesi europei ai sensi del regolamento Dublino III (un meccanismo per attribuire le responsabilità per l’esame delle richieste d’asilo tra gli stati membri dell’Eu) o di rimpatriarli in Afghanistan. Nello stesso periodo, secondo organizzazioni della società civile, le autorità hanno rimandato circa 300 cittadini afgani in altri paesi dell’Eu e ne hanno rimpatriati almeno 10 in Afghanistan.

Nel 2016, le autorità avevano rimpatriato 640 persone in Afghanistan. Tutti i rimpatri in Afghanistan costituivano una violazione del principio di non-refoulement (secondo il quale gli stati sono obbligati a non rimandare persone in un paese in cui rischiano violazioni dei diritti umani), considerata l’instabilità della situazione della sicurezza e dei diritti umani in tale paese.

Nel periodo successivo allo sgombero dell’insediamento formale conosciuto come “La giungla” vicino a Calais, avvenuto a novembre 2016, le autorità hanno messo in atto misure punitive nei confronti di centinaia di migranti e rifugiati che erano in seguito tornati a Calais. Hanno anche aumentato le operazioni di fermo e perquisizione della polizia, facendo sorgere il timore di profilazione etnica.

A marzo, le autorità comunali hanno proibito alle organizzazioni umanitarie di distribuire pasti ai migranti e ai richiedenti asilo in città. A fine marzo, un tribunale ha stabilito che la decisione costituiva un trattamento disumano e degradante e ne ha ordinato la sospensione.

Le autorità comunali si sono rifiutate di rispettare completamente la sentenza e hanno autorizzato la distribuzione di un solo pasto al giorno.

A giugno, il difensore pubblico dei diritti ha espresso preoccupazione per le violazioni dei diritti umani subite da migranti e richiedenti asilo a Calais e ha chiesto alle autorità di garantire il rispetto dei loro diritti sociali ed economici, in particolare l’accesso all’acqua e a un alloggio adeguato, e di fornire loro opportunità effettive di richiedere asilo in Francia.

Le autorità hanno continuato a perseguire e condannare persone che avevano aiutato migranti e rifugiati a entrare o a restare in Francia in modo irregolare, ad esempio fornendo cibo o riparo. Ad agosto, una corte d’appello ha ritenuto colpevole Cédric Herrou, un agricoltore residente vicino al confine franco-italiano, e lo ha condannato a quattro mesi di reclusione con sospensione della pena per aver aiutato migranti e rifugiati ad attraversare il confine ed entrare in Francia e per averli ospitati.

DISCRIMINAZIONE NELLA REPUBBLICA FRANCESE

A gennaio 2017 è entrata in vigore una legge che ha esteso la moratoria sugli sgomberi d’insediamenti informali durante l’inverno. Le autorità hanno continuato a sgomberare forzatamente le persone da insediamenti informali, molte delle quali erano migranti rom. Organizzazioni della società civile hanno riferito che, nei primi sei mesi dell’anno, le autorità avevano sgomberato 2.689 persone.

Il 14 marzo, la Corte di giustizia dell’Eu non ha difeso il diritto delle donne musulmane a non essere discriminate, poiché ha stabilito che un datore di lavoro privato francese non aveva violato le leggi comunitarie antidiscriminazione quando aveva licenziato una donna perché indossava il velo.

RESPONSABILITÀ DELLE IMPRESE NELLA REPUBBLICA FRANCESE

A marzo è entrata in vigore una legge che imponeva un “dovere di vigilanza” alle grandi imprese. Questa richiedeva alle società d’istituire e applicare un “piano di vigilanza” per impedire gravi violazioni dei diritti umani e danni ambientali, come risultato diretto o indiretto delle loro attività o di quelle di loro sussidiarie o di altri partner commerciali.

Le vittime di violazioni dei diritti umani causate dal mancato rispetto della legge da parte delle imprese potevano cercare compensazione dinanzi un tribunale francese.

COMMERCIO DI ARMI NELLA REPUBBLICA FRANCESE

Il governo ha continuato ad autorizzare trasferimenti di armi a governi che verosimilmente le avrebbero usate per commettere gravi violazioni del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto umanitario. Il governo ha nuovamente autorizzato trasferimenti di armi a paesi facenti parte della coalizione guidata dall’Arabia Saudita in Yemen e all’Egitto.

A maggio, il senato ha raccomandato l’impiego di velivoli armati a pilotaggio remoto (droni) per permettere all’esercito di migliorarne l’efficacia nelle operazioni militari. Il ministro della Difesa ha confermato l’esistenza di progetti concreti sull’utilizzo di droni armati a partire dal 2019 ma le autorità dovevano ancora articolare e applicare politiche chiare sul loro uso e sui loro trasferimenti.

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